Party a Downing Street: Boris Johnson chiede scusa pubblicamente

L'opposizione insorge: "Dimettersi è l'unica cosa che può fare un primo ministro senza vergogna"

Party a Downing Street: Boris Johnson chiede scusa pubblicamente

 

Il primo ministro Boris Johnson ha ammesso oggi pomeriggio davanti alla Camera dei Comuni di aver violato le norme sugli assembramenti in vigore nel Paese nella prima metà del 2020 per contrastare la pandemia di Covid-19 per partecipare, seppure brevemente, a una festa nella sede del governo nonchè sua residenza, al numero 10 di Downing Street.

I fatti contestati al premier risalgono a un periodo quando ai cittadini del Regno Unito non era permesso di vedersi in più di due persone che non fossero parenti e solo all’esterno, con una distanza interpersonale di almeno due metri. Nello stesso periodo scuole, pub e ristoranti erano chiusi. Johnson ha detto di essersi recato nel giardino dell’edificio per ringraziare il suo staff durante un evento, pensando che si trattasse di un incontro di lavoro e non di una festa. Ha anche affermato di essere tornato nel suo ufficio circa 25 minuti dopo e che con il senno di poi” avrebbe messo subito fine all’evento richiamando tutti i funzionari all’interno.

Conosco la rabbia che provano con me per il governo che guido quando pensano che a Downing Street le regole non siano adeguatamente seguite dalle persone che le stabiliscono“, ha detto il primo ministro scusandosi ufficialmente per quanto avvenuto, aggiungendo “Ci sono cose che semplicemente non abbiamo fatto bene e devo assumermene la responsabilità“.

Sono in corso indagini per accertare esattamente cosa è successo al 10 di Downing Street. Le prima immagini della feste sono circolate sui media britannici le scorse settimane. Nel frattempo diversi esponenti delle opposizioni, tra i quali i leader dei laburisti Keir Starmer, hanno chiesto le dimissioni del premier.

In precedenza Starmer – in aula ribollente di contestazioni a scena aperta rivolte verso un Johnson contrito ed esitante – aveva denunciato a sua volta “il disprezzo” attribuito a Johnson verso la verità e verso la gente a cui il suo stesso governo aveva imposto le restrizioni del lockdown.

Le dimissioni, ha rincarato il numero uno del Labour, sarebbero “l’unica cosa dignitosa da fare per un primo ministro senza vergogna che ha violato le regole e la legge” ammettendo di aver partecipato il 20 maggio 2020 nel giardino della sua residenza a un “party con bevuta di alcolici” animato in pieno lockdown da alcune decine di funzionari e collaboratori del suo staff.

La richiesta di dimissioni è arrivata anche dal capogruppo degli indipendentisti scozzesi dell’Snp, Ian Blackford. Blackford ha rinfacciato al premier di aver mostrato “disprezzo” verso il popolo, prima ancora che verso il Parlamento, e ha sollecitato la maggioranza Tory a revocargli la fiducia come leader del partito di governo se egli insistesse a restare a Downing Street e di “farlo subito“.