Wine bar e musica classica, a Londra c’è il salotto di “Fidelio”

LondraItalia incontra Raffaello Morales, direttore dell'originale caffè che offre spazio ad artisti ed emergenti

Wine bar e musica classica, a Londra c’è il salotto di “Fidelio”

 

Nel quartiere londinese di Clerkenwell, a pochi passi dalla stazione di Farringdon, c’è un caffè che neanche una pandemia mondiale è riuscito a chiudere del tutto.

E’ il Fidelio Orchestra caffè e wine bar, che offre una ricca stagione di musica da camera in un contesto totalmente informale e amichevole e con alcuni degli artisti più affermati al mondo. Fondato nel 2019, il locale è parte di un progetto musicale a due teste: da un lato la caffetteria wine bar, e dall’altro un’orchestra sinfonica fatta di musicisti freelance e semi-professionisti creata allo scopo di dare una piattaforma ad artisti emergenti.

Quando nell’estate del 2020 ancora non si sapeva se si sarebbe potuto ricominciare a fare musica dal vivo e molte delle istituzioni musicali erano titubanti nel riprogrammare concerti, l’orchestra ha continuato a fare musica, ospitando oltre 50 cene-concerti fino a metà dicembre (con la breve parentesi del lockdown di novembre nel mezzo).

Ad accogliermi proprio qui, nel cuore della little Italy londinese è il fondatore del progetto e direttore d’orchestra Raffaello Morales. Romano, diplomato in pianoforte, decide di dedicarsi in tutto e per tutto alla musica classica solo dopo una laurea in fisica, un master in matematica applicata, e cinque anni in una banca d’investimento nella City.

Raffaello, quanto la scelta di venire a studiare a Londra e far partire qui il tuo progetto ti ha aiutato in questo tuo percorso?
Direi moltissimo. Londra è un posto che da un’opportunità a tutti e dove le cose si muovono velocemente. Un po’ come le nuvole di questo paese, che vanno e vengono talmente velocemente da cambiare il meteo in 5 minuti…

E’ un posto dove se tu hai una idea, la puoi mettere in pratica e vedere se funziona non in tempi geologici. E questa è una cosa che sicuramente mi ha aiutato molto, perché non so se in Italia sarei riuscito a fare quello che ho fatto qui.

Parlaci della tua Fidelio, da un lato l’orchestra, dall’altro un “caffè-concerto”. Da dove e’ nata l’idea?
La prima cosa che mi è sempre saltata agli occhi come problematica è proprio la sala da concerto – spazio bellissimo e maestoso, ma anche qualcosa che mette un sacco di persone a disagio. La musica secondo me non può essere in una stanza buia, ma deve essere qualcosa di aperto, in mezzo a tutti, che venga visto come normale nella vita di tutti i giorni.

Da li quindi l’idea di creare un’orchestra, un gruppo di persone fatto di freelance e semi-professionisti che fosse il quanto più possibile normale e desse il più possibile un’idea di normalità. Abbiamo fatto concerti in condizioni molto informali, in contesti che non richiedevano lo stesso tipo di impegno per un pubblico che una sala da concerto normalmente richiederebbe.

Poi, lo step successivo è stato quello di creare uno spazio dove poter realizzare progetti musicali ed accattivanti che potessero avere la musica come elemento centrale e collante ma non esclusivo, e da qui l’idea del wine bar. Che poi se ci pensi non è un’idea nuova, perché già nel 1800 tutta la musica da Camera dei compositori veniva spesso eseguita in contesti domestici, familiari, amichevoli (i famosi “salotti”) ed era un modo di portare le persone assieme intorno a qualcosa che potesse creare gioia e motivo di condivisione.

