Regno Unito schiacciato nella morsa degli scioperi. Ora è la volta degli infermieri

Confermata la protesta dei sanitari, prima volta in 106 anni. I lavoratori dei trasporti su rotaia tornano a incrociare le braccia a dicembre e gennaio

Regno Unito schiacciato nella morsa degli scioperi. Ora è la volta degli infermieri

 

Sono state fissate per il 15 e il 20 dicembre, a ridosso di Natale, le due giornate di sciopero senza precedenti proclamate dalle infermiere e dagli infermieri del servizio sanitario nazionale britannico aderenti al RCN – Royal College of Nurses principale sindacato del settore, nell’ambito delle vertenze a raffica di questo autunno caldo di crisi avviate da numerose categorie nel paese.

Vertenze segnate tutte da richieste di adeguamento dei salari all’impennata dell’inflazione, oltre che delle condizioni di lavoro, e che mettono sotto pressione il governo del neo primo ministro Rishi Sunak. La protesta, la prima di questa portata nei 106 anni di storia dell’organizzazione sanitaria, dovrebbe coinvolgere più della metà degli ospedali e delle strutture sanitarie dell’isola. I servizi di emergenza e gli interventi essenziali saranno garantiti; ma per il resto si prevede comunque una semi paralisi dell’assistenza per pazienti e utenti.

Gli infermieri non ne possono più di stipendi bassi e di non essere in grado di dare ai pazienti tutto quanto essi meritano“, ha detto Pat Cullen, leader sindacale della protesta in veste di segretaria generale dell’RCN, denunciando “il rifiuto di negoziare” attribuito finora al governo sulla piattaforma dei sindacati.

Al momento il salario iniziale di un infermiere nel Regno Unito si attesta sull’equivalente dei 31-32.000 euro lordi all’anno. Cifra incrementata grazie all’aumento concesso durante la fase acuta della pandemia da Covid – come eccezione rispetto al tetto imposto allora ad altre categorie di dipendenti pubblici -, ma che è stata falcidiata dal boom di questi mesi dell’inflazione, il cui tasso è previsto nel Paese a fine 2022 oltre il 10%. Il tutto sullo sfondo di una perdita di potere di acquisto che dal 2010 a oggi risulta essere calato – in termini di stipendio medio reale calcolato – del 20%.

In un botta e risposta con Cullen, il ministro Steve Barclay, titolare della Sanità nel governo Sunak, ha negato ogni chiusura, sostenendo che le sue “porte sono aperte” alla trattativa. Ma non sulla base di richieste “inabbordabili” di fronte “a una crisi che riguarda tutto il mondo”. Secondo Barclay, le richieste dell’RCN si tradurrebbero in aumenti di stipendi fino al 19,2%, con un peso annuo aggiuntivo di 10 miliardi di sterline sul bilancio pubblico finanziato dai contribuenti. Cifre che la leader dell’Rcn ha da parte sua contestato, invocando stime diverse di economisti vicini al sindacato. Non senza ricordare come un ospedale su 4 sia stato indotto nel Regno ad aprire di recente sportelli della banche alimentari, per dare aiuto caritativo in forma di cibo a dipendenti del settore sanitario che ormai stentano ad arrivare a fine mese.

Lo sciopero annunciato di infermiere e infermieri si unisce a quelli in atto ormai da mesi in tutto il paese che riguardano il persona delle poste, ossia Royal Mail, altra celebre organizzazione famosa in tutto il mondo, e dei lavoratori delle compagnie dei trasporti su rotaia che torneranno a incrociare le braccia il 13, 14, 16 e 17 dicembre e il 3, 4, 6 e 7 gennaio.