Università inglese: con il divorzio dall’Europa calano i fondi ma gli studenti aumentano

I finanziamenti destinati al Regno Unito sono diminuiti di circa 120 milioni di sterline

Università inglese: con il divorzio dall’Europa calano i fondi ma gli studenti aumentano

 

Il vero effetto negativo della Brexit sul fronte dell’università non è il calo degli studenti, ma la riduzione dei finanziamenti dall’Unione Europea. A dimostrarlo sono gli ultimi dati a proposito del programma Horizon 2020, che gestisce i fondi europei per la ricerca.

Secondo il Department for Business, Energy and Industrial Strategy (BEIS), infatti, nel bilancio redatto prima dell’estate i fondi assegnati al Regno Unito sono scesi al 24,22 per cento del totale, mentre erano sempre stati intorno al 25,47 per cento. Significa, in concreto, 136 milioni di euro in meno, pari a circa 121 milioni di sterline.

Finanziamenti che servivano a sostenere la ricerca nel mondo anglosassone e che sono stati deviati altrove, probabilmente nel timore che l’Unione Europea sostenesse iniziative in un paese destinato nel giro di pochi mesi ad allontanarsi.

Di fronte alle proteste da parte delle Università, che contano su questi finanziamenti per accapparrarsi docenti e ricercatori di alto livello e per permettere loro di lavorare e competere con gli altri Paesi, il governo ha assicurato che si farà carico di ripianare i mancati fondi arrivati dall’Unione Europea. Anche se non c’è chiarezza sulle modalità e sui termini di questi finanziamenti in patria.

L’ipotesi è che il governo collabori al finanziamento dei progetti, qualora i fondi europei dovessero venire meno, come hanno dichiarato pubblicamente i vertici del Beis: “Il proseguo di una collaborazione nella ricerca e nell’innovazione è un vantaggio per le comunità scientifiche e i cittadini tanto del Regno Unito quanto dell’Unione Europea, anche perché il nostro Paese è sempre stato uno dei principali partecipanti di Horizon 2020”. Buoni propositi che però devono trovare una corrispondenza pratica, che nel bilancio già risicato del governo May non sarà così semplice da individuare.

A pochi mesi dal divorzio dall’Unione europea, comunque, il taglio dei finanziamenti alla ricerca sembra la conseguenza più pesante della Brexit sul mondo universitario. Perché il numero degli studenti in arrivo dall’Unione europea è aumentato quest’anno, a dispetto di tutti i timori.

Al punto che l’aumento delle iscrizioni da parte di allievi stranieri (europei, ma anche di paesi lontani) è servito a bilanciare una riduzione dei candidati britannici, che sono stati inferiori al passato e anche alle aspettative. Due delle università più “gettonate”, da parte dei giovani europei sono state Warwick (con un dieci per cento in più di richieste) e University College London (UCL).

Secondo gli esperti è come se l’avvicinarsi della Brexit avesse spinto gli allievi a focalizzare la propria attenzione sull’università britannica e il suo alto valore in chiave accademica e di prospettive lavorative. Il collegamento del mondo accademico britannico con il panorama internazionale e con aziende e società hanno fatto da elementi di attrazione.

Secondo i dati dell’Ucas, che comunque potrebbero ancora essere modificati con degli aumenti nelle prossime settimane, gli allievi dell’Unione Europea che hanno applicato per un corso universitario sono stati 43.500, pari al 3 per cento in più rispetto allo scorso anno.  Un ottimo risultato, anche perché si tratta del secondo numero più alto di sempre per gli iscritti provenienti dal Vecchio Continente.

A giocare un ruolo importante in questo incremento di iscrizioni è stata di certo la rassicurazione, arrivata dal governo, che gli studenti europei che cominciano il corso quest’anno manterranno gli stessi diritti del passato, come per coloro si iscriveranno l’anno prossimo.


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com


 

 

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