In alto e sopra “Fidelio”

Un’esperienza nuova quindi, per il pubblico della classica…
Ma anche per il musicista! Perché si ritrova a suonare davanti a persone che non hanno idea di chi egli sia. Normalmente il performer entra in una sala da concerto con persone che hanno pagato il biglietto per vederti, che ti conoscono, e quindi c’è tutto un altro tipo di aspettative… questa invece del caffè è un’esperienza molto più umana, che mette in gioco anche lo stesso musicista.

La Brexit che impatto ha avuto e sta avendo su di te come musicista e su Fidelio?
Sicuramente ha reso le cose più complicate: per far viaggiare i musicisti ora è richiesto un visto, le merci importate sono inevitabilmente più care e noi non possiamo di certo permetterci di abbassare i margini solo perché la materia prima costa di più.

Ma nonostante io l’abbia vissuta come una sconfitta – ai tempi del referendum lavoravo in banca, perdemmo un sacco di soldi – non riesco a condannarla unilateralmente perché, per quanto sia sbagliata da un punto di vista assoluto, fossi stato un inglese nazionalista forse avrei fatto lo stesso…

Con la pandemia in corso e molti teatri e sale da concerto chiusi in quest’ultimo anno, voi siete stati una delle poche istituzioni che nell’estate del 2020 fino a dicembre, ha continuato a fare concerti dal vivo a Londra. Cosa vi ha spinto a continuare?

L’idea di ricominciare a fare i concerti tra luglio e dicembre 2020 è stato un cercare di riaffermare il valore dell’arte in una società in crisi. Nel corso di questi mesi, è passata tantissimo questa idea nelle istituzioni che la cultura è sempre l’ultima cosa che poi viene riaggiunta perché considerata non “essenziale”. Lo trovo un modo un po’ riduttivo di guardare all’esperienza umana. Se valorizziamo le ragioni per cui è speciale essere in vita, ti rendi conto che l’arte è molto più importante, è ciò che permette alle persone di esprimersi in maniera individuale e libera.

Quindi l’idea di ricominciare a fare musica nel nostro contesto informale per me ha avuto un grandissimo valore di civilita’, perche’ non c’era modo di far si che fossero le istituzioni a farsi carico di questo onere. Dovevamo essere noi, e altre piccole istituzioni come la nostra, ad accolarsene i rischi.

La riapertura è prevista per oggi, 17 maggio, come vi state preparando e quali sono le tue speranze e aspettative?
Abbiamo venduto un sacco di biglietti, quindi vuol dire che la gente è veramente carica all’idea di tornare fuori ed ascoltare della buona musica. Per chi non ha ancora fatto esperienza di Fidelio, penso che ci sia voglia e curiosità di provare, e questo mi fa molto contento.

Dall’altro lato però, noi non abbiamo la struttura di un’istituzione navigata di concerti, siamo un piccolo team di 13 persone con nessun tipo di fondo pubblico o di supporto esterno. Tutto quello che noi spendiamo lo dobbiamo generare, quindi c’è anche moltissima pressione sulle spalle.

Ma sono fermamente convinto della mia idea, che possa funzionare e debba funzionare. La musica deve essere sostenibile. Le persone devono voler spendere soldi per l’arte. Dobbiamo creare un po’ una rivoluzione culturale, dove le persone vogliano o sappiano riconoscere il valore dell’arte nella loro vita e vogliano spendere soldi per quello.

Una bella sfida insomma.
Certo! Ma alla fine dei conti, io mi dico che se debbo fallire cercando di risolvere questo problema, dal mio punto di vista e’ un bellissimo modo di fallire (sorride).

@AgostiniMea

 

Fidelio riapre i battenti il 17 maggio con un calendario ricco di eventi fino a luglio 2021. Tra le serate in programma, i concerti degli italiani Francesca Dego e Gabriele Carcano – due dei piu’ affermati solisti di violino e pianoforte della loro generazione – e della violinista italo-scozzese Nicola Benedetti. Per saperne di piu’ sulla Fidelio Orchestra e Caffe’ e per prenotazioni: https://fideliorchestracafe.com/