Brexit e università britanniche, confermati i prestiti agli studenti “europei”

Docenti, uno su sei arriva dal resto dell'UE. Il Ministero sta lavorando per la continuità anche dopo i negoziati

Brexit e università britanniche, confermati i prestiti agli studenti “europei”

 

Mentre i negoziati per la Brexit sono cominciati a colpi di titoloni sui giornali e polemiche, il mondo universitario osserva con attenzione cambiamenti e nuove indicazioni, che negli ultimi giorni sembrano abbastanza positive.

Sul fronte degli studenti il Governo britannico ha dato rassicurazione che i giovani che provengono dai paesi europei potranno ancora accedere ai prestiti scolastici e pagare le tasse universitarie per corsi di laurea breve e master secondo le stesse regole che riguardano gli allievi inglesi anche per l’anno scolastico 2018-2019. L’estensione risulta davvero gradita e potrebbe trasformarsi in un incentivo per gli studenti che stanno facendo una scelta.

Prendendo ad esempio l’ateneo di Oxford, uno dei più rinomati, per accedervi non bastano meriti accademici ma servono anche fondi cospicui. Un allievo inglese e, per ora europeo, deve spendere 9.250 sterline all’anno solo di tasse, mentre chi arriva da altri paesi deve pagarne tra 15.755 e 23.190, cui vanno in alcuni casi aggiunte 7.350 sterline per la residenza in college.

Secondo le indicazioni diffuse dal ministero coloro che inizieranno il corso di studi nel 2018-2019, alle condizioni sopra elencate, non solo avranno tasse parificate e accesso ai finanziamenti per quell’anno, ma anche per l’intero corso di studio fino al suo completamento. Insomma, niente cambi in corsa e brutte sorprese, come le diatribe politiche di questo periodo potrebbero far temere.

Sotto il profilo dei docenti, i parlamentari hanno chiesto che si prendano provvedimenti per dare certezza quanto prima ai professori che vengono dai paesi europei rispetto a quello che sarà il loro futuro dopo la fine delle trattative. Secondo stime recenti, un accademico su sei viene da paesi europei, dunque la certezza serve anche per dare stabilità al mondo universitario.

Qualora tutti questi professori e ricercatori fossero per qualche motivo costretti a rientrare, infatti, sarebbe difficile se non impossibile sostituirli e quindi si verrebbe a creare nel mondo universitario britannico un impoverimento a livello numerico degli insegnanti, ma anche – come hanno sottolineato i responsabili dei principali atenei – una perdita di cervelli.

La cosiddetta fuga che fino ad ora ha riguardato ricercatori e giovani di talento italiani costretti ad andarsene all’estero per avere prospettive di carriera e successo, potrebbe ora diventare un problema al contrario per la Gran Bretagna.


Articolo realizzato in collaborazione con SI-UK, società specializzata nell’assistere studenti internazionali interessati a frequentare l’università UK. Per maggiori informazioni visita il sito www.studyin-uk.com