Il nuovo Settled Status: costi e procedure per un documento che sarà virtuale

Il Governo britannico ha da poco varato una serie di procedure che tenderanno a snellirne la richiesta. Costi e moduli per farne richiesta

Il nuovo Settled Status: costi e procedure per un documento che sarà virtuale

 

Il nuovo ministro dell’Interno Sajid Javid ha da poco comunicato tutta una serie di novità che riguarderanno la richiesta del settled status, ossia quel certificato che andrà a sostituire l’attuale permanent residence. In due articoli spiegheremo le novità apportate dal Governo UK: nel primo che è possibile leggere qui spieghiamo la differenza tra l’attuale permanent residence e il futuro settled status, e nel seconto, l’attuale, come farne richiesta tra costi e moduli da compilare.

I costi
Chi ha meno di 16 anni pagherà £32.50, cioè la metà del costo del settled status per gli adulti che è di £65. Il governo ha tenuto a precisare che questi costi sono addirittura inferiori a quelli di un passaporto britannico. Ma il paragone non ha molto senso. Certo, il costo del settled status è di gran lunga inferiore ai £2389 per una domanda di residenza permanente di un non-europeo, ma il settled status non ha nulla a che vedere con l’ottenimento di un passaporto, trattandosi di due situazioni completamente diverse.

Come fare la domanda
La domanda si presenterà online o tramite una app. Bisognerà scansionare un documento di identità ed una foto formato tessera, o inviarli per posta. Pare che la app funzioni solo con Android quindi ci si domanda se chi ha un iphone dovrà mandare documenti cartacei. In secondo luogo si dovrà inviare prova di residenza nel Regno Unito. Anche questi documenti possono essere scansionati ed inviati con la domanda online. Gli esempi della documentazione necessaria sono P60s, estratti conto bancari e bollette. In pratica gli stessi documenti che sono richiesti per la permanent residence. Però la grossa novità positiva è che non dovrebbe più essere necessario provare di aver avuto una assicurazione medica o di essere stati economicamente attivi.

Sarà possibile autorizzare l’Home Office a fare un controllo incrociato con l’ufficio tasse per controllare la durata della propria residenza nel Regno Unito. E’ chiaro che questo sistema può funzionare solo per chi ha lavorato per cinque anni consecutivi, o chiesto benefits, altrimenti ci saranno periodi in cui non ci sarà traccia di pagamenti di tasse o contributi, e perciò si dovrà inviare documentazione aggiuntiva.



In ogni caso, visto che è nell’interesse di chi presenta la domanda ottenere il settled status, è forse meglio inviare la documentazione comprovante la propria residenza, piuttosto che affidarsi ad un impiegato dell’Home Office e all’accuratezza di dati mantenuti da terzi. Inoltre in caso di rigetto della domanda, sarà difficile sapere che tipo di indagine è stata fatta per nostro conto. Per quanto possa essere faticoso o noioso preparare la documentazione da inviare, potrebbe valere la pena farlo in quanto la posta in gioco è la nostra residenza futura in UK.

Un’altra caratteristica della nuova domanda sembra essere un maggiore controllo di precedenti penali. Chi ha qualche problema in tal senso potrebbe decidere di non aspettare e fare domanda di permanent residence prima di marzo 2019. Infatti potrebbe essere difficile per l’Home Office confermare la permanent residence e poi rifiutare il settled status sulla base delle stesse informazioni.
Una novità positiva è che il settled status non si perderà a meno che non si lasci il paese per cinque anni consecutivi, mentre per ora il limite massimo è di due anni.

Documento virtuale
Il cambiamento maggiore è rappresentato dal fatto che l’ottenimento del settled status non comporterà l’emissione di un documento cartaceo. Il sito del governo spiega che la prova del proprio status si potrà avere tramite un servizio di controllo online. Sembra facile, ma questa novità mette una certa ansia, in quanto apre la possibilità a problemi di ogni tipo. Potrebbe bastare un errore di battitura per negare il diritto acquisito a risiedere qui legalmente, e se non abbiamo una prova fisica nelle nostre mani, come dimostreremo il nostro diritto a lavorare, aprire un conto in banca o affittare un’abitazione?

Infine ricordiamo che tutto ciò che è stato detto finora è comunque soggetto ad approvazione parlamentare, e sebbene non ci si aspetti grossi cambiamenti, la situazione per i cittadini europei non è ancora stata definita.


L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga, avvocato esperto in materie di immigrazione presso lo Studio Legale Sliglaw LLP.  Per contattarla potete mandare un’email a: gabriellab[at]sliglaw.com.