Confronto tv May-Corbyn: da immigrazione a Brexit ecco le risposte

Molti spunti di riflessione emergono dai due leader politici, ma il dibattito non assegna nessuna sostanziale vittoria

Confronto tv May-Corbyn: da immigrazione a Brexit ecco le risposte

 

Si chiude senza un vincitore netto il primo confronto televisivo tra i due candidati premier alle elezioni britanniche, ma nel dibattito trasmesso live da Sky News Theresa May (nella foto in alto) e Jeremy Corbyn hanno mostrato profonde differenze sia nei contenuti che nell’approccio. Accademica Theresa May, più “politico del popolo” Jeremy Corbyn.

Molti i temi toccati, dalla politica estera e all’immigrazione, passando per la Brexit. Corbyn si è dimostrato idealista e popolare nell’approccio. A tratti vago, ma sempre abile nel fornire “non risposte”, è sembrato più vicino alla grande platea. Al contrario, la Premier May è apparsa più istituzionale e pragmatica, trovandosi in difficoltà nel dover affrontare alcune domande. Ma nonostante abbia mostrato impaccio in qualche situazione, ha sempre argomentato validamente le sue tesi. Il dibattito, trasmesso in diretta, ha visto Theresa May e Jeremy Corbyn rispondere prima alle domande del pubblico e poi a quelle dell’esperto giornalista Jeremy Paxman, senza la possibilità di un faccia a faccia diretto, rifiutato dalla May.

Incalzato dal pubblico, Corbyn risponde ricordando che il programma dei Labour prevede un aumento delle tasse per i super-ricchi e per le aziende, con i proventi destinati a finanziare l’aumento del minimo salariale, le scuole (azzerando le tasse universitarie) e altri servizi pubblici. Temi apprezzati da buona parte del pubblico in sala, con l’eccezione di un imprenditore che non gradisce l’idea di un aumento delle tasse per le aziende.

Sul tema dell’immigrazione Corbyn è chiaro: con la Brexit le porte si chiudono. In futuro, la Gran Bretagna dovrà applicare una gestione mirata e funzionale a quello di cui il paese ha bisogno, accettando solo gli stranieri che servono, e investendo in formazione sui propri giovani per creare le professionalità che oggi mancano. Nessun dubbio invece sulla volontà di garantire, dopo la Brexit, i diritti dei i cittadini UE oggi in Gran Bretagna.

Jeremy Corbyn in un momento del dibattito televisivo

In politica estera, Corbyn promette di usare un approccio diverso da quello dei suoi predecessori, evidenziando come in Libia e in Medio Oriente la classe politica abbia fallito con la diplomazia. In campo militare, Corbyn ha poi confermato di essere personalmente contrario alle politiche nucleari ma ha spiegato che si trovano all