Università britanniche, calo di iscritti. L’ombra della Brexit

Rispetto all'anno scorso 25mila persone in meno hanno fatto domanda. Gli allievi dell'Unione Europea scendono del 5%

Università britanniche, calo di iscritti. L’ombra della Brexit

 

Se prima si trattava di un sospetto, anzi di una paura, ormai è una certezza. I dati ufficiali, appena diffusi dall’Ucas, l’organismo che sovrintende all’istruzione superiore nel Regno Unito, hanno confermato che si è registrato un calo considerevole delle iscrizioni alle università inglesi. Per la precisione ci sono stati 25mila candidati in meno che non hanno fatto domanda per ottenere un posto, il che significa una riduzione del 4 per cento rispetto all’anno passato.

In particolare il calo si è fatto sentire nelle iscrizioni alla laurea infermieristica e nelle richieste di ingresso da parte di studenti più adulti, coloro cioè che dopo un’esperienza di lavoro o di vita all’estero decidono quale sarà il loro percorso, e scelgono di iscriversi alla facoltà che li aiuterà a realizzare il  progetto. L’altro calo rilevante è stato quello degli allievi provenienti dai paesi dell’Unione europea, il cui numero è sceso del cinque per cento. Un cambio di rotta rispetto al passato (visto che dal 2012 in poi c’era stata una crescita costante) che dipende principalmente dalle preoccupazioni per la Brexit e le conseguenze che potrebbe portare.

In generale, alla data finale del 30 giugno, ci sono state 649mila e 700 iscrizioni nelle università britanniche contro le 674mila e 890 dello scorso anno. In Inghilterra e Galles il calo è stato del 5 per cento, in Irlanda del Nord del 4 per cento e in Scozia (dove l’università è completamente gratuita per gli studenti dell’Unione Europea) dell’uno per cento. Dall’Unione Europea sono arrivate 49.250 domande contro le  51.850 del 2016. A tenere sono solo le iscrizioni dai paesi extra-europei, con un due per cento risicato di aumento, che regala comunque scarsi sorrisi.

Con le statistiche in mano, il mondo accademico si sta interrogando. Preoccupa il numero ridotto di allievi oltre i 25 anni, che invece sono sempre stati una caratteristica del Regno Unito, ma soprattutto spaventa il ridotto interesse da parte dei giovani dell’Unione Europea, che si sono forse affidati ad altri paesi dall’altrettanto brillante tradizione accademica. Secondo la dama Julia Goodfellow, presidente dell’organismo Universities UK, gli atenei devono cominciare ad affrontare questi segnali e a cambiare strategia. Soprattutto nei confronti degli allievi europei, che devono essere coccolati e rassicurati, facendo capire loco che continano ad essere benvenuti e che arricchiscono il panorama culturale del paese. Perché, come ha dimostrato l’esperienza, in Gran Bretagna gli europei che studiano e si dimostrano abili, trovano poi strada spianata per il futuro.

Tutti quanti, comunque, concordano sul fatto che i costi dell’istruzione universitaria rappresentano il primo ostacolo, in patria come fuori. Il prossimo anno le tasse universitarie nel Regno Unito ammonteranno a 9.250 sterline l’anno, cui vanno aggiunte le spese di mantenimento nella sede di studio. Mentre il meccanismo dei prestiti, che è sempre stato presentato come una formula di sostegno per offrire istruzione a tutti i ceti sociali, subirà un aumento dei tassi di interesse, che passeranno dal 4,6 al 6,1 per cento.

Insomma costi aumentati e tassi in crescita, per mettere ancora più in difficoltà i ragazzi che hanno un’ambizione, del talento ma non i fondi di mamma e papà per mantenerli agli studi. Anche l’abolizione delle borse di studio statali per chi segue i corsi da infermiere ha determinato dei problemi, visto che gli allievi devono affidarsi al debito di studio, ma molti temono di non riuscire poi a ripagarlo, una volta completato il corso di laurea. Infine, anche in ambito di costi, resta il nodo della Brexit, su cui il governo ha ancora tante incertezze, e che spaventa tanto le università quanto gli allievi europei, preoccupati di cominciare il corso con le stesse tariffe dei britannici e di ritrovarsi poi, a metà strada, con i costi di chi arriva da più lontano. E spende decisamente di più.


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK.  Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com


 

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