Herbert Kilpin, il primo inglese che rese grande la Milano calcistica

È un legame a doppio filo quello che unisce il Milan e l'Inghilterra. Se ne parla all'Istituto di Cultura di Londra con la presentazione del romanzo sull'inglese fondatore del club rossonero

Herbert Kilpin, il primo inglese che rese grande la Milano calcistica

 

Quella del Milan è una storia che affonda le sue radici in Inghilterra, Paese con cui nei decenni ha mantenuto un fil rouge evidente. L’origine di questa tradizione non può che essere ricercata in uno dei soci fondatori. Un uomo che ha valorizzato il movimento calcistico milanese, dando il via ad un processo decine di anni dopo avrebbe reso la città della Madonnina capitale mondiale del calcio. Il suo nome è Herbert Kilpin.

Nato a Nottingham nel 1870, l’inglese ebbe il suo primo contatto con l’Italia nel 1891, quando fu convinto dall’imprenditore tessile Edoardo Bosio a trasferirsi a Torino, con il compito di insegnare ai nuovi colleghi ad utilizzare le strumentazioni anglo-sassoni. Kilpin e Bosio avevano una grandissima passione in comune: quella per il football, che in Inghilterra trascinava già migliaia di persone allo stadio ma che in Italia stava muovendo i suoi primi passi.

Fu così che nel 1901 nacque l’Internazionale Torino, tra le file della quale si arruolò lo stesso Kilpin. La neonata compagine torinese partecipò alla prima storica edizione del Campionato Italiano di calcio italiano, disputata in un’unica giornata di maggio a Torino nel 1898 e la cui coppa era offerta da Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, Duca degli Abruzzi, patron proprio dell’Internazionale. Arrivati in finale, Kilpin e compagni si arresero però di fronte al Genoa, compagine che dominò la fase pionieristica italiana con sei Scudetti nelle prime sette edizioni. Una compagine la cui sezione calcistica era stata fondata da un altro inglese, James Richardson Spensley, medico sbarcato nel Porto di Genova nel 1896. Squadra più antica in attività del calcio italiano e unica compagine ad aver partecipato ad almeno un campionato di Serie A in tre secoli diversi.

L’AC Milan Campione d’Italia nel 1901

Seconda edizione e seconda sconfitta in finale per l’Internazionale, sempre contro i liguri. La leggenda narra che l’inglese, durante il brindisi con gli avversari, si alzò facendo la seguente promessa: «Fonderò un club e vi batterò». Ed effettivamente fu ciò che fece Kilpin quando si trasferì a Milano. Infatti, frequentando l’American Bar della città, non fu difficile per il giocatore di Nottingham trovare appassionati di football. Fu così che venne fondato nel 1899 il Milan Cricket and Football Club, ovvero l’odierno Milan, società che monopolizzò di lì a poco il football milanese sostituendo di fatto la Mediolanum. Se alla prima partecipazione i Rossoneri uscirono in semifinale contro la Torinese, nel 1901 Kilpin concretizzò la sua promessa. Vittoria contro la Torinese al Campo di Piazza d’Armi di Torino in semifinale e trionfo al Campo Sportivo di Pontecarrega in finale contro il Genoa, segnando anche una delle tre reti rossonere. Il Milan divenne così la prima squadra in grado di sconfiggere il Genoa nell’epoca pionieristica, unica nei primi sette campionati.

Saranno tre i campionati italiani conquistati con la maglia del Milan, gli ultimi due dei quali nel 1906 e 1907, prima di decidere di ritirasi amaramente in pieno dissenso nei confronti della federazione italiana, in quegli anni sempre sempre più opposta all’utilizzo di giocatori stranieri. Un legame, il suo con l’Italia, che dimostrò una volta su tutte nel 1899, quando contribuì ad organizzare un’amichevole tra la selezione italiana e la selezione svizzera al Velodromo Umberto I di Torino, vestendo la casacca italiana, che per l’occasione era quella del Genoa. Fu quella la prima partita di quella che in seguito diverrà la Nazionale italiana di calcio.

Nell’ottobre del 2016 ricorreva il centesimo anniversario della sua morte e così il Milan decise di ricordarlo con una nota del suo sito ufficiale, descrivendolo come un «uno sportivo animato dal sacro fuoco e di una passione incontenibile». Ma non fu Kilpin l’ultimo celebre giocatore inglese a vestire la casacca del Diavolo. Era il 1961 quando Nereo Rocco portò a Milano un pezzo da novanta come Jimmy Greaves, bomber reduce da un’esperienza al Chelsea da 124 goal in 157 partite di First Division. Inizio pazzesco per il londinese, con 9 reti in 10 partite, ma una sfuriata negli spogliatoi contro la Juventus convinse l’allenatore a rispedirlo in Inghilterra, con il Tottenham che sborso 99.999 sterline per riaverlo, cifra record nel calcio inglese. Non una sterlina in più, si diceva, per non caricarlo di pressioni in quanto primo giocatore in Inghilterra pagato con una quantità a sei cifre.

Jimmy Greaves con la maglia del Milan

 

Importante ricordare le stagioni dal 1981 al 1987, in quanto campionati in cui il Diavolo ha sempre avuto un giocatore inglese in rosa. Giunto dal Manchester United nella stagione di debutto in Serie A dopo il caso Calcioscommesse, Joe Jordan, attaccante di Carluke, patì la retrocessione con i Rossoneri ma fece la differenza nel successivo campionato di Serie B, con conseguente promozione. Gli diede il cambio Luther Blissett, attaccante di origine giamaicane proveniente dal Watford e che non si conquistò mai i cuori dei tifosi a causa dei suoi frequenti errori sotto porta. Perfino il giornalista Gianni Brera spinse in questa direzione definendolo «Callonissett» in riferimento all’attaccante Egidio Calloni, famoso per lo stesso motivo. Veniva invece dal Portsmouth il centravanti Mark Hateley, la cui esperienza triennale fu influenzata da una determinante serie di infortuni.

Come dimenticare, infine, le due stagione di David Beckham al Milan nel primo decennio del nuovo millennio? L’ex ala di Manchester United e Real Madrid, una delle icone del calcio mondiale ed ex capitano della nazionale inglese, nonché uomo immagine a livello di marketing, disputò due campionati di Serie A con il Diavolo inframezzati dalla sua esperienza americana ai Los Angeles Galaxy. Un apporto, tra l’altro, non banale come la critica suppose prima della firma.

L’Inghilterra, infine, ha portato spesso fortuna ai Rossoneri nelle campagne europee nella prima decade del 2000. Nel 2003 a Manchester contro la Juventus il Milan conquistò la sua sesta Champions League, sotto la guida di Carlo Ancelotti. Nella Coppa dalle “grandi orecchie” della stagione 2006/07 in semifinale si concretizzò una delle rimonte più importanti della storia dei Rossoneri, in semifinale a San Siro contro il Manchester United di Sir Alex Ferguson, trionfando poi in finale contro il Liverpool grazie ad una doppietta di Pippo Inzaghi nella stagione che incoronò Kakà come Pallone d’Oro. Una partita che vendicò quella che invece rappresenta una débâcle storica per il Milan: quella di Istanbul contro sempre contro il Liverpool, con la sconfitta ai rigori dopo esser stati rimontati da 3-0 a 3-3 ai tempi regolamentari.

 

Luther Blissett

 

Insomma, è un legame a doppio filo quello che unisce il Milan e l’Inghilterra. Dalla fase pionieristica ai giorni nostri, passando per gli anni Ottanta. Un feeling assodato che fonda le sue origini nell’Ottocento, con l’arrivo a Milano di Herbert Kilpin. Una storia, la sua, che sarà raccontata lunedì 26 giugno a Londra all’Istituto Italiano di Cultura, alla presenza di  Robert Nieri, autore di The Lord of Milan. Un’occasione unica per gli appassionati rossoneri che risiedono in Inghilterra, specie a Londra.

L’autore del romanzo, ispirato alla storia di Herbert Kilpin e pubblicato in occasione del centenario della sua morte, dialogherà con John FootJared Wilson, rispettivamente docente di storia contemporanea italiana all’Università di Bristol e giornalista di The Guardian e The Indipendent, tra le altre. Presente anche lo stesso Luther Blissett, diventato allenatore dopo aver ricoperto il ruolo di opinionista sulla Serie A per le reti televisive Channel 4 e Bravo.

Matteo Calautti

Londra, 23/06/2017