Università “verdi”, la classifica del Regno Unito

Primo posto per la Nottingham Trent University ma ancora poche riducono le emissioni. Anche se l'attenzione all'ambiente è fondamentale in corsi e strutture

Università “verdi”, la classifica del Regno Unito

L’università di Nottingham è la più verde, quella di Birmingham una delle meno attente all’ambiente. Nella Gran Bretagna che tanto ama le classifiche, il mondo accademico viene valutato secondo prospettive diverse. Ci sono la credibilità dei laureati a livello internazionale; la rapidità con cui trovano un impiego dopo aver preso il diploma; i risultati di merito, gli aspetti dell’accoglienza.

Una delle ultime classificazioni riguarda l’ambiente e il suo rispetto e, a sorpresa, rivela che nonostante gli atenei britannici siano popolati di specialisti che a livello internazionale lavorano sul fronte della tutela della Natura, quando si tratta di strutture e ambienti di studio il rispetto e la salvaguardia non sono sempre al primo posto.

Secondo i dati diffusi dall’organizzazione People and Planet, che si occupa di ambiente a tanti livelli e stila una classifica annuale degli atenei, solo un quarto delle università sta lavorando attivamente per arrivare a ridurre le emissioni di anidride carbonica entro il 2020. Il target sarebbe di tagliarle del 43 per cento nell’arco dei prossimi anni, ma in realtà ad essere tagliati di recente sono stati i comitati interni agli atenei che seguono questo genere di iniziative.

Secondo l’associazione, del resto, anche il Governo non offre sostegno ai progetti che invitano alla sostenibilità e alla protezione del verde e della Natura. Già da qualche anno, ormai, la tendenza sembra questa. Le università che riescono a soddisfare i criteri di sostenibilità prefissati diventano quindi una minoranza. Nella classifica si piazzano ai primi posti la Nottingham Trent University (nella foto in alto), seguita da Brighton e dalla Manchester Metropolitan University. Tra le prime venti, poi, non figurano né Cambridge né Oxford, che invece sono sempre ai primi posti quando si tratta di altri tipo di riconscimenti, dalla facilità di trovare un impiego al costo delle tasse.

Guardando la classifica in modo più ottimista, però, viene da considerare quanto l’interesse per l’ambiente sia importante per il Regno Unito. Perché in altri paesi, come ad esempio l’Italia, sono rari i casi in cui una università inserisca tra le proprie priorità l’attenzione alla salvaguardia della Natura. Invece in Gran Bretagna gli atenei ricevono voti e classificazioni persino su questo aspetto, il che li rende particolarmente interessanti per chi voglia affrontare studi scientifici o di carattere ambientale anche a partire da una sensibilità personale.

Il “Pavilion” dell’università Nottingham Trent

Basta entrare nel dettaglio della classifica per scoprire aspetti che rendono appetibili le istituzioni anglosassoni. A garantire a Nottingham Trent la medaglia di università “verde” del 2016, ad esempio, è stata l’apertura di uno spazio comune, chiamato Pavilion, che è il primo edificio che ricicla anidride carbonica invece di produrla. Quanto a Brighton, a proiettarla al secondo posto della classifica è stato il fatto di aver posto sostenibilità e protezione dell’ambiente tra i propri obiettivi centrali, mentre risulta particolarmente eclatante il caso di Warwick. L’ateneo, infatti, ha pensato di creare una laurea interdisciplinare in sviluppo della sostenibilità globale, che le ha permesso di guadagnare quasi cento posti in classifica passando dal 129esimo al 34esimo nel giro di un solo anno.

Le ragioni che garantiscono un “accreditamento” ecologico sono dunque le più diverse, ma la certezza è che nel mondo universitario anglosassone l’attenzione debba essere focalizzata anche su progetti di ambito ambientale. Come è accaduto a Brighton, dove hanno installato 893 pannelli solari che consentano di ridurre le emissioni di anidride carbonica e di risparmiare quarantamila sterline l’anno. O come succede per ogni corso a Nottingham: la richiesta dei vertici dell’ateneo è stata quella di inserire nelle lezioni e nei progetti finali almeno uno degli obiettivi prefissati dalle Nazioni Unite per lo sviluppo e la salvaguardia dell’ambiente.

Così gli studenti di chimica devono progettare una soluzione per cercare di alimentare il mondo in modo sostenibile, mentre chi si prepara per diventare maestro elementare segue lezioni su orticoltura e giardinaggio. Per spiegare un giorno ai suoi allievi come coltivare pomodori e patate, favorendo la produttività del terreno e riducendo le emissioni dei camion che trasportano le merci.

Londra, 12/1/2017

Caterina Belloni


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com