Coppe Europee, a trionfare è la Premier League

Solo squadre inglesi nelle due finali di Coppe Europee, tra il 29 maggio e il 1 giugno. Merito di un campionato inimitabile

Coppe Europee, a trionfare è la Premier League

 

Sembrerebbe più un turno di Premier League quello che andrà in scena tra il 29 maggio e il primo giugno, se non fosse per le magnifiche cornici che faranno da sfondo alle finali di Champions ed Europa League. A giocarsi i due trofei continentali saranno infatti quattro squadre inglesi: Liverpool, Tottenham, Chelsea ed Arsenal, a testimonianza dell’attuale supremazia del calcio britannico a livello internazionale.

LIVERPOOL-TOTTENHAM.  L’inedita finale di Champions League (sabato primo giugno a Madrid, Wanda Metropolitano) vede fronteggiarsi il Liverpool, già finalista della scorsa stagione, contro i londinesi del Tottenham, vera sorpresa del torneo.

Il Liverpool ha mancato il diciannovesimo scudetto della sua storia per un solo punto, chiudendo il campionato da seconda, nonostante l’incredibile patrimonio di 97 punti (non abbastanza, dato che il Manchester City di Guardiola ne ha totalizzati 98). Ma le sue performance sono straordinarie: miglior difesa della Premier; Salah e Mané capocannonieri a quota 22 gol ciascuno; Van Dijk miglior giocatore dell’anno in Inghilterra; maggior numero di clean-sheets per Alisson. Una squadra compatta ed estrosa, che da due anni sta riscrivendo il manuale del calcio. A Madrid il Liverpool arriva da favorito. Klopp ha a disposizione una vera e propria armata con la quale farà di tutto per portare a casa quella Coppa che, viste le due finali già perse in carriera, rischia di diventare un’ossessione.

Il Tottenham si è tenuto ben distante da simili livelli di rendimento, finendo la Premier al quarto posto, ma è riuscito nell’impresa di raggiungere una storica finale mai disputata in precedenza. Prima di ora gli Spurs si erano spinti al massimo fino alle semifinali negli anni Sessanta, quando la competizione si chiamava ancora Coppa dei Campioni: ma fu il Benfica a proseguire il cammino e a vincere la finale di Amsterdam. Da allora in poi un lungo digiuno nella massima competizione europea, interrottosi addirittura cinquant’anni dopo con la qualificazione all’edizione del 2010-2011.

Cosa c’è dietro a questo incredibile ritorno? La prima impressione è che la sorte sia stata dalla parte dei ragazzi di Pochettino, iniziando dal superamento dei gironi grazie al conteggio dei gol negli scontri diretti contro l’Inter, passando per la rocambolesca partita di ritorno dei quarti di finale contro il City, decisa dal VAR nei minuti di recupero, e finendo con la clamorosa rimonta alla Johan Crujff Arena, completata anche questa durante ultimi secondi di gioco.

Eppure l’infortunio di Harry Kane è stato tutt’altro che una fortuna per gli Spurs: 122 gol in Premier nelle ultime cinque stagioni con il Tottenham, vero bomber e unico top player di nazionalità inglese nelle formazioni delle finaliste. L’attaccante ha rimediato una lesione ai legamenti della caviglia sinistra nella partita di andata contro il City ed è tutt’ora in forte dubbio per la finale. Considerando l’assenza prolungata di Kane e quella di Son nella partita di ritorno contro l’Ajax, la sensazione è che quello di Pochettino sia un gruppo unito e maturo, che di fronte alle avversità sa comunque farsi forza e trovare energie e fantasia per trasformare il rame in oro, i passaggi in gol, e Lucas Moura in un alieno da tripletta in semifinale.

CHELSEA-ARSENAL.  La finale di Europa League (29 maggio a Baku, Stadio Olimpico) è un affare tutto londinese.

Il Chelsea ha vissuto una stagione altalenante, tra luci e ombre. Il “Sarriball” è piaciuto fino a quando ha portato risultati, ma non appena sono iniziate le difficoltà sono arrivate critiche feroci dagli spalti di Stamford Bridge. Imperterrito, Maurizio Sarri ha continuato dritto per la sua strada ottenendo un rispettabile terzo posto in campionato e la qualificazione alla finale di Europa League grazie alla vittoria contro l’Eintracht Francoforte ai calci di rigore. Di Hazard il tiro decisivo, proprio colui che sembra destinato ad approdare alla corte dei Blancos durante la prossima sessione di mercato. Problemi con i tifosi, con la stampa e perfino con i suoi calciatori: ma sono soltanto episodi per il tecnico toscano, lavoratore d’altri tempi che persegue il proprio obiettivo senza lasciarsi distrarre dalle opinioni altrui, talvolta con fare presuntuoso, ma con un’idea di calcio più che collaudata.

Sulla sua strada c’è l’Arsenal, l’eterno rivale di North London. Una squadra che non vanta un ricco palmarès in Europa (l’ultimo trofeo internazionale vinto dai Gunners è la Coppa delle Coppe del 1994). Tuttavia, l’interpretazione delle gare contro Napoli e Valencia è quella di una squadra che sa giocare determinate partite, dove la concentrazione e il cinismo fanno più di metà del lavoro. Dieci gol segnati tra quarti e semifinale non sono un caso, e non lo sono neanche i 22 gol in campionato di Aubameyang. Dopotutto, Unay Emeri è un esperto dell’Europa League, avendone vinte tre edizioni consecutive da allenatore del Siviglia tra il 2013 ed il 2016.

A prescindere dal risultato finale, le due finali rappresentano un trionfo del campionato più famoso del mondo. Il modello di gioco offensivo e intenso tipico della Premier League si concilia perfettamente con lo scopo che le squadre si prefissano quando giocano in Europa, segnare il maggior numero di gol possibile, anche se non può passare inosservato il fatto che a disputare le finali ci siano quattro allenatori che inglesi non sono, che i calciatori nati in Inghilterra sono pochi, i top player ancora meno, e le squadre sono ormai di proprietà di ricchi arabi o americani.

A vincere nel calcio, insomma, non è tanto l’Inghilterra paese quanto l’ecosistema Premier League. Un campionato straordinario che negli anni è riuscito nell’impresa di attrarre i migliori talenti, sia in campo che in panchina, mantenendo intatte le emozioni e lo spirito sportivo di chi, il calcio, lo ha inventato.

(foto @FacebookTottenham)


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