Ristoranti italiani all’estero: arriva la certificazione per quelli doc

Londra è tra le capitali con più attività di ristorazione che sfoggiano il tricolore. Nel mondo se ne contano quasi 90mila

Ristoranti italiani all’estero: arriva la certificazione per quelli doc

Saranno momenti difficili per i ristoranti finto-italiani di cui il pianeta abbonda, soprattutto a Londra dove da decenni operano trattorie, tavole calde e luoghi di diverso genere dove si servono pasta all’Alfredo, spaghetti con vongole e grattata di Parmigiano, pizza con l’ananas o tiramisù esclusivamente con panna.

A prendere le difese del made in Italy a tavola è lo stesso Belpaese grazie a una società incaricata di verificare che chi sfoggia il tricolore, dall’insegna al menù, abbia un effettivo legame con l’Italia. A partire da chi è in cucina, passando per l’originalità degli ingredienti utilizzati e non ultimo il modo di proporli e cucinarli al pubblico internazionale.

Il difficole incarico spetterà all’Asacert, l’impresa di certificazioni che ha sottoscritto con il ministero delle Politiche agricole, con la Coldiretti e con la Filiera agricola italiana il progetto “Ita0039”.

L’obiettivo iniziale è di arrivare a certificare almeno sette mila esercizi commerciali di ristorazione all’anno per riuscire a coprire nel corso dei prossimi anni i quasi 90mila ristoranti italiani (tra veri e finti) presenti nei cinque continenti.

Dal punto di vista pratico, la certificazione avverrà con l’unico modo possibile: visitare il ristorante e confermare l’autenticità dei prodotti utilizzati. Asacert utilizzerà infatti una serie di certificatori che si recheranno nel ristorante e controlleranno tutta la filiera alimentare, ovviamente con la disponibilità degli stessi esercizi commerciali.

Da specificare, infatti, che la certificazione non è obbligatoria, ma in un mondo fatto di reviews, passaparola, titoli e altro ancora, poter esporre un cartello che confermi l’autenticità del made in Italy usato in cucina e proposto ai clienti, indubbiamente rappresenta un valore aggiunto per il proprietario ma anche per lo stesso cliente finale.

Infatti, l’Italia, inteso come brand in cucina, vale davvero molto in termini di giro di affari. Basti pensare che solo l’export agroalimentare italiano verso il Regno Unito vale 3,4 miliardi di euro di media su base annua, dato elaborato dall’Ufficio Studi degli Agricoltori Italiani.

Il vino rimane tra i prodotti di punta rappresentando il 24% del totale delle esportazioni, segue poi il comparto dell’ortofrutta trasformata che rappresenta il 13%, l’ortofrutta fresca il 6%, quindi i prodotti da forno e farinacei (11%) e i prodotti lattiero-caseari (9%).

Maggiori dettagli del progetto “Ita0039” possono essere trovati sul sito ufficiale a questo indirizzo.

(foto @Pixabay)


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