Settled status: aumenta il numero di domande rifiutate dall’Home Office

Inoltre ancora non è chiaro se l'assenza dal Regno Unito a causa della pandemia da coronavirus possa considerarsi un motivo "eccezionale"

Settled status: aumenta il numero di domande rifiutate dall’Home Office

 

Le negoziazioni di Bruxelles sulla Brexit sembrano in stallo, le questioni più difficili sono ancora aperte e si paventa nuovamente la prospettiva di un “no-deal”.

Così, mentre ci si distacca sempre più dall’Unione, gli europei si rendono conto delle difficoltà nascoste nei meandri di quello che per molti è invece il semplice schema del settled status.

Chi, avendo ottenuto il pre-settled status, è rimasto bloccato fuori dal Regno Unito per vari mesi a causa del Covid, teme di sforare il numero massimo di assenze consentito (che è di sei mesi in ogni periodo di 12 mesi, per cinque anni consecutivi) per poter fare domanda di settled status.

L’Home Office infatti non ha ufficialmente confermato che il Covid rientri tra una delle eccezioni che prevede che un singolo periodo di allontanamento dal Paese fino ad un anno possa essere ignorato se è causato da seri motivi, ad esempio di salute o lavoro.

E’ difficile pensare che il Covid possa non essere considerato un motivo serio che può aver influito sulla possibilità di rientrare nel Paese, ma in mancanza di una chiara posizione da parte dell’Home Office, ogni caso verrà considerato in base alle circostanze personali di chi presenterà la domanda, e pertanto l’ottenimento del settled status non è garantito.

Visto che dopo il periodo transitorio non sarà più possibile ripresentare la domanda di pre-settled status, e visto che il pre-settled non può essere esteso oltre cinque anni, molti europei resteranno a lungo in una posizione di incertezza.

Il consiglio per chi è stato fuori dal Rgno Unito per più di sei mesi dopo aver ottenuto il pre-settled, è quello di ripresentare domanda entro dicembre 2020, per far ripartire il periodo di 5 anni, e stare poi attento a non interrompere nuovamente la continuità di residenza.

A questo quadro piuttosto preoccupante si aggiunge il fatto che ultimamente il numero di domande rifiutate ha subito una vera e propria impennata.



Le statistiche pubblicate dall’Home Office a fine luglio mostrano che su 3.810.000 domande, 3.590.000 milioni sono state evase. Restano pendenti 220.000 domande, molte delle quali rappresentano situazioni complesse che richiedono più tempo per essere decise.

Il 57% delle domande approvate ha ricevuto il settled status, mentre il 41% dei richiedenti ha ricevuto il pre-settled. Le statistiche non ci dicono se coloro che hanno ricevuto il pre-settled siano persone che non abbiano maturato ancora cinque anni di residenza o se la decisione di rilasciare il pre-settled sia sbagliata.

Spesso chi riceve una risposta positiva, non fa neanche caso che gli sia stato concesso un permesso temporaneo invece che definitivo, o non ha voglia di impugnare la decisione pensando che potrà comunque richiedere il settled status in seguito, ma in realtà la concessione di un permesso a tempo limitato pone la persona che lo possiede in una posizione svantaggiata rispetto a chi ha il settled status.

Infatti il settled status non deve essere rinnovato, consente assenze fino a cinque anni consecutivi senza il rischio di perderlo, e offre la possibilità di fare domanda di cittadinanza britannica dopo un anno (o immediatamente dopo l’ottenimento se si ha un coniuge britannico). Inoltre i figli nati in UK da persona con il settled status sono automaticamente cittadini britannici.

Al di là di errori sul tipo di permesso concesso, un dato sconcertante è la percentuale di rifiuti. Sebbene domande rifiutate, rigettate o considerate nulle sia poco superiore al 2%, in termini assoluti si tratta comunque di numeri alti, soprattutto se si tiene conto che la percentuale di rifiuti è vertiginosamente aumentata negli ultimi mesi.

Tra maggio e giugno, c’è stato un aumento del 700% di risposte negative, con circa 1400 casi rifiutati. Se questo è il nuovo trend, c’è da preoccuparsi e bisognerà prestare molta attenzione a preparare la domanda, soprattutto se, a causa delle circostanze personali, è necessario caricare sul sito dell’Home Office documentazione a supporto.


L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga director di MGBe Legal. Per contattarla gabriella@mgbelegal.com

Foto @WikiMedia – Riproduzione vietata – All Rights Reserved


Emergenza Coronavirus, Brexit, attualità, cronaca, lavoro, eventi. Il meglio delle notizie di Londra Italia in una email settimanale da non perdere. Iscriviti ora, è gratis.