Regno Unito sempre più verde: al bando anche i vecchi boiler delle abitazioni

Nell’arco di tre anni sarà vietato costruire case nuove dotate di questi sistemi di riscaldamento altamente inquinanti

Regno Unito sempre più verde: al bando anche i vecchi boiler delle abitazioni

 

Dopo le automobili a benzina, il governo britannico ha deciso di dichiarare fuorilegge anche i boiler a gas. Così nell’arco di tre anni sarà vietato costruire case nuove, che siano dotate di boiler: un altro punto chiave del piano “verde” definito per ridurre a zero le emissioni entro il 2050. Il nuovo standard per le abitazioni prevede alternative più ecologiche, come ad esempio le pompe di calore, che usano l’elettricità.

La prima idea di eliminare i boiler risale al 2019, quando il Governo la propose parlando di una eliminazione di questa formula a partire dal 2025. Una data già apparentemente difficile da raggiungere, dal momento che secondo le statistiche ogni anno vengono costruite 300mila nuove case, ma solo 30mila hanno la pompa di calore.

Lo scorso anno dunque sembrava difficile raggiungere questo obiettivo, perché avrebbe richiesto di formare nuovi tecnici e un’intera filiera dedita a una forma di riscaldamento innovativa. Adesso invece i responsabili della Heat Pump Federation si dicono convinti che sia possibile completare la transizione in tre anni anziché in cinque e il Governo sembra crederci.

Certo il settore dovrà spingere sull’acceleratore e produrre tra il 3 e il 5 per cento in più per avere abbastanza impianti ecologici, ma secondo gli esperti lavorare sul nuovo piano risulta più semplice che sostituire impianti antiquati, quindi la sfida non sembra impossibile. Anche il National House Building Council appare possibilista, visto che passare a una forma di riscaldamento ecologica consentirebbe ai nuovi acquirenti di avere abitazioni di maggior valore.

Quanto alle case esistenti, il boiler dovrà essere sostituito entro il 2035, ma non si esclude che oltre alle pompe di calore venga offerta la possibilità di passare a dei boiler a idrogeno, che inizialmente bruceranno gas naturale e poi passeranno all’idrogeno quando sarà disponibile per tutti. In generale, comunque, si plaude all’idea di abbandonare le energie fossili nel giro di 15 anni, con la promessa che l’installazione di pompe di calore arriverà ad una media annuale di 600mila pezzi per il 2028. Le alternative sul tavolo sono diverse, dunque, e c’è ancora spazio per ampliarle, visto che il governo è aperto a suggerimenti e deve ancora definire un piano chiaro di interventi e priorità.

Secondo il piano dell’esecutivo Johnson, poi, il passaggio a formule di riscaldamento più ecologiche andrà di pari passo con la creazione di una serie di Carbon capture and storage (CCS), impianti dove raccogliere e stoccare i rifiuti di anidride carbonica, prodotti anche nelle industrie. Impianti che offriranno migliaia di posti di lavoro. Per alcuni di essi, poi, si profila una collaborazione tra le principali aziende energetiche del paese, che vorrebbero collocare i rifiuti della loro attività nel Mare del Nord attraverso due progetti chiamati “Zero Carbon Humber” e “Net Zero Teesside”.

Il primo punta a costruire impianti per la produzione di idrogeno con oltre 20mila posti di lavoro, mentre il secondo avrà bisogno di almeno 5500 operatori solo per la fase di costruzione.
Intanto in Scozia e nel nord del paese sono iniziate delle sperimentazioni per riscaldare le case con l’idrogeno: si partirà con 300 case a Fife e poi 670 a Gateshead. Prove generali, che se avranno successo potrebbero portare nel giro di un paio d’anni alla conversione all’idrogeno di quasi 4 milioni di case tra Leeds, Newcastle, York, Manchester e Liverpool.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito 


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