Londra ha un problema con i coltelli: ventenne semina il panico a Islington

Al termine di un alterco, è uscito dal ristorante Nando's di Islington per rientrare poco dopo, rubare un coltellaccio a uno chef e seminare il panico

Londra ha un problema con i coltelli: ventenne semina il panico a Islington

 

Non è una città insicura, ma non è facile affermare che Londra non abbia un problema con i coltelli. Dopo l‘uccisione di un’americana (e il ferimento di cinque persone) la settimana scorsa e l’episodio di ieri, quando un ventenne ha impugnato una mannaia da macellaio terrorizzando i clienti di un ristorante di Islington, è lecito chiedersi come affrontare un problema che interseca le cronache con frequenza allucinante.

I fatti. Un ragazzo di vent’anni, al termine di un alterco, è uscito dal ristorante Nando’s di Islington per rientrare poco dopo, rubare un coltellaccio a uno chef e seminare il panico. Il manager ha chiamato il 911, con la clientela atterrita. Nessuno è stato ferito, conferma la polizia.
Ma quello delle lame è un problema serio in riva al Tamigi.

Non passa giorno senza che i quotidiani riportino di un’aggressione all’arma bianca, e non di rado ci scappa il morto. Spesso i protagonisti sono minorenni, imbevuti di una cultura violenta e arrabbiati per quello che il futuro gli riserva: niente.

Sono passati vent’anni da quando è uscito Trainspotting, il film che ha segnato una generazione. Letteralmente, il titolo significa “guardare i treni che passano”, il passatempo preferito dei giovani disoccupati (come i protagonisti della pellicola) senza alcuna prospettiva se non quella di trascinarsi da un pub all’altro fino a distruggersi il fegato.

La capitale della finanza mondiale, la città dove non è difficile incontrare yuppies sotto i trenta che comprano champagne e lasciano venti pounds di mancia al cameriere, è zeppa di gente dal destino segnato. Fanno figli senza aver smesso di esserlo, confidando nell’assistenza sociale, e si caricano di un fardello troppo pesante per le loro fragili spalle. E non parliamo del fisico, nella pausa tra una pinta e l’altra riescono pure a gonfiare i muscoli in palestra.

Giovani che vengono al mondo con una madre e due o tre padri che bighellonano per casa, crescono a calcio, tabloid e gangsta rap, e arrivano alle soglie della maggiore età privi di qualsiasi riferimento, perché i genitori sono quasi coetanei.

L’istruzione costa, il lavoro manuale è sottopagato. Ci si associa per dividere le sfortune, e spesso si finisce in qualche gang,  a rubacchiare in giro.
Si dirà che Londra ha otto milioni e mezzo di abitanti e i problemi di ogni metropoli. Ma il fatto che non accada nella City, a Kensington o a Belgravia, relega gli episodi nei trafiletti di cronaca, come se fosse normale.

La verità è che quello dei coltelli in città è un dramma che si consuma ogni giorno. Lame che scintillano e rovinano esistenze.
Il giovane, per la cronaca, è stato arrestato. Ma cosa farà quando uscirà di galera?

Non è un problema di repressione, in UK le leggi funzionano. Se ne è reso conto, appena insediato, Sadiq Khan, che a inizio luglio, dopo l’ennesima vittima, ha investito 400.000 sterline in progetti di prevenzione, creando anche un tavolo ad hoc  per spiegare che l’acciaio non risolve niente: le aggressioni, in un anno, sono aumentate del 16%. Ma forse il problema è strutturale, e riguarda il destino di chi è partito venti metri indietro.

In America lo hanno imparato a proprie spese: nonostante le possibilità di farcela siano teoricamente a disposizione di tutti, se sei nero o ispanico sono molte meno. E chi arranca, spesso decide di chiudere i conti e non provarci nemmeno più. Non è (solo) un problema di immigrazione. Quelli di Trainspotting erano ragazzi bianchi, solo figli della working class pagata – quando ha un lavoro – col salario minimo. Se Londra non risolverà questo problema, non basterà una Brexit a salvarli. (photo: Google Street View)

Antonio Piemontese
@apiemontese