L’università inglese sempre più rosa: boom di iscritte per il nuovo anno

A dispetto della Brexit crescono anche gli iscritti provenienti dagli altri paesi eruopei

L’università inglese sempre più rosa: boom di iscritte per il nuovo anno

 

La prima donna laureata al mondo è stata un’italiana: Elena Lucrezia Corner Piscopia, che ha conquistato il titolo di dottore in filosofia a Padova il 25 giugno del 1678. Un caso unico, che per secoli ha avuto ben scarso seguito. Fino almeno a metà del Novecento, infatti, le ragazze che frequentavano l’università erano una minoranza.

Oggigiorno, invece, il numero delle giovani che puntano ad ottenere una educazione di livello elevato è aumentato al punto che ha superato quello del maschi. Perlomeno in Gran Bretagna, dove i dati appena diffusi dall’Ucas parlano chiaro. La differenza tra maschi e femmine che si sono iscritti a un corso universitario è aumentata ancora per il prossimo anno accademico, con 98mila donne in più, che hanno deciso di tentare la strada della formazione in un ateneo.

In tutto le matricole in gonnella saranno 367.300 di età variabile, mentre i maschi che hanno presentato la loro documentazione entro la data limite estiva sono stati solo 269.660. La differenza è di 97.640 studenti maschi in meno, più dello scorso anno quando il divario si era attestato sui 96.300. Nel 2016, in realtà, le ragazze con ambizioni di laurea e dottorato erano state ancora di più per una differenza pari a 103.910, ma se si considera un periodo più ampio l’aumento resta significativo e costante, con un 2013 che vedeva solo 86.630 donne in più ai ranghi di partenza per un corso triennale.

Per comprendere meglio come la femminilizzazione dei corsi universitari sia ormai inarrestabile, va segnalato che nelle iscrizioni di quest’anno si è registrato un due per cento in meno rispetto al passato. In generale, comunque, secondo l’Ucas la tendenza è positiva. A dispetto delle paure per Brexit, gli iscritti europei sono aumentati, con un due per cento in più rispetto al passato, che porta il numero a 50.130.

Quelli inglesi risultano solo in lievissimo calo, con una forte componente di adesione tra i giovani che hanno ripreso fiducia nell’idea di continuare gli studi. Gli esperti vedono queste tendenze come un segnale evidente del fatto che l’università britannica continua ad esercitare il suo fascino sulle nuove generazioni, che siano autoctone oppure vengano da lontano.

Il dato più interessante della statistica, però, rimane quello delle ragazze che saranno più numerose dei maschi. Peccato che poi, una volta ottenuta la laurea, la proporzione cambi radicalmente e per loro spesso non sia semplice trovare un posto di lavoro adeguato.

Per le giovani, infatti, resta un’impresa quella di infrangere il “soffitto di cristallo” che pone gli uomini in posizioni di più alto profilo nelle aziende, anche a parità di preparazione e risultati accademici. Come dire che le ragazze eccellono a scuola e in università, ma quando si tratta della professione faticano a volare.

In fondo, però, una ricerca recente condotta in Italia sul profilo dei laureati conferma che le donne hanno risultati più brillanti rispetto agli uomini in quasi tutti gli ambiti di studio, sia in termini di regolarità che di voti, e poi però rimangono al palo. Nel 2016, ad esempio, quando le ragazze laureate sono state il 59 per cento del totale, hanno avuto voti di media di laurea superiori, più esperienze di formazione e tirocinio e anche maggiore rapidità.

Un segnale delle loro capacità, troppo spesso messe all’angolo e sprecate quando si arriva al mondo del lavoro, ancora dominato da principi che, purtroppo, non considerano solo il merito.


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com


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