Fermo alle frontiere UK: cosa dice la legge per evitare il rimpatrio forzato

Nei giorni scorsi si è registrato lo stop di cittadini europei, italiani compresi, da parte della polizia britannica di frontiera

Fermo alle frontiere UK: cosa dice la legge per evitare il rimpatrio forzato

 

Negli ultimi giorni si è parlato molto del fatto che alcuni cittadini italiani, e più in generale europei, siano stati fermati alla frontiera del Regno Unito e portati in “prigione”, o più correttamente negli Immigration Removal Centres, cioè centri di detenzione per immigrati illegali ed in attesa di espulsione.

Queste notizie hanno suscitato allarme e insicurezza in chi ha intenzione di venire in UK, e per quanto non sia possibile commentare casi singoli visto se non si conoscono le circostanze precise, è importante avere delle linee guida se ci si prepara a partire.

Perché dunque i nostri connazionali possono essere fermati, e cosa si può fare per evitare i rischi?

Innanzitutto ci sono categorie di cittadini EU che hanno il diritto ad entrare in UK, soggiornarci, lavorare e rimanere per lunghi periodi o a tempo indeterminato. Si tratta di coloro che hanno ottenuto il pre-settled o settled status, e che non hanno nulla di cui preoccuparsi, sempre che lo status sia ancora valido.

C’è poi chi non ha ancora presentato domanda di pre-settled o settled status, pur avendone diritto in quanto ha abitato in UK prima della fine del 2020. Generalmente anche costoro possono entrare in UK senza problemi ma devono regolarizzare la propria posizione entro il 30 giugno di quest’anno.

Ci sono poi i familiari, europei e non, di chi ha il pre-settled o settled status, che possono richiedere il ricongiungimento per raggiungere i propri cari in UK. I requisiti variano a seconda delle circostanze ma in linea di massima genitori, coniuge e figli minori o dipendenti possono ottenere il visto. La domanda va in genere fatta prima di entrare in UK, e non può essere presentata dall’interno.

Chi non rientra in nessuna di queste categorie, potrà venire in UK come turista, senza bisogno di alcun visto di ingresso e trattenersi per un massimo di sei mesi.

E’ possibile che all’arrivo a queste persone vengano fatte domande alla frontiera, come ad esempio il motivo della visita, che cosa si intende fare e quanto ci si tratterrà.



Se l’intenzione è quella di visitare le attrazioni turistiche della Gran Bretagna, venire a trovare amici o parenti, o anche partecipare a brevi corsi di lingua o incontri di lavoro, non ci dovrebbe essere alcun problema. Infatti queste attività rientrano tra le permitted activities, o attività consentite ai visitors, categoria che comprende turisti, chi visita familiari e chi viene per alcune specifiche attività legate ad un business.

I problemi cominciano se invece si vuole venire in UK per svolgere attività non consentite, come ad esempio lavorare.

Non è più possibile entrare nel Paese e trovarsi un lavoro, neanche se stagionale o non retribuito, come ad esempio uno stage, senza avere uno specifico visto di ingresso.

Per lavorare, ma anche per studiare, eè necessario avere un’offerta di lavoro – oppure un’offerta di un posto presso un’università o un’istituzione accademica– prima di entrare nel Paese.

Se gli immigration officers, cioè gli addetti all’immigrazione ritengono che non stiate venendo per uno scopo consentito, potreste essere trattenuti, e portati in un centro di detenzione in attesa di rimpatrio.

Questo potrebbe accadere se le vostre risposte a domande sul motivo della visita risultano contraddittorie, o se ad esempio dite di voler visitare Londra per una settimana, ma avete un biglietto di sola andata, nessuna prenotazione alberghiera o la valigia piena di curricula o di strumenti del vostro lavoro.

Essere detenuti è ovviamente un’esperienza piuttosto traumatica. Se avete difficoltà in aeroporto dovreste cercare di contattare un legale che possa aiutarvi a chiarire la situazione. Inoltre chiedete agli immigration officers di darvi tutta la documentazione relativa alle ragioni del fermo e della detenzione, e ricordate che potete chiedere che vi sia dato un interprete se avete difficoltà con l’inglese.


L’autrice di questo articolo è Gabriella Bettiga director di MGBe Legal. Per contattarla gabriella@mgbelegal.com

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