Tutto in un mese: ecco perché il voto all’estero conta davvero

Dopo cinque anni si torna alle urne per rinnovare il Parlamento. Londra, Italia coprirà la tornata elettorale.

Tutto in un mese: ecco perché il voto all’estero conta davvero

 

Le elezioni politiche 2018 si terranno il 4 marzo, cinque anni dopo l’ultima tornata. Allora erano in pochi a credere che la legislatura sarebbe arrivata alla fine, come invece è accaduto. Nessun vincitore, due mesi di impasse per eleggere il presidente della Repubblica, al termine dei quali non si trovò di meglio che riproporre l’uscente – e ultranovantenne – Giorgio Napolitano; un presidente del Consiglio, Letta silurato dal leader del proprio partito; un secondo, subentrato senza essere stato eletto; e un successore, Gentiloni, che per differenza  ha guadagnato un indice di credibilità stellare. Sullo sfondo, la rottamazione della vecchia classe politica (i leader, in realtà, sono sopravvissuti quasi tutti), il consolidamento del Movimento 5 stelle, e la fine della Lega come la conoscevamo.

E’ strano raccontare la politica italiana a chi vive a Londra. La voglia di cambiamento è tanta, ma la sensazione è che la vera rivoluzione abbia già avuto luogo, e sia quella che nel 2013 ha portato al tramonto dell’illusione bipolare. Un sistema che non coglie la complessità di un paese poco abituato alla disciplina, alle regole (quindi poco gestibile) e allontana i cittadini dalle urne, perché l’offerta politica non li rispecchia.
Il risultato è che, nel migliore dei casi, si vota turandosi il naso; oppure, semplicemente, non lo si fa.

Si parla giustamente da anni di astensionismo, ma se togliessimo i voti del Movimento di Grillo, a decidere le sorti del paese sarebbe meno del 40% degli aventi diritto. L’ex comico ha dato al Paese un terzo polo, siamo d’accordo;  ma non è chiaro chi rappresenti tutti gli altri.

Il problema non è il numero di partiti: sono le regole. Perché dovremmo meritarci un paese migliore di noi – osservava giustamente  Ernesto Galli della Loggia  sul Corriere di qualche giorno fa – ?  Siamo gli stessi che saltano la coda, non chiedono la fattura, fregano il parcheggio al disabile. Quelli che non sanno accettare una sconfitta, a volte nemmeno una vittoria (“La figlia promossa con nove, lei voleva il dieci: mamma fa ricorso e perde”…). Inutile scervellarsi oltremisura: una legge elettorale può tentare di correggere il carattere di un paese nei suoi aspetti più ruvidi, non di cambiarne la natura. Per questo servono generazioni e, parola orribile, impegno.

Noi cerchiamo di metterci il nostro. Proveremo a raccontare la campagna elettorale italiana con disincanto. La circoscrizione estero, tradizionalmente Cenerentola – non è da sottovalutare, non solo perché i candidati dovrebbero conoscere i problemi degli expat. C’è anche un tema interno. Gli eletti (uno su tutti, la fulgida chioma di Antonio Razzi) sono stati più di una volta determinanti, con il loro contributo, nel decidere le sorti del Governo in carica. Non è il caso di prendere rischi. Insomma, cari emigranti: correte in soccorso del vostro paese. Noi vi forniremo interviste, spunti e materiale. La scelta, come sempre, spetterà a voi.

Antonio Piemontese
@apiemontese


One Response to "Tutto in un mese: ecco perché il voto all’estero conta davvero"

  1. Elisa Alemanno   February 19, 2018 at 10:26 am

    Buongiorno, grazie per l’articolo. Ho ricevuto tutto e devo urgentemente sapere se, per noi che votiamo dall’Inghilterra, ogni lista è conteggiata come se “corresse da sola” oppure, come per chi vota in Italia, certe liste minori si appoggiano sempre ai partiti maggiori. Sarò esplicita: le schede della circoscrizione Estero votate per +Europa (Emma Bonino) saranno conteggiate come PD se il totale dei voti per tale lista andasse sotto il 3% ? Perché qualcuno mi ha detto che per la Circoscrizione Estero vale solo il Sistema proporzionale, quindi ogni lista corre da sola…. Grazie e spero in una Vs risposta tempestiva.