Business school senza MBA, la novità del King’s College

L'obiettivo è formare manager capaci di adeguarsi più velocemente alle continue evoluzioni nel mondo del lavoro

Business school senza MBA, la novità del King’s College

 

Una business school senza MBA per formare manager flessibili, che siano più malleabili e duttili una volta inseriti nel mondo del lavoro. È questa la sfida lanciata dal King’s College di Londra (nella foto in alto), l’ultima in ordine di tempo tra le università del Russell Group a cimentarsi nel settore dei corsi di specializzazione nati sul modello americano, ma anche la prima a promuovere un approccio alternativo.

Secondo le dichiarazioni di Stephen Bach, che sarà il capo della scuola che aprirà il mese prossimo, l’idea è nata dopo un confronto con il mondo degli affari. A suo dire molti dei Master in Business Administration, che sono programmi di specializzazione manageriale post-laurea annuali o biennali riservati a chi ha già un’esperienza di lavoro alle spalle, hanno registrato un declino dopo essere stati a lungo riconosciuti a livello internazionale come requisiti preferenziali per le carriere nel mondo degli affari.

Per questo la nuova Business School di King’s offrirà solo master di specializzazioni annuali in materie come la finanza, il management e soprattutto il digital management, oltre ai corsi di laurea base e ai percorsi di formazione brevi, studiati ad hoc per clienti selezionati. Secondo Bach, infatti, le aziende cercano giovani talenti con capacità strategiche, da continuare a formare una volta entrati in azienda. Insomma persone malleabili, che non abbiano ottenuto dal loro MBA una preparazione approfondita ma anche rigida, difficile da impiegare in ambiti diversi e sotto profili differenti.

I master del King’s College, peraltro, avranno un occhio di riguardo per alcune abilità un tempo non considerate così fondamentali, come ad esempio il lavoro in team o l’intelligenza emotiva, anche perché si tratta di alcuni requisiti che ormai vengono collocati in cima alla lista dei desideri delle grandi aziende in cerca dei manager del futuro.

Quanto ai rischi per le conseguenze della Brexit, che alcuni atenei hanno segnalato, la Business School di King’s College non sembra preoccuparsi granché. Un po’ perché la qualità dell’università, rinomata a livello internazionale, spinge gli allievi ad iscriversi a dispetto delle preoccupazioni per un futuro ancora da definire e un po’ perchè, in realtà, con la svalutazione della sterlina, rette e costi di iscrizione sono diventati più appetibili di prima per alcuni paesi europei.

La scuola avrà duemila posti, che vanno aggiunti ai corsi già attivati dall’università, e per ora sono arrivate iscrizioni da ottanta diversi paesi del mondo. Con grande soddisfazione dell’ateneo, che due anni fa ha acquisito 60 nuovi docenti e in vista di questo nuovo progetto ne ha assunti altri cento. Molti peraltro arrivano da paesi lontani, come il Canada o Hong Kong, ma ci sono anche alcuni europei. Docenti e ricercatori che hanno accettato di spostarsi in Gran Bretagna nonostante il timore che i fondi per la ricerca vengano diminuiti dopo l’uscita dall’Unione Europa.

Un segno del fatto che il mondo accademico britannico continua ad essere attraente e di alto livello, a dispetto delle tempeste politiche e delle incertezze governative.

 


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com.