Più qualità, più tasse da pagare: la riorganizzazione dei college inglesi

Non basterà più solo avere il nome. Le tariffe universitarie dovranno essere basate sul valore dei prof e dei servizi offerti

Più qualità, più tasse da pagare: la riorganizzazione dei college inglesi

 

Nel processo di trasformazione del mondo universitario del Regno Unito potrebbero entrare anche nuovi parametri. La scorsa settimana il Governo aveva proposto che le tasse venissero commisurate alla spendibilità della laurea sul mercato del lavoro, aumentandole per le facoltà che garantiscono assunzioni e stipendi elevati e riducendole per quelle che invece non danno garanzie e non pagano granché. Adesso, a questo primo criterio andrà aggiunta anche la qualità dell’insegnamento.

Il nuovo criterio farà in modo di considerare il valore degli insegnanti, il credito di cui le istituzioni godono a livello nazionale e internazionale, le pubblicazioni e il grado di soddisfazione degli allievi.

Solo le facoltà in cui tutti questi punti hanno una valutazione adeguata potranno chiedere agli allievi di sborsare tasse elevate pari alle attuali 9.250 sterline l’anno, mentre le altre dovranno abbassare le loro pretese.

Il progetto serve anche per ristabilire un equilibrio nel mondo accademico. Perché ci sono università di gran fama, che hanno delle facoltà e dei dipartimenti deboli, e altre meno rinomate che invece presentano delle eccellenze, che rischiano di non ottenere il riconoscimento adeguato.

Il piano del governo è di segnalare a utenti e futuri iscritti le magagne dei corsi anche in università di prestigio e di far emergere dipartimenti di valore che magari lavorano all’ombra di istituzioni più deboli.

All’origine di questa revisione delle tasse universitarie, ci sono contestazioni arrivate pubblicamente da parte di ex allievi che hanno investito sull’istruzione, magari indebitandosi per molti anni, e si sono resi conto che forse non ne valeva la pena, visto che la loro laurea era diventata un pezzo di carta anziché il trampolino di lancio verso una carriera di successo.

Il caso esemplare è quello di Pok Wong, studentessa di 29 anni, che ha chiesto al tribunale di ottenere 60mila sterline di risarcimento danni dalla Anglia Ruskin University a Cambridge, perché avrebbero violato il contratto stipulato con l’allieva all’atto della sua iscrizione e anche rappresentato in modo fraudolento vantaggi e pregi del loro corso di studi.

Laureata con il massimo dei voti in International business management nel 2013, la giovane ha raccontato di essersi fatta convincere dalla presentazione iniziale e di aver constatato via via debolezze, che poi si sono rivelate vere e proprie criticità al termine del corso di studi, quando si è affacciata al mondo del lavoro.

In risposta a questo attacco ufficiale, che potrebbe essere esteso ad altri atenei, il governo ha appunto pensato di lanciare un sistema di classifiche per le lauree, che tenga conto della qualità offerta e della spendibilità in termini di assunzioni. Già 50 atenei si sono detti disponibili a sperimentare questo programma e tra questi figurano Cambridge, Lse e l’Imperial College di Londra.

Il piano di valutazione, in realtà, sembra riprendere il Teaching Excellence Framework (TEF)  che la scorsa estate ha messo in fila tutte le università britanniche dando dei giudizi per la qualità della docenza, le biblioteche, i laboratori, la disponibilità dei tutor, la soddisfazione degli allievi e l’efficenza del personale amministrativo.

Sono stati assegnati premi in oro, argento e bronzo, con qualche sorpresa. Perché la London School of Economics (LSE), la Southampton University e Liverpool hanno ottenuto una medaglia di bronzo, mentre atenei meno rinomati, come Aston, Coventry e Surrey si sono guadagnati l’oro, proprio come Oxford, Cambridge e St Andrews.

Secondo Sam Gyimah, il ministro per l’università, questo sistema non consentirà più alle università di nascondersi. Dovranno mostrare chiaramente meriti e lacune, offrendo ai giovani il miglior insegnamento possibile, su una scala non locale ma internazionale.


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com