Voto di laurea o carattere? Ecco come scelgono le aziende inglesi

Nonostante la media voti sia aumentata nelle università inglesi, è la "persona" a fare la differenza durante un colloquio di lavoro

Voto di laurea o carattere? Ecco come scelgono le aziende inglesi

 

Voti in aumento nelle università inglesi. A segnalarlo sono le ultime statistiche, in base alle quali la proporzione degli allievi che si laureano con il massimo dei voti è aumentata notevolmente rispetto ad alcuni anni fa. Si è infatti passati dal 17% di voti massimi del periodo tra il 2011 e il 2012 al 24% raggiunto lo scorso anno. Una crescita che rispecchia, in proporzione, quella dei livelli medi di voto.

Nello stesso lasso temporale, infatti, tre studenti su quattro, cioè il 73 per cento degli iscritti, hanno conquistato un secondo livello, mentre cinque anni prima era arrivato a questo risultato soltanto il 66 per cento degli allievi.

La considerazione che sorge spontanea di fronte a questi numeri è che le università britanniche diano una buona preparazione, forse grazie al metodo di studio o alla qualità dei docenti. In questo modo gli allievi non rimangono indietro. Forse anche il fatto che ci siano blocchi in termini di tempo sugli esami e scadenze improrogabili, porta gli allievi ad impegnarsi maggiormente.

Certo qualcuno si stupisce di questa crescita e sostiene che potrebbe trattarsi solo di valutazioni facili, ma guardando alle statistiche degli atenei sembra impossibile che ciò avvenga a così ampio raggio. L’elevato livello di preparazione caratterizza infatti più o meno tutte le università. Piuttosto una spiegazione di questo miglioramento potrebbe derivare dal fatto che alle università inglesi si rivolgono sempre di più studenti, anche provenienti da altri paesi, che hanno competenze e talento.

Sono i primi della classe in patria e aspirano ad atenei di prestigio. Questo li rende motivati e determinati, lontani dal rischio di perdere tempo e trascurare gli studi. E la conseguenza diretta è che raggiungono obiettivi ambiziosi e voti da top ten.

A fronte del fatto che i risultati positivi sono così numerosi, però, qualcosa sta cambiando anche nel mercato del lavoro. Nel senso che le grandi aziende non si accontentano soltanto di un voto finale elevato ma pretendono dai candidati una marcia in più. Tanto che alcune aziende, come ad esempio Ernst & Young, hanno deciso di non tenere quasi in conto i risultati della laurea e il percorso accademico completato, ma di sottoporre comunque a dei colloqui i giovani che si candidano per un posto.

Un aspetto incoraggiante, in fondo, perché se non sono i numeri sul curriculum o peggio le “raccomandazioni” a fare la differenza, ma solo la persona con le sue qualità, significa che gli spazi sono disponibili per i migliori. Quindi anche per i giovani italiani che dopo aver studiato nel Regno Unito intendono cominciare qui la loro carriera.

Come dire che la meritocrazia si rivela già in fase di colloquio, quando il voto di laurea conta fino a un certo punto e a fare la differenza sono qualità individuali, carattere e voglia di darsi da fare. Qualità spesso innate per coloro che sono anche i primi della classe.

Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com