“Pericolo scampato? No, il tempo gioca a favore dei partiti sovranisti”

Il commento dell'economista Brunello Rosa sui risultati delle elezioni europee

“Pericolo scampato? No, il tempo gioca a favore dei partiti sovranisti”

 

Le elezioni Europee hanno riportato un risultato in linea con le attese, con il Partito Popolare Europeo (PPE) dimostratosi ancora primo partito nel nuovo Europarlamento, nonostante la perdita di circa 40 deputati rispetto alla legislatura appena conclusa.

Anche in linea con le aspettative è stato il secondo posto del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D)  nonostante la perdita di una quarantina di deputati rispetto al 2014-19, e la crescita dei Liberali e dei Verdi, con incrementi di seggi consistenti.

In linea con le aspettative, il PPE e S&D chiederanno ai Liberali di unirsi alla loro “grande coalizione” che governa l’Europa ormai da decenni, per garantire una maggioranza stabile alla prossima Commissione Europea, chiunque sia a guidarla.

Molti organi di stampa hanno enfatizzato come, grazie alla crescita di Verdi e Liberali, i partiti e movimenti cosiddetti “Sovranisti” non abbiano sfondato, e che quindi si possa tirare un sospiro di sollievo per il pericolo scampato e anzi recriminare per l’eccessivo allarmismo con cui era stata presentata questa competizione. Tuttavia, credo che questo genere di risposta sia sbagliata per una serie di motivi.

Brunello Rosa

Anzitutto, se sommiamo i voti dei vari gruppi parlamentari in cui vanno a sedere i partiti sovranisti, o nazional-populisti, ossia ECR (dove siedono i polacchi di PIS), EFDD (dove siedono Ukip, Cinque Stelle e, probabilmente il nuovo Brexit party di Nigel Farage) e l’ENF di Salvini e Le Pen, emerge che i vari raggruppamenti sovranisti hanno conquistato almento un terzo dei seggi, a cui vanno aggiunti quelli di quei partiti (tipo il Fidesz di Orban), che pure formalmente siede tra i banchi del PPE, ma che è certamente ascrivibile alla galassia sovranista.

In secondo luogo, a livello nazionale i movimenti nazional-populisti hanno raggiunto risultati straordinari, risultando il primo partito in 4 dei 6 più grandi paesi Europei. In Francia, il Rassémblement National di Marine Le Pen ha sorpassato il movimento En Marche del Presidente Macron.

In Italia la Lega di Salvini ha doppiato i Cinque Stelle ed è diventato primo partito. In UK, il Brexit Party ha raccolto un terzo dei voti annichilendo i partiti storici. In Polonia, il PIS è risultato ancora il primo partito, e con ampio margine. Solo in Germania e Spagna la crescita di Verdi e Socialisti rispettivamente ha frenato l’avanzata di AfD e Vox (che pure entra in Parliamento per la prima volta).

Terzo, i rappresentanti di partiti populisti sedieranno nella nuova commissione, ed – in ogni caso – i rispettivi partiti eserciteranno un’enorme influenza nella scelta dei nuovi capi delle istituzioni Europee, cioè Parlamento, Commissione, Consiglio e, sopratutto la BCE.

Infine, la crescita dei partiti populisti ha spinto ancora di più i partiti tradizionali a coalizzarsi per frenarne l’avanzata, con l’effetto di polarizzare ancora di più il quadro politico, in una lotta del “vecchio” apparato contro il “nuovo che avanza”.

Cosicché quando una nuova recessione o crisi finanziaria si presenterà, sarà facile gioco per loro additare le élites indistintamente come responsabili di questa ennesima débacle economica e finanziaria.

Questo per dire che il tempo gioca a favore dei partiti sovranisti, che sanno che la presa del potere è una corsa a ostacoli, non una gara di velocità: il tempo è dalla loro parte, e pertanto hanno ben diritto di celebrare il risultato ottenuto; mentre la stampa e i partiti tradizionali farebbero bene a essere meno compiaciuti e più attenti al significato profondo del voto.

 

L’autore dell’articolo, l’economista Brunello Rosa, è CEO e Head of Research di Rosa & Roubini Associates

 

Foto: la sede dell’Europarlamento di Strasburgo (Pixabay)


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