Tra Brexit e pandemia sempre meno europei cercano lavoro in UK

Uno studio di Indeed registrata un terzo di richieste in meno nell'ultimo anno. I settori più colpiti hospitality, assistenza sanitaria, logistica

Tra Brexit e pandemia sempre meno europei cercano lavoro in UK

 

Il numero di cittadini dei paesi dell’Unione Europea che cerca un posto di lavoro nel Regno Unito è calato di oltre un terzo dalla Brexit. Questo quanto emerge da uno studio del portale per il lavoro Indeed citato dal Guardian in cui si denuncia la difficoltà dei datori di lavoro britannici a reclutare personale. E non solo nel settore dell’hospitality, come ormai è ben risaputo.

Nel raffronto tra il 2019 e il 2020, il calo registrato dallo studio è del 36% di europei in meno. A subire un calo di interesse le posizioni aperte nel campo della ristorazione e dell’accoglienza alberghiera, ma anche della cura delle persone, nello specifico nell’assistenza sanitaria, e della logistica. Sono questi i tre ambiti che hanno registrato il declino maggiore (meno 41%).

E’ ormai da più di un mese che i manager aziendali del paese hanno lanciato l’allarme, credendo che con l’alleggerimento delle misure restrittive legate alla pandemia tornasse l’interesse dei lavoratori europei. Invece, anche la nuova politica di assunzioni è risultata fatale per il mercato del lavoro in UK, entrata in vigore dall’1 gennaio a seguito della conclusione del processo della Brexit,

Gli stessi dirigenti hanno avvertito che la mancanza di lavoratori dall’estero rischia di frenare la ripresa economica del Regno Unito dal Covid-19. Questo potrebbe portare a prezzi più elevati dei beni e servizi poiché l’attuale carenza di personale li costringerebbe a offrire salari elevati per attirare nuovo personale, con conseguente ricaduta verso il cliente ultimo che subirebbe totalmente l’aumento del costo finale.

Tim Martin, il capo della catena di pub JD Wetherspoon, peraltro uno dei maggiori sostenitori della Brexit, ha invitato il governo a lanciare un programma di visti speciali per i lavoratori dell’UE per aiutare i pub e i ristoranti a reclutare più personale.

Si stima che circa 1,3 milioni di lavoratori non britannici abbiano lasciato il Regno Unito dalla fine del 2019, poiché molti sono tornati nel loro paese di nascita per far fronte alla pandemia direttamente a casa. I controlli in corso sui viaggi e il rischio per la salute pubblica continuano a scoraggiare alcuni lavoratori stranieri, ma Indeed ha affermato che anche la Brexit ha avuto un ruolo decisivo con l’attuazione dello schema a punti (qui un nostro articolo).

Inoltre, il rapporto afferma anche che l’interesse delle persone in cerca di lavoro da paesi non UE, provenienti soprattutto dai territorio del Commonwealth come l’India e l’ex territorio britannico di Hong Kong, è in aumento ma non abbastanza da compensare il calo della forza lavoro che negli ultimi decenni è stata rappresentata dai lavoratori europei.