Università inglesi: dal 2021 stop alle rette agevolate per gli studenti europei

Chi proviene dal resto del Vecchio Continente dovrà pagare le stesse tasse dei loro colleghi che arrivano da paesi più lontani

Università inglesi: dal 2021 stop alle rette agevolate per gli studenti europei

 

Ormai è ufficiale: dal 2021 i giovani europei che vogliono studiare nelle università inglesi dovranno pagare le stesse tasse dei loro colleghi che arrivano da Paesi più lontani. Per effetto della Brexit non potranno più essere assimilati agli inglesi, quindi pagare rette più basse e ottenere il prestito di studio. Anche i sostegni per i corsi master, il dottorato, l’apprendistato e le borse di studio per loro diventeranno un ricordo del passato.

L’annuncio è stato dato nei giorni scorsi e riguarda gli allievi che si iscriveranno da settembre 2021. Per quelli che si sono già iscritti e cominceranno il corso dopo l’estate, infatti, i privilegi saranno mantenuti, come per gli europei che sono legalmente residenti nel Regno Unito, perché hanno ottenuto il Settled Status all’interno del Withdrawal Agreement.

Chi rientra in queste categorie potrà continuare a pagare 9.250 sterline l’anno di retta, mentre gli altri dovranno adeguarsi agli standard fissati per gli studenti internazionali, che variano da 10mila a 38mila sterline l’anno, in base all’università e al tipo di laurea.

Secondo le statistiche nelle università inglesi la presenza degli stranieri è fortissima, pari a circa mezzo milione di iscritti, che scelgono principalmente Londra. Allo University College London, ad esempio, gli stranieri superano il 50 per cento del totale, alla London School of Economics sono pari al 70 per cento, ma anche Oxford e Cambridge vantano circa il 40 per cento di studenti che non sono autoctoni. Circa il 30 per cento di questi allievi è rappresentato da cittadini europei.

Di recente, però, in base ai dati dell’Ucas, l’ente che sovrintende alle iscrizioni universitarie, il numero ha subito una flessione. Alle iscrizioni di gennaio, ad esempio, sono stati registrati 860 studenti in meno, con un calo del due per cento rispetto al totale di 43.030 iscritti, ma è probabile che con l’aumento delle tasse il taglio diventerà molto più significativo.

L’annuncio del nuovo corso è stato dato dal sottosegretario all’istruzione Michelle Donelan , che ha voluto ricordare come allievi, ricercatori e docenti europei abbiano dato un grande contributo all’accademia britannica e come ci sia la volontà di far continuare questa collaborazione, considerato anche l’alto livello e la qualità delle istituzioni universitarie del Regno Unito.

Secondo Nick Hillman, direttore dell’Higher Education Policy Institute (HEPI), però, si tratta di una “cattiva notizia”. In base ai suoi calcoli, infatti, le tasse più alte e la mancanza di sostegni economici potrebbero portare a un tonfo nelle iscrizioni da parte degli europei, con un calo anche del 60 per cento.  “Se questo accadesse, le nostre università sarebbero meno variegate e meno inclini a ricevere influenze da altri Paesi” ha sottolineato.

È evidente anche per lui, però, che quando il Regno Unito sarà fuori dall’Unione europea, chiedere agli allievi internazionali di pagare di più rispetto a quelli europei sarebbe ingiusto. Anche Universities UK, associazione che rappresenta 137 atenei e istituzioni universitarie del Paese, ha commentato questa decisione, sottolineando che avrebbe preferito mantenere le tariffe ridotte anche per l’anno accademico 2021-2022.

Secondo l’associazione, infine, è essenziale che gli studenti europei continuino ad arrivare perché rappresentano un valore aggiunto importante per la ricerca e la cultura inglesi. L’invito che il mondo universitario rivolge ai giovani europei è quello di non perdere tempo e iscriversi per l’anno che comincerà a settembre. Ci sono ancora margini per farlo e le tariffe rimarrebbero quelle convenienti per l’ intero corso di studi.


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