Referendum costituzionale, gli orientamenti di voto dei parlamentari eletti in Europa

Abbiamo intervistato i parlamentari della circoscrizione Europa: ecco le loro ragioni a favore del SI e del NO

Referendum costituzionale, gli orientamenti di voto dei parlamentari eletti in Europa

 

Manca meno di un mese al 20 e 21 Settembre, data del referendum costituzionale che deciderà sulla riduzione o meno del numero dei parlamentari. Una riforma controversa, che se da un lato punta a ridurre i costi della politica, dall’altro avrebbe l’effetto di ridurre in modo significativo la rappresentatività degli italiani, in particolare modo di quelli che vivono all’estero.  Nel caso di approvazione della riforma con la vittoria del SI, infatti, i parlamentari eletti nelle Circoscrizioni Estere passerebbero da 12 a 8 deputati e da 6 a 4 senatori.

Per comprendere meglio gli effetti della riforma, Londra Italia ha contattato tutti i parlamentari eletti nella circoscrizione Europa, chiedendo loro di condividere con i nostri lettori il loro orientamento sul voto.

Tra loro, l’unico apertamente schierato per il SI  é l’On. Simone Billi, deputato in forza alla Lega Salvini Premier, il quale commenta: “Noi della Lega Salvini Premier siamo a favore del taglio dei parlamentari, anche se avremmo preferito una riforma costituzionale più organica e completa. I parlamentari eletti nei collegi esteri avranno più elettori da rappresentare. Personalmente il mio impegno sarà massimo per continuare ad essere sempre presente, come ho fatto fino ad oggi”.

Posizione opposta per gli altri parlamentari, tutti orientati verso il NO, in alcuni casi anche in dissenso con i propri partiti.

Il Senatore di Forza Italia, Raffaele Fantetti è molto critico sulla riforma: “Risulta di lampante evidenza che quattro senatori ed otto deputati della circoscrizione estero non costituiscono una rappresentanza parlamentare minimamente proporzionata alla base elettorale dei cittadini italiani iscritti – per legge – a quella circoscrizione elettorale e che, operando tale revisione costituzionale, il legislatore produce una lesione concreta del diritto alla rappresentanza democratica nel parlamento sussistente in capo ai numerosissimi cittadini, elettori italiani residenti all’estero. Un diritto che non può non intendersi come intrinseco legato ad un ‘principio supremo’, perché alla base delle fondamenta stesse del nostro ordinamento statuale di repubblica parlamentare, di cui è sia forma che garanzia la Costituzione in essere dal 1 gennaio 1948”.

Il taglio, come concepito non serve” sostiene l’On. Alessandro Fusacchia eletto nelle fila di +Europa che bolla la riforma costituzionale come figlia “di quella cultura anti-casta di chi nel frattempo è diventato parte dell’establishment (gli piaccia o no) e gioca solo a far finta di non avere ancora capito che contestare chi governa è molto più facile che governare e risolvere i problemi. La verità è che con il taglio avremo più casta, non meno. Perché meno parlamentari vuol dire una democrazia ancor più nelle mani di pochi capi partito. Questo è l’unico effetto che si può ottenere, se la riduzione non è accompagnata da altre modifiche a quello che la Costituzione ha previsto dovesse essere il nostro assetto istituzionale, a partire dal bicameralismo perfetto. Anche i risparmi previsti sono relativi – e forse dovremmo iniziare a considerare la democrazia come l’investimento migliore per ciascuno di noi, piuttosto che come un “costo”: ovviamente la democrazia costa, ma spero non sfuggano i costi della mancanza di democrazia”.

Per la Senatrice di Italia Viva Laura Garavininon è risparmio, quando a diminuire sono i diritti. È quello che accadrà con la riforma costituzionale sul taglio dei parlamentari. Un taglio lineare, che non tiene conto della rappresentanza sui territori. E che allontana ancora di più gli eletti dai cittadini. Questo vale in particolare per gli italiani all’estero, che vedranno diminuire in maniera molto maggiore di quanto non avvenga in Italia il numero di parlamentari che li rappresentano. I deputati passeranno da 12 a 8, i senatori da 6 a 4. Un paradosso, se si considera che, invece, gli italiani nel mondo sono aumentati di un quarto in pochi anni. La conseguenza è che, se già oggi a un parlamentare eletto all’estero corrispondono quattro volte più elettori rispetto ad un suo collega in Italia, con la riforma si arriverà ad una sproporzione ancora più elevata. Un senatore ad esempio rappresenterà un milione e quattrocentomila elettori, su un territorio vastissimo. Con la conseguenza che diventerà sempre più improbabile coltivare un contatto diretto tra cittadini ed eletti”.

Di una riforma che trasforma la rappresentanza all’estero parla l’On. Angela Schiró del Partito Democratico che analizza: “Per quanto riguarda l’estero il taglio operato dalla riforma finirà per trasformare la rappresentanza estera in un mero diritto di tribuna, soprattutto per le aree che saranno poco rappresentate. Con questa riforma, sei milioni di cittadini italiani eleggeranno 4 senatori e 8 deputati, che, sia pure in un parlamento più ristretto, non avranno molte possibilità di far sentire la loro voce ed incidere sulle scelte di governo. La mia posizione contraria mi ha portata a differenziarmi, con sofferenza, dal mio gruppo. Ma per rispetto delle mie convinzioni e soprattutto per lealtà verso gli elettori non ho potuto fare altro che esprimermi contro la riforma in ognuno dei passaggi parlamentari. Fin dalla nascita della rappresentanza estera, si è creato uno squilibrio profondo a danno degli italiani all’estero, che è espresso con chiarezza e crudezza da queste cifre: ogni deputato eletto in Italia oggi rappresenta 96.000 cittadini, mentre ogni deputato eletto all’estero ne rappresenta 400.000; allo stesso tempo, un senatore eletto in Italia rappresenta 192.000 cittadini mentre uno eletto all’estero ne rappresenta circa 800.000”.

Di medesimo segno la posizione dell’On. Massimo Ungaro, rappresentante di Italia Viva, che commenta: “Sin dal mio primo giorno alla Camera mi sono battuto per difendere un’adeguata ed efficace rappresentanza democratica nel Parlamento Italiano, anche per rispettare lo spirito bipartisan con cui è nata la legge che vide nel 2006 i primi deputati e senatori eletti all’estero. Per questo, per trasparente coerenza voterò NO al referendum costituzionale del 29 marzo. Inoltre le ragioni per cui nelle passate tre letture della riforma Fraccaro ho votato no, anche dopo miei numerosi interventi in Aula alla Camera, iniziative pubbliche, petizioni firmate da migliaia di italiani all’estero, flashmob nel Regno Unito e in Germania non sono oggi venute meno: la nuova riforma costituzionale umilia il diritto di rappresentanza degli italiani all’estero. Già oggi gli eletti all’estero danno voce a molti più elettori che i loro colleghi eletti in Italia, per la precisione quattro volte di più. Con la riforma ogni deputato dovrà rappresentare oltre 700 mila italiani all’estero“.

Infine, si schiera a favore del NO anche la deputata del M5S l’On. Elisa Siragusa, nonostante il Movimento 5 Stelle sia stato tra i promotori del Referendum. L’On. Siragusa non ha risposto alle nostre richieste di intervista, ma si è espressa pubblicamente sui social media contro la riforma: “Le ragioni del sì sono deboli, inconsistenti, alimentate solo dall’odio sociale verso una classe politica che effettivamente negli anni non ha dato il meglio di sé. Ma questo deve spingerci a migliorare la classe politica, non ad eliminare i rappresentanti del popolo”.

 


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