Le sfide del Regno Unito nel post Brexit: apertura all’India e rinnovo dell’arsenale nucleare

Il premier presentata in Parlamento la Integrated Review che ridefinisce le nuove strategie geopolitiche del Paese

Le sfide del Regno Unito nel post Brexit: apertura all’India e rinnovo dell’arsenale nucleare

 

“Più forte sarà la nostra unità nazionale, più influenti saremo all’estero”. È il nuovo mantra del primo ministro inglese, Boris Johnson, che presentando in Parlamento le future linee guida sulla difesa nazionale e la politica internazionale del Regno Unito, la Integrated Review, fa appello all’unità domestica per rilanciare il ruolo globale del Paese nel post-Brexit. 

Centododici pagine e un anno di lavoro interministeriale per ridisegnare il ruolo del paese nello scacchiere mondiale alle soglie del 2030. Una lista di cose da fare per affermare i valori e i principi “che dobbiamo difendere al pari dei nostri interessi”. 

Un’occasione per criticare nemici e rivali storici. All’appello ci sono la Cina, per le detenzioni di massa contro la minoranza musulmana, e la Russia, a “tre anni dall’attentato di Salisbury che ha portato alla morte di una madre innocente e paura in una tranquilla comunità” nell’operazione di avvelenamento dell’agente russo e spia per conto del Regno Unito, Sergei Skripal, e di sua figlia.

Nella casella dei buoni, invece, ci sono gli Stati Uniti, con i quali il primo ministro Boris Johnson vuole rinsaldare la storica “speciale relazione”. Ma per farlo deve prima strizzare l’occhio al nuovo inquilino della Casa Bianca, il presidente Biden, confermando il ruolo del Regno Unito nella Nato. Quindi, rafforzando il rapporto con l’Europa. Infatti, come ha confermato Johnson: “La sicurezza della nostra casa europea rimarrà irremovibilmente incarnata dalla nostra leadership nel coinvolgimento nella Nato in Estonia”.

Per affermare il ruolo globale del Regno Unito, il primo ministro si spinge ancora più a est,  corteggiando l’India, con l’imminente visita di stato il prossimo mese, nonché attraverso i negoziati per l’adesione all’accordo di libero scambio trans-pacifico.  Ma assicura il primo ministro: “I nostri obiettivi internazionali sono tutti diretti a garantire la sicurezza nazionale e a fornire un deterrente a quanti vogliano lederci”. 

E avendo questo chiaro in mente che Johnson ha annunciato: “Ventiquattro miliardi di sterline verrano investite nella riorganizzazione delle forze militari e nel rinnovo del deterrente nucleare”. 

Il più grande programma di investimento in difesa dalla fine della guerra fretta che nell’intenzione del primo ministro “dimostrerà ai nostri alleati, in Europa ed oltre, che possono sempre contare sulla Gran Bretagna quando la posta in gioco è alta”. 

Ma nelle priorità del governo conservatore c’è anche la lotta al terrorismo e al cybercrime. Così  per contrastare “terroristi, stati ostili o bande varie” sono in programma l’apertura del Centro operazionale per il controterrorismo e la forza nazionale contro le azioni illegali sulle piattaforme informatiche. 

A questo, si aggiunga, come ha insegnato la pandemia, la necessità di un punto di sintesi nel cuore del governo inglese capace di utilizzare dati e informazioni per anticipare e rispondere a future crisi. Il Situation Centre in quel di Whitehall, cuore dell’esecutivo inglese, nelle intenzione del governo conservatore, rafforzerà la resilienza nazionale e la capacità di affrontare le future sfide. 

Un piano ambizioso di cui Johnson può essere il punto di ricaduta solo con un paese forte e stabile. Un nuovo Regno Unito globale è possibile solo respingendo le forze centripete in azione, scongiurando uno scenario post-Brexit che vede un regno disunito e una “Small England”.  

“L’unione tra Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord ha dimostrato, in occasione della pandemia, ancora una volta il suo valore. È la nostra più grande fonte di stabilità, in casa e all’estero” mette in chiaro Johnson.