The importance of being Pellè

Una gavetta iniziata a Lecce nel 2003. Una carriera passata tra Italia, Paesi Bassi ed Inghilterra, sponda Southampton. E ora la consacrazione europea.

The importance of being Pellè

 

Nasci a San Cesario di Lecce, in Puglia, ma è solo l’inizio di una lunga gavetta. Prima Catania, poi di nuovo Lecce e Crotone. Finalmente a Cesena sembra muoversi qualcosa ma niente, sei costretto ad emigrare.

Per te che sei nato nel “tacco” dell’Italia i Paesi Bassi non sono una terra facile. Ma l’Az Alkmaar ha creduto in te e ti porta nell’Olanda settentrionale. Quattro anni in cui cresci come uomo e come professionista. Quattro anni in cui ti sudi maglie da titolare ed in cui inizi la tua avventura con l’Azzurro, quello dell’Under 21. Chissà se sarai uno dei tanti ad indossarla solo tra i ragazzi. Chissà se un giorno la indosserai tra i grandi.

Il Parma decide di riportarti in Italia. Tu dimostri personalità da vendere allo spareggio contro il Portogallo per l’accesso allo Olimpiadi di Londra 2012, segnando con un folle “cucchiaio” ai calci di rigore. Ma niente. Ti chiama la Sampdoria in Serie B e tu ti trovi un brasiliano di origini vicentine in squadra. Si chiama Éder e chissà, magari un giorno vestirete l’Azzurro insieme.

A Genova non funziona. Così un olandese un po’ matto di nome Ronald Koeman, che ti aveva avuto per breve tempo ad Alkmaar, decide di puntare su di te a Rotterdam. È l’occasione giusta e tu non tradisci le aspettative. Segni 55 goal in 66 partite con la maglia del Feyenoord e ti dedicano uno spazio nel museo della società. L’Europa inizia così a puntare gli occhi su di te.

Dopo due stagioni il tuo mentore si sposta nella contea dell’Hampshire, più precisamente al Southampton, e decide di portarti con sé. Nuova vita, stessa voglia di stupire. Sono 30 i goal in 80 partite con i Saints tra la passata stagione e quella appena conclusa. L’ultima è stata una stagione difficile a causa di un infortunio al ginocchio patito a metà stagione, che ha messo in dubbio il tuo ruolo da titolare in favore dell’irlandese Shane Long.

Antonio Conte, commissario tecnico della Nazionale, da tempo ha notato la tua fame. Giochi da titolare (spesso da protagonista) durante la fase di qualificazione agli Europei in Francia ma si sa, gli italiani sono sempre negativi a priori. Questa volta forse hanno ragione: una squadra così qualitativamente povera si era vista raramente negli ultimi anni. Ma tu sai quanto vali, non ascolti i paragoni e voli Oltralpe.

Contro il Belgio favorito ti batti come un leone: colpi di testa, sponde e scontri fisici. Courtois fa il miracolo sul tuo colpo di testa e si sente già chi esclama «chissà se ci fosse stato un altro bomber». Tu tiri dritto e nei minuti finali ti fai trovare nel posto giusto al momento giusto. Su cross da destra di Candreva depositi in rete il pallone con una girata che sembra scalciare anche i pregiudizi.

Contro la Svezia l’Italia non brilla e te sei costretto a fare a “sportellate” con i vichinghi. La squadra non gira e te non sei in giornata. Senti già le critiche dei soliti noti, ma non ti interessa. Esci dal campo ed il tuo amico “vicentino” la sistema con una fugace conclusione. L’Italia passa così alla fase ad eliminazione diretta.

Riposi con l’Irlanda ed arriva il momento degli ottavi di finale, contro la Spagna che aveva sconfitto alcuni tuoi compagni nella finale di quattro anni fa. L’Italia fa la parte del leone: aggredisce la Roja e ti dimostri un gladiatore. L’estremo difensore de Gea fa il miracolo sul tuo colpo di testa nel primo tempo, ma l’Italia riesce comunque a portarsi in vantaggio. Nel secondo tempo lanci il tuo compagno “vicentino” con una sponda di tacco degna del miglior Bobo Vieri, ma la conclusione è poco coraggiosa davanti al portiere del Manchester United. Tutto in bilico, quando ad una manciata di secondi dal novantesimo sali in cattedra di nuovo tu: altra girata, seconda rete nel torneo. Tutta l’Italia è in visibilio.

Niente ti è stato regalato in carriera, quindi puoi essere ancora più orgoglioso. Ne è valsa la pena, ora che hai l’Italia sulle spalle.

Matteo Calautti

Londra, 27/06/2016

Foto: Graziano Pellè (fonte: pagina Facebook ufficiale della Nazionale Italiana di Calcio)