Gestione della pandemia nelle università UK: gli studenti si dicono insoddisfatti e chiedono il rimborso delle tasse

Monta la polemica su come il governo sta gestendo l'emergenza sanitaria all'interno degli atenei, dopo i numerosi casi di studenti contagiati

Gestione della pandemia nelle università UK: gli studenti si dicono insoddisfatti e chiedono il rimborso delle tasse

 

‘£9,000 per cosa?,’ ‘Lasciateci uscire!,’ ‘La salute mentale prima di tutto. Liberateci!,’ Sono alcuni dei messaggi che si leggono sulle finestre degli studenti attualmente in lockdown forzato in due delle residenze universitarie della Manchester Metropolitan University.

Arriva questa settimana l’ordine dell’università per 1,700 studenti e studentesse dopo che 127 di loro sono risultati positivi al Coronavirus. L’imposizione, del tutto inaspettata, viene accolta con rancore dagli abitanti delle residenze, ma anche con un pizzico di sarcasmo a suon di post-it e messaggi provocatori sui vetri.

In questa situazione si trovano oggi migliaia di studenti nelle università del Regno Unito, soprattutto a Dundee, Edimburgo, Exeter e Manchester.

La notizia arriva dopo la pubblicazione delle stime ufficiali del Ministero della Salute secondo cui una significativa percentuale dei nuovi contagi da Covid-19 arriverebbe proprio dal settore educativo ed, in particolar modo, dagli ambienti universitari. Ma arriva anche in seguito alla pubblicazione della seconda parte del rapporto annuale dell’Unione Nazionale degli Studenti, secondo cui il 67% degli studenti universitari nel paese avrebbe poca o zero fiducia nei confronti del governo e che tale fiducia sarebbe calata ulteriormente dall’inizio della pandemia.

Rinchiusi nelle loro stanze di poco più di 5 metri quadri, Seth e Tizzie dalle università rispettivamente di Manchester ed Edimburgo raccontano alla BBC di sentirsi esclusi da qualsiasi tipo di decisione che li riguarda. ‘Il governo è stato irresponsabile prima di noi nel farci tornare qui,’ dice Seth. Afferma: ‘Esiste un diffuso senso di rabbia e frustrazione nei confronti del governo. Ad un certo punto dovranno assumersi la responsabilità invece di continuare ad accusarci per eventi isolati e feste studentesche a cui una minoranza di noi prende parte.’ Tizzie annuisce ai commenti del collega aggiungendo che fin dal principio della pandemia la popolazione studentesca ‘è stata ostracizzata dalle decisioni del governo Johnson.’

Un resoconto del comitato delle petizioni del parlamento britannico aveva già mostrato a luglio un senso di diffuso malcontento tra gli studenti soprattutto riguardo la qualità dell’insegnamento ricevuto durante la pandemia, il taglio delle ore di lezione, la mancanza di supporto economico e l’impossibilità di accedere alle risorse disponibili in campus (quali laboratori e biblioteche).

Il rapporto della NUS conferma queste tra le motivazioni fondamentali dietro le più di 300.000 firme alla petizione che chiede un rimborso delle tasse universitarie dell’anno accademico 2019-2020. Evidenzia anche che gli studenti più colpiti sono ancora una volta gli studenti provenienti da contesti meno privilegiati – i quali, in mancanza degli strumenti tecnologici per seguire le lezioni online, supporto economico o situazioni domestiche idonee allo studio individuale, si sono visti svantaggiati rispetto ai colleghi – e gli studenti internazionali – che hanno subito più volte durante la pandemia la mancanza di supporto legale in materia di visti di studio e permessi di soggiorno.

Ad oggi, con i corsi iniziati da meno di un mese, la maggior parte degli studenti iscritti agli atenei britannici si dichiara incerto sul futuro, preoccupato per la propria situazione economica e poco fiducioso nei confronti del governo.

Di fronte ai dati preoccupanti, secondo cui il 60% degli studenti avrebbe riscontrato un calo dell’autostima e del benessere psicologico in generale a causa della crisi da Coronavirus, la NUS chiede che venga istituita una rete di supporto per gli universitari sia sul mondo del lavoro, dove la generazione Z si è vista tagliare milioni di posti a causa dell’emergenza, sia nel settore immobiliare, dove continua lo sfruttamento delle risorse già precarie della classe studentesca.

L’unione chiede anche che vengano messe a disposizione camere en-suite o piccoli studio per gli studenti costretti ad auto-isolarsi nelle residenze universitarie. ‘La salute mentale e fisica degli studenti dovrebbe essere una priorità assoluta di chiunque nel settore dell’educazione,’ dichiara la vice-presidente dell’organizzazione Sara Kahn. Aggiunge inoltre: ‘Il governo ha la responsabilità di alleviare lo stress relativo alla situazione economica post-pandemia.Gli studenti devono avere la sicurezza che nel caso in cui avessero bisogno di aiuto, lo troverebbero.’

La pandemia ha avuto un effetto disastroso sull’educazione degli studenti universitari,’ aveva dichiarato la presidente delle università UK a luglio. Si era però schierata contro un rimborso universale delle tasse universitarie. Ad oggi, nessuna risposta arriva alle critiche mosse dai sindacati studenteschi e saranno i singoli istituti a rispondere.


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