“Rientrato da Venezia, ora in auto isolamento nella mia casa di Londra”

Il racconto di alcuni italiani di rientro dall'Italia, compreso quello di Giampaolo Marinelli, anestesista-rianimatore presso il St Bartholomew Hospital

“Rientrato da Venezia, ora in auto isolamento nella mia casa di Londra”

 

Controlli scrupolosi negli aeroporti italiani, ma nessun test al rientro a Londra: la risposta del sistema sanitario britannico all’emergenza coronavirus ha lasciato di stucco molti connazionali che risiedono a Londra e in altre parti del Regno Unito.

Alla partenza da Malpensa mi hanno preso la temperatura” ci racconta Chiara, studentessa presso l’Università di Reading “ma al mio arrivo a Heathrow nulla, nessun tipo di controllo, e la cosa mi ha lasciato un po’ basita visto il numero di casi rilevati a Milano”.

Per Elena, che lavora nel Regno Unito dal 2015, il sistema di controllo e prevenzione adottato nel paese in riferimento al coronavirus è troppo “morbido”: “Anche io sono arrivata a Gatwick dal Nord Italia e non sono stata sottoposta a controlli di nessun tipo. Qui in UK c’è molta fiducia, e la responsabilità della segnalazione viene lasciata al singolo individuo. Ma chi mi garantisce che molti che rientrano dalle zone colpite dal virus e che presentano anche solo sintomi lievi come tosse e raffreddore non scelgano invece di andare a lavoro per paura di perdere il posto o parte dello stipendio?”

Avvertita una lieve febbre al suo ritorno a Londra, Elena ha chiamato il numero di emergenza coronavirus 111 come suggerito dalle autorità britanniche. “Mi hanno fatto richiamare da un infermiere e in seguito dal team del coronavirus. In mattinata sono passati a casa per farmi il tampone nasale e della bocca. Tutto molto regolare e il personale dell’NHS molto gentile e disponibile“.

Giampaolo Marinelli con la sua famiglia nei giorni scorsi a Venezia

Secondo Giampaolo Marinelli, anestesista-rianimatore presso il St Bartholomew Hospital e a Londra da 18 anni, la risposta del governo britannico all’emergenza Covid-19 è adeguata.

Si tratta semplicemente di approcci diversi” spiega “altri paesi – come il Regno Unito per esempio – non hanno fatto tamponi a tappeto come in Italia perché è costoso e cercano di ottimizzare le risorse, evitando così di portare il panico, cosa che invece è successa in Italia”.

Rientrato lunedì nella capitale inglese dopo una vacanza a Venezia per il Carnevale, Giampaolo si trova da qualche giorno in autoisolamento a casa propria con i figli e la compagna. Dopo che quest’ultima aveva iniziato ad accusare un lieve raffreddore sviluppato a Venezia, la coppia ha preferito seguire le procedure adottate dal governo britannico che prevedono una autoquarantena di 14 giorni a tutti coloro che, provenienti dal Nord Italia, accusino febbre, influenza o anche solo un raffreddore.

A differenza di Elena però, a Giampaolo e alla compagna è stato chiesto di recarsi all’ospedale. “Una volta arrivati, hanno fatto entrare la mia compagna in una container che chiamano “isolation pod” installata nel parcheggio della struttura sanitaria per eseguire il tampone ” racconta Giampaolo “dopodiché, ci è stato imposto l’autoisolamento in casa nostra. Avremo i risultati del test tra circa 48 ore”.

La prassi di autoisolamento è fondamentale per rallentare la diffusione del virus e avere abbastanza posti letto nelle strutture sanitarie per i casi più gravi” ci spiega “per questo fidiamoci delle indicazioni, la responsabilizzazione individuale è importante”.

Ad oggi, il numero dei contagiati da coronavirus in Gran Bretagna è di 23 casi e una vittima (ultimo aggiornamento 29/02/2020 ore 20.03).

@AgostiniMea


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