Pisolino libero nelle università UK. Per rendere di più

Rivoluzione ad Edimburgo: quattro spazi per il relax degli allievi perchè la mancanza di sonno riduce i risultati didattici

Pisolino libero nelle università UK. Per rendere di più

 

Nelle università della Gran Bretagna gli studenti sono liberi di dormire anche durante le ore di lezione. Come dimostra l’ultimo progetto approvato dall’Università di Edimburgo, che a breve collocherà in alcuni spazi comuni delle postazioni destinate alla pennichella degli allievi. Potrebbe sembrare uno scherzo, invece è una decisione concertata tra studenti e docenti, con l’ausilio di una ricerca scientifica a sostenere l’iniziativa.

Perché la mancanza di sonno rappresenta uno dei principali fattori che intaccano il rendimento di uno studente. Quindi creare luoghi raccolti, dove gli allievi bisognosi di riposare possano fermarsi per recuperare le energie, diventa fondamentale se si vogliono avere esami e ricerche di alto livello.

Per questo l’università di Edimburgo ha deciso di acquistare quattro postazioni da riposo, al costo di 10mila sterline l’una, da distribuire nei vari spazi. Un decisione accolta con entusiasmo dagli allievi, dal momento che un sondaggio a loro rivolto ha sottolineato come l’84 per cento degli studenti sia favorevole all’iniziativa.

Uno dei “nap pod” che verranno installati nell’università di Edimburgo

Nello spazio per la pennichella, che in inglese si chiama nap pod, gli allievi potranno sdraiarsi dentro una sorta di guscio spaziale, con una chaise longue chiusa da un coperchio e un casco da indossare, che propone musica e immagini rilassanti per aiutare a staccare la spina. Un sistema che consente di recuperare i deficit di sonno, ma anche di rilassarsi ed evitare l’insorgenza di problemi psicologici, dall’ansia alle crisi di panico, che negli ultimi anni stanno diventando sempre più diffuse tra i giovani.

In realtà qualche contestazione da parte degli allievi è arrivata, visto che le postazione saranno quattro per quasi trentamila iscritti, quindi occorrerà mettersi in coda per godersi un break di 40 minuti. Intanto, però, dove il nap pod è stato attivato, i risultati sono stati positivi. All’università di Manchester, ad esempio, si fa qualcosa di analogo dal 2014 e in fondo esistono postazioni per il pisolino anche negli uffici londinesi di Google.

Che la deprivazione di sonno sia all’origine di malesseri psicologici e cali di rendimento, comunque, è ormai un fatto assodato. Di recente, anzi, sono stati diffusi dei dati impressionanti sulle conseguenze della mancanza di riposo per l’economia della Gran  Bretagna. In sintesi si può dire che le notti troppo brevi dei cittadini costano 40 miliardi di sterline all’anno al paese, tra giorni di lavoro persi, malattie e scarsa produttività.

L’indagine condotta dall’istituto indipendente inglese Rand Europe, che ha utilizzato i dati di 62mila persone in cinque paesi, tra cui anche America, Giappone, Canada e Germania, ha confermato che chi dorme poco, combina ancora meno. Il risultato è che mediamente ogni paese subisce un rallentamento pari all’1,9 per cento della crescita economica prevista a causa delle notti troppo “brevi” dei suoi cittadini. Una constatazione che se vale per il mondo del lavoro, probabilmente risulta ancora più veriteria nel settore dell’università, dove serve il massimo dell’energia per arrivare a risultati concorrenziali.

Tra le soluzioni indicate dai ricercatori è arrivata anche la proposta di collocare delle nap room in tutti i luoghi di lavoro. Proprio quello che sta pensando di fare l’università scozzese, che vede probabilmente in questo arricchimento dei suoi servizi un modo per attrarre nuovi allievi. Perché se il grado di formazione e istruzione fornito è adeguato a quello di altri atenei, la garanzia di proposte aggiuntive rivolte al benessere degli iscritti finisce per diventare un elemento che ha un peso per chi non ha ancora deciso dove andare a studiare.


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com