Londinesi ecologici solo “a parole”. Un sondaggio rivela le contraddizioni

Il 18% dei britannici si sente in colpa per non essere abbastanza "green" ma di fatto non fa nulla per esserlo

Londinesi ecologici solo “a parole”. Un sondaggio rivela le contraddizioni

Dopo la visita di Greta Thunberg e le proteste degli attivisti di Extinction Rebellion, Londra sembra essere tra le capitali in prima linea per la lotta al cambiamento del clima, ma in realtà i sentimenti dei cittadini rispetto ai temi ecologici sono ancora un po’ contrastanti.

In particolare esiste un green gap, ovvero un divario in tema ambientale, tra il modo di parlare e quello di agire. A sostenerlo è una ricerca condotta nei giorni scorsi su un campione di oltre duemila londinesi da Homebox, società che si occupa di comparazione di servizi.

Studiata per definire le inclinazioni ecologiche dei cittadini e le loro priorità, l’indagine ha stabilito che – come sostiene un antico adagio – troppo spesso si parla bene e si razzola male.

Ad esempio, il 50 per cento dei londinesi ha dichiarato che sarebbe più incline a pagare una tassa extra sulla scarsa attenzione ambientale della propria casa, piuttosto che passare a un’azienda che propone energia green.

Allo stesso modo il 72 per cento di loro ha assicurato che spenderebbe di più nei servizi, se fossero più rispettosi dell’ambiente, mentre solo il cinque per cento ha ammesso che userebbe un provider di energia verde qualora risultasse più costoso di quello tradizionale.

Addirittura, il 45 per cento degli interpellati ha spiegato che sarebbe disposto a spostarsi verso un servizio energetico “ambientalista” solo se fosse più conveniente, mentre uno su dieci ha candidamente spiegato che non lo farebbe comunque, indipendentemente da costi e sconti.

L’energia pulita sembra ancora un bene a statuto speciale, tanto che il 78 per cento degli intervistati si è detto favorevole all’idea che i fornitori ricevano sovvenzioni dal governo in modo da poter incoraggiare la gente a passare con loro.

Una diffidenza che non va nella direzione delle altre azioni “green” compiute dai londinesi, che nella vita quotidiana sono attenti e, ad esempio, usano carta da cucina riciclabile, comperano prodotti dal mercato equo, sono disposti a tirare lo sciacquone del bagno solo quando è strettamente necessario, pur di non sprecare l’acqua.

Secondo Hedley Smith, fondatore di Homebox, alcune delle risposte lasciano stupiti: “La gente sembra non avere ancora realizzato che l’energia ecologica è semplice da trovare, che affidarsi a chi la gestisce lasciando un vecchio fornitore è semplice e che spesso questa scelta ha anche dei vantaggi di tipo economico. Sembra strano che i cittadini siano disposti a spendere di più per acquistare cibo fair trade, ma non riflettano sul fatto che si può spendere allo stesso modo, o magari anche meno, privilegiando un fornitore di energia che è amico dell’ambiente”.

A parere di Smith spesso le persone non si rendono conto davvero dell’impatto delle loro azioni, come dimostra il fatto che solo il 42 per cento dei residenti di Londra ritenga di avere una qualche idea su come agire per il benessere del pianeta, mentre più di due su dieci confessano di non sapere da dove cominciare.

Eppure, sempre secondo la stessa indagine, il 18 per cento dei britannici si sente in colpa per non essere abbastanza ecologico. I più preoccupati, infine, sono i giovani, che vogliono poter contare su un mondo pulito.

Nel 28 per cento dei casi, infatti, si sentono a disagio se adottano comportamenti che incentivano l’inquinamento e dicono che sono pronti a cambiare il loro modo di alimentarsi pur di salvare la Natura.

Una schiera di vegani e vegetariani, che però non sembrano aver ancora capito come conviene agire per proteggere l’ambiente, quando si tratta di accendere la luce o alimentare il computer.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito


Foto @Pixabay – Riproduzione riservata.
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