Rugby 6 Nazioni, l’Italia chiude con il cucchiaio di legno

L'ultima partita del torneo persa con il Galles 67-14. Il nuovo allenatore dovrà rivedere la struttura della nazionale e i criteri di selezione

Rugby 6 Nazioni, l’Italia chiude con il cucchiaio di legno

 

Al Principality Stadium di Cardiff nell’ultima giornata dell’RBS 6 Nazioni l’Italia perde 67-14 contro il Galles, e chiude il torneo con il cucchiaio di legno e tante critiche.

Partita che si mette subito in salita per gli Azzurri che subiscono al 5’ la meta di Webb. Il XV di Brunel tenta la reazione ma alcuni errori in attacco portano alla non concretizzazione delle offensive. Nella parte centrale della prima frazione di gioco l’Italia perde Bellini e Pratichetti per infortunio, mentre per il Galles sale in cattedra Biggar che con due calci piazzati, una meta e tre trasformazioni manda in archivio i primi quaranta minuti sul 27-0.  Nel secondo tempo il XV di Gatland chiude virtualmente la partita con le mete di Roberts e North (man of the match). Gli Azzurri trovano due mete su altrettante belle azioni tra il 54’ e il 62’ con Palazzani e Garcia, quest’ultimo abile a sfruttare un gran passaggio del rientrante Tommaso Allan ma non possono fare nulla per ribaltare il match. Il finale è di marca gallese con il neo entrato Moriarty che nel suo score personale mette a referto due mete.

Nelle altre partite l’Inghilterra batte la Francia 31-21 allo Stade de France, completando il Grand Slam del torneo. L‘Irlanda si impone in casa sulla Scozia per 35-25.

Il movimento rugbystico italiano è sotto enorme pressione a causa della pessima prestazione nel torneo, chiuso con il “cucchiaio di legno” (premio fittizio assegnato alla squadra ultima in classifica), perdendo tutte le partite disputate. La nazionale Under 20 non ha brillato a sua volta, con cinque sconfitte su cinque. L’unica nota positiva arriva dalla nazionale femminile, che vincendo due partite chiude al quarto posto nel torneo di categoria.

Sono piovute critiche verso l’allenatore uscente Jacques Brunel, incapace di motivare la squadra e di sviluppare un piano di gioco adatto alle qualità dei giocatori a disposizione. La critica con cui ci sentiamo più in sintonia è però quella mossa da Pierre Villepreux, il ct che ha fatto crescere il movimento italiano negli anni ’80 e ’90: “Il primo problema è la direzione tecnica federale. Non credo che le metodologie usate siano quelle più consone. Partendo da coloro che si occupano dei bambini, occorre insegnarle ai tecnici. Poi, nel tempo, usciranno gli atleti adatti all’alto livello”. Dito puntato sul Coordinatore Tecnico Federale Franco Ascione, responsabile del progetto statura che ha portato alle nazionali giovanili solo giocatori dal fisico imponente, mettendo le abilità tecniche in secondo piano.

Le speranze del rugby italiano saranno riposte sul successore di Brunel, che in molti pensano sara’ Conor O’Shea. La struttura alla guida della nazionale sarà rivoluzionata, con uno staff rinnovato e O’Shea che ricoprirà il ruolo di Director of Rugby, indicando la strada all’intero movimento ovale italiano.

Federico Lago

Londra, 22/3/2016

foto: rbs6nations.com