“Anche gli ultimi, quelli che inciampano, possono ritirarsi su”

Jasmine Trinca racconta il suo nuovo personaggio Fortunata ospite a Londra della rassegna "Cinema Made in Italy"

“Anche gli ultimi, quelli che inciampano, possono ritirarsi su”

 

Fortunata è il simbolo di una femminilità ben specifica. Di una madre, e ancora prima di una donna, in lotta contro il mondo, che rifiuta di lasciarsi abbattere dalle difficoltà di una vita piena di ostacoli. Fortunata è il personaggio interpretato da Jasmine Trinca e anche il titolo della pellicola firmata dal regista Sergio Castellitto presentata in anteprima UK (in alto una immagine tratta dal film) in occasione della rassegna Cinema Made in Italy che si è chiusa pochi giorni fa  al Ciné Lumière di South Kensington a Londra

Uno dei meriti del cinema – afferma Jasmine Trinca che abbiamo avuto il piacere di intervistare in occasione della premiere –  è quello di riuscire a raccontare al grande pubblico storie di ogni tipo, anche la condizione femminile rappresentata da Fortunata. E’ una donna che cerca di realizzarsi attraverso il proprio lavoro, ma d’altra parte soffre la relazione con il marito violento, da cui si sta separando, ma con cui riesce a chiudere il rapporto solo fino a un certo punto”.

Fortunata permette di mostrare al grande pubblico la situazione non solo di molte donne, ma in generale di molte persone che cercano di rimanere a galla, come ha sottolineatol’attrice: “È come se aspettasse  un momento di svolta, che penserà di aver trovato nell’incontro con un ‘principe azzurro’. In realtà si tratterà di un’illusione, ma sarà stato un passaggio importante per permetterle di riconoscersi come donna, come madre. Avrà costituito comunque un punto di svolta”.

L’amore protettivo verso i suoi cari, il carattere stesso di Fortunata si esprime molto attraverso la gestualità e la capacità di Jasmine Trinca di trasmettere il turbinio di emozioni del suo personaggio anche attraverso un semplice sguardo. “Ho una regola – racconta l’attrice sorridendo dolcemente – penso che si debba avere un patto di onestà con lo spettatore. Quindi anche se sono molto ‘travestita’, cerco di essere il più sincera possibile, soprattutto sulle emozioni”.

Jasmine Trinca ospite nel Ciné Lumière di South Kensington a Londra

Pur non avendo ricercato un modello particolare per questa interpretazione, la Trinca ammette di aver ritrovato un legame con il suo vissuto personale. “C’è qualcosa nella mia infanzia, in quello che ho vissuto  che richiama quel modello  materno molto forte, in lotta con la vita. È riemerso qualcosa della mia vita, del modello femminile che io ho avuto. Quello che apparentemente non era vicino a me, invece lo era”.

Essendo lei stessa una mamma, ci racconta anche che si sente molto rappresentata da quell’idea di materno imperfetto, proprio perché “diventare mamma è una cosa che si diventa facendolo, essendolo”. Per l’attrice, infatti, l’importante è l’investimento emotivo rispetto ai figli e il linguaggio del cuore.

In particolare, una delle scene più toccanti mostra Fortunata costretta a lasciare la figlia nelle mani dell’ex marito. “Racconta la fragilità di una donna. È come se lei non si permettesse di essere una madre fino in fondo, come se conoscesse la propria miseria  – ci confida l’attrice -. È una donna molto severa con sé stessa, nonostante a una prima impressione possa sembrare una donna forte, determinata”.

Questo film tratta anche un altro tema importante, quello della periferia, non solo in senso concreto ma anche e soprattutto metaforico. Cresciuta lei stessa in un quartiere popolare, Jasmine ci tiene a sottolineare questo aspetto. “È una storia ambientata in maniera specifica a Roma e nella periferia di Roma, ma è anche una periferia umana”. La cosa che più la colpisce però è un’altra. “Rispetto al centro, dove c’è benessere e dove tutti conducono la propria esistenza individuale, in periferia c’è ancora un’idea di comunità. È come se l’idea di necessità riuscisse a legare le persone tra loro”.

Questo emerge molto bene nel film e nella rappresentazione data dai suoi personaggi. “È proprio una favola degli ultimi, dai caratteri molto fiabeschi, ma racconta anche come gli ultimi alla fine rimangono insieme”. In effetti, è proprio così, perché nonostante le disgrazie che la colpiscono, Fortunata alla fine del film rimane in piedi.

È un messaggio di speranza, così come lo è chiamare questo film e questo personaggio ‘Fortunata’, quando la sua vita è l’esatto contrario – conclude l’intervista Jasmine Trinca -. Non è la storia di un’eroina, è la storia di una donna perdente probabilmente, ma permette di dire che anche gli ultimi, quelli che inciampano, possono ritirarsi su”.