L’università di Oxford adesso ha il “suo” gin

A produrlo è una distilleria locale in collaborazione con il Giardino Botanico dell'ateneo che fornisce le essenze base

L’università di Oxford adesso ha il “suo” gin

 

L’Università di Oxford è nota in tutto il mondo per aver avuto tra i suoi allievi premi Nobel, poeti illustri, capitani d’industria e moltissimi primi ministri britannici, compresa Theresa May. Presto però l’ateneo potrebbe conquistarsi fama per ragioni un po’ meno accademiche.

E’ infatti la prima università ad entrare nel mondo della produzione di alcolici e distillati. Merito del “Physic Gin”, realizzato grazie alla collaborazione tra l’Oxford Artisan Distillery e il professor Simon Hiscock, direttore del Giardino Botanico dell’ateneo.

Il tocco oxfordiano nel distillato, infatti, consiste nel fatto che viene realizzato usando orzo di origine medioevale e circa 25 diverse essenze botaniche che arrivano direttamente dal Botanical Garden dell’università. Un luogo d’incanto che è stato anche rifugio di scrittori come Tolkien e Lewis Carroll.

Per l’esattezza dal Giardino Botanico, che non ha dimensioni e capacità operative per supportare un’operazione su larga scala come questa, proviene buona parte di tutte le essenze utilizzate inserite nel cosiddetto catalogo di Jacob Bobart il Vecchio. E’ stato il primo custode e gestore del Giardino Botanico e nel 1648 ha pubblicato un catalogo con le 1600 piante ed essenze che conteneva.

Di origine germanica, Bobart viene ricordato, oltre che per questo testo, anche per aver venduto ortaggi e verdure del giardino e per aver gestito in zona un pub, chiamato Greyhound. Quasi un segno del destino, visto che dal suo testo e dalle generazioni successive dei semi che proteggeva e curava, ora nasce un distillato destinato a placare le ansie dell’animo proprio come sapeva fare il suo pub, secoli fa.

Come ha spiegato ai giornali il professor Hiscock, non esistono tracce o testimonianze del fatto che Bobart producesse il gin, ma ai suoi tempi i pub erano soliti farlo, quindi non è possibile escludere a priori che le essenze oxfordiane siano già state sfruttate per le libagioni e i brindisi ad alto tasso etilico.

Il professore si è appassionato a questa idea al punto da essersi procurato una licenza per vendere alcolici e aver trovato il fornitore dell’orzo, John Letts; un personaggio di livello accademico, a modo suo. Tom Nicolson, che segue la fornitura di orzo per la distilleria, lo definisce un archeologo dei semi, visto che ha raccolto tonnellate di grani cercando persino nella base dei tetti di paglia dei fienili medioevali dell’Oxfordshire, che poi ha piantato, coltivato e trinciato a mano.

Nei suoi grani ci sono tracce di varietà che risalgono al 1200 e al 1500 e promettono al distillato finale un aroma impareggiabile. Quanto ai metodi di produzione, la piccola distilleria di Oxford lavora in modo filologico, senza scorciatoie o distrazioni. Come si addice a uno dei centri di ricerca e studio più apprezzati del mondo, che non potrebbe certo permettersi di condividere il nome con un superalcolico di livello dozzinale.


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com