Università UK, gli studenti europei pagheranno le stesse tasse anche dopo Brexit

Il Governo non modificherà la retta per l'anno accademico 2019 lasciandola bloccata a 9.250 sterline

Università UK, gli studenti europei pagheranno le stesse tasse anche dopo Brexit

 

I giovani europei che sognano di proseguire gli studi in Gran Bretagna dopo la Brexit possono tirare un sospiro di sollievo. Il ministro dell’educazione Damian Hinds ha infatti annunciato che gli allievi provenienti dai paesi dell’Unione che inizieranno gli studi universitari in UK nell’autunno 2019 continueranno a ricevere lo stesso trattamento di quelli inglesi. Nulla cambierà, dunque, almeno nel primo anno in dopo che la separazione dall’Europa diventerà ufficiale.

Gli studenti dovranno pagare le stesse tasse degli inglesi, alte ma nettamente inferiori a quelle di chi arriva dai paesi lontani  e potranno anche accedere a borse di studio e altre forme di finanziamento. Lo status agevolato varrà per il primo anno di corso e anche per quelli successivi, sino alla conclusione del percorso di istruzione.

L’annuncio ufficiale è arrivato per dare certezza e chiarezza, dopo che la Scozia aveva già segnalato la propria intenzione di mantenere lo stesso status per gli allievi europei, dove per altro non si paga un penny per studiare.

La decisione del governo è stata ovviamente accolta con entusiasmo dai vertici dell’università inglese preoccupati che la paura per la Brexit e le incertezze sul futuro facessero crollare il numero degli iscritti europei, storicamente alto.

Al momento negli atenei britannici ci sono circa 135 mila studenti che provengono da paesi dell’Unione Europea. La maggior parte di questi allievi si concentra nelle università appartenenti al Russell Group o nei centri di alto livello di Londra e della Scozia. All’University College di Londra, ad esempio, ci sono adesso oltre 4.400 studenti europei, quasi il 10 per cento del totale mentre a Edinburgo la percentuale sale all’11 per cento con 3.600 allievi. Anche la London School of Economics vanta un bel numero, circa duemila iscritti, che sono pari al 18 per cento del totale, mentre Cambridge conta oltre 2.500 giovani europei, pari al 13 per cento del suo corpus di allievi.

Tra gli atenei più gettonati, poi, figurano le università di Aberdeen, l’Imperial College di Londra, l’università Queen Margaret di Edinburgo e quella di Essex. Sempre a Londra vanno forte la School of Oriental and African Studies e la University of the Arts, che ha un approccio molto concreto anche con il mondo del lavoro e del design.

Per tutti i giovani che nutrono aspettative di studi nel Regno Unito, ma stavano soffrendo per le paure legate allo spettro della Brexit, dunque, la comunicazione del Governo è arrivata come un balsamo. Anche dopo il marzo 2019 non ci saranno limiti e confini per la cultura e per chi ha voglia di sperimentare una formazione diversa. Un’apertura che secondo alcuni è stata confermata anche nella speranza che dall’Unione Europea continuino ad essere assegnati agli atenei inglesi i fondi per la ricerca che potrebbero essere altrimenti riservati solo agli atenei del Vecchio Continente.

Quanto alla retta non verrà modificata e rimarrà ancorata al tetto massimo di 9.250 sterline l’anno previste per gli allievi inglesi, dalla fase dell’iscrizione nell’autunno del prossimo anno almeno fino all’estate 2023. Una prima certezza, cui seguiranno decisioni a proposito degli anni successivi sulla base dei negoziati per la Brexit e degli accordi tra i singoli paesi. Sapendo che, come ha sottolineato il ministro, gli allievi di Oltremanica vengono considerati come un arricchimento per l’ambiente accademico inglese. Quasi uno dei punti di forza, che lo rendono competitivo rispetto al resto del mondo.


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com