Libertà di parola: nei college inglesi è scontro su cosa dibattere

In molti atenei gli studenti chiedono di non trattare specifici argomenti per non intaccare la sensibilità dei loro colleghi. E c'è chi vieta di indossare il sombrero perchè simbolo razzista.

Libertà di parola: nei college inglesi è scontro su cosa dibattere

 

La libertà di parola sembrerebbe in pericolo nelle università inglesi. Da qualche anno a questa parte sembra si stia diffondendo una tendenza che suscita dibattito. In nome del politically correct, infatti,  talvolta si tende a bandire ogni discussione su argomenti che potrebbero risultare offensivi per le altre persone.

Il problema è che lo spettro delle tematiche “sensibili” è talmente ampio che si potrebbe finire per annullare ogni spazio di dialogo e riflessione, perdendo il ruolo chiave dell’accademia di “palestra” per la mente. Secondo alcuni professori universitari britannici, che hanno scritto un appello pubblicato sul quotidiano The Telegraph, un’intera generazione di studenti potrebbe ritrovarsi priva della sfida intellettuale di dibattere esprimendo punti di vista contrastanti, per colpa di questa tendenza alla censura preventiva e alla creazione di spazi sicuri e protetti, dove le credenze di ognuno devono essere rispettate in quanto tali, indipendentemente dalla loro correttezza.

Una stranezza, dal momento che in molti paesi anglosassoni, incluso il Regno Unito, i bambini studiano a scuola la formula del dibattito pubblico e fanno seminari e persino gare per abituarsi a tener testa a un avversario che sostenga posizioni opposte.

La statua di Cecil Rhodes nel college di Oxford al centro di un forte dibattito sul toglierla o meno

L’intervento ufficiale da parte dei docenti è arrivato dopo che a Oxford si è cominciata a valutare la possibilità di spostare la statua storica di Cecil Rhodes, uno degli ex studenti e benefattori dell’ateneo, per via della sua partecipazione all’apartheid in Sudafrica. Ma celebrare un uomo che ha partecipato alla storia dell’università e finanziato corsi e borse di studio, non significa certo che l’ateneo condivida e sostenga le sue posizioni politiche.

Perché il rischio di questa rimozione di temi e argomenti fastidiosi è in fondo quello di non considerare più questioni storiche importanti, con la conseguenze di non spiegarle alle nuove generazioni, lasciandole prive di strumenti e conoscenze. Del resto la statua in questione è stata inserita da Historic England, tra gli oggetti di interesse storico.

Di questo passo, la prospettiva è quella di appiattire l’ambiente culturale e intellettuale dei campus, con il pretesto di proteggere posizioni individuali e di piccoli gruppi.  E poi il free speech, ovvero la libertà di espressione, è sempre stata un pilastro della cultura anglosassone e rinunciarvi per rispetto della presunta libertà altrui, sarebbe davvero un problema.

Secondo gli accademici il vero problema è che gli allievi vengono visti a volte più come clienti da non indispettire, che come giovani da forgiare e aiutare nel loro sviluppo intellettuale. Quindi, quando un piccolo gruppo di loro, riunito in movimento, alza la voce e chiede di bandire un argomento, si tende ad accontentarli.

Il documento firmato dai professori sottolinea che gli allievi tendono a esercitare una specie di sottile censura su discussioni e argomenti di studio, ma “una cultura che restringe il libero scambio di idee incoraggia la censura e lascia le persone spaventate all’idea di esprimere le proprie opinioni nel timore di essere fraintese. Un rischio che distrugge l’essenza stessa della democrazia”.

Invece una società aperta e democratica prevede il coraggio di contestare le idee con cui si è in disaccordo o che si trovano offensive, sviluppando un dibattito. Insomma, non rimuovere argomenti o statue, ma rifletterci, scoprendo limiti e vantaggi e sviluppando capacità critiche, che nella vita servono come passpartout per risultati di successo.

A spingere i professori a prendere posizione, peraltro, sono state alcune richieste discutibili avanzate di recenti dagli studenti. A Maryam Namazie, attivista sul fronte dei diritti umani, è stato quasi vietato di parlare all’università di Warwick, perché è atea e alcuni studenti temevano che avrebbe potuto invitare all’ateismo gli allievi.

All’università di East Anglia, invece, agli studenti è stato vietato di indossare il sombrero offerto da una catena di ristoranti messicani, perché farlo poteva apparire come un gesto razzista. A Oxford, poi, alcune allieve hanno chiesto di cancellare un dibattito sull’aborto, dal momento che tra i relatori c’era un uomo e a loro parere una persona priva di utero non può discutere di gravidanza e parto.

Il problema, comunque, non riguarda solo il mondo universitario britannico, visto che ad Harvard, negli Stati Uniti, gli allievi hanno chiesto di non insegnare più la legge sulla violenza sessuale. La loro preoccupazione è che in aula ci possano essere studenti che le hanno subite e se ne abbiano a male. Ma definire e imparare le regole ha proprio lo scopo di tutelarle.

 


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com