In UK mano pesante contro i mezzi a benzina e diesel: banditi entro 9 anni

Ad oggi in tutto il paese circolano circa 40 milioni di mezzi definiti inquinanti

In UK mano pesante contro i mezzi a benzina e diesel: banditi entro 9 anni

 

Addio ad auto e furgoni a benzina e diesel. Nel Regno Unito saranno banditi nel giro di nove anni, ovvero dal 2030. Ad annunciarlo è stato il Governo, che ha anticipato l’iniziale termine del 2040 per la vendita di questi veicoli. All’interno del suo piano di protezione ambientale, l’esecutivo di Johnson ha collocato come prioritaria l’eliminazione delle auto e dei furgoni inquinanti.

Dal 2030 non saranno più prodotti e si potranno acquistare solo veicoli elettrici. Anche sui nuovi ibridi ci saranno delle restrizioni e resteranno sul mercato solo quelli che si dimostrano in grado di coprire una “distanza significativa” assicurando emissioni zero. Quanto agli autocarri diesel, verrà avviata una consultazione per stabilire come procedere alla loro sostituzione.

Secondo la scaletta definita dal Governo, i veicoli a benzina e diesel scompariranno dai concessionari nel 2030, mentre gli ibridi plug-in rimarranno disponibili per cinque anni e diventeranno fuorilegge solo nel 2035. A quel punto si potranno acquistare soltanto auto e furgoni che siano “elettrici puri” come ad esempio Tesla Model 3 o Nissan Leaf. Anche le auto ad idrogeno rimarranno una possibilità.

Il divieto non interesserà, invece, le automobili di seconda mano, che potranno essere cedute e acquistate liberamente. E quindi continueranno ad avere un impatto negativo sull’ambiente. Basta considerare che al momento si calcola che sulle strade britanniche circolino 40 milioni di auto non “ecologiche” e che la loro durata media sia di 14 anni.

Per tale ragione avrebbe senso lavorare anche sul fronte della produzione di carburante ecologico, magari prodotto da piante, ma per ora il progetto di mobilità “pulita” del Governo ha deciso di concentrarsi sui veicoli elettrici. Con investimenti massicci, dato che saranno spesi 1,3 miliari di sterline per costruire punti di ricarica per veicoli elettrici per case, strade e autostrade in tutto il Regno, mentre un altro miliardo di sterline servirà per dare aiuti ai cittadini che acquistano i veicoli di nuova concezione e per sostenere la ricerca che vuole renderli a buon mercato. Ancora, mezzo miliardo verrà destinato a potenziale le centrali nucleari che serviranno a soddisfare l’aumentato bisogno di elettricità.

In teoria un vantaggio notevole per l’ambiente, anche se proprio nei giorni scorsi sono stati diffusi i dati di una ricerca, secondo la quale le auto elettriche hanno bisogno di percorrere oltre 50mila miglia prima di diventare davvero ecologiche. La loro impronta di carbonio è infatti notevole, se si considera che il processo di produzione impone un maggiore consumo di energia.

In base all’indagine, per costruire un’auto elettrica vengono disperse nell’aria 24 tonnellate di Co2, contro le 14 tonnellate che si producono durante la costruzione di un’auto a benzina. Una rivelazione che fa pensare, anche se va detto che la ricerca è stata commissionata da una serie di aziende automobilistiche come Honda, McLaren, Aston Martin e Bosch, che non vedono di buon occhio la decisione di Johnson.

A loro parere non esiste un antidoto all’inquinamento dovuto al traffico e misurare l’impatto inquinante di un’auto considerando quello esce dal tubo di scappamento sarebbe riduttivo. Sarebbe stato meglio creare un certificato sulla performance energetica di un’auto, un po’ simile a quello che è stato creato per le abitazioni, e vietare la circolazione di quelle che non presentano standard adeguati.


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito 


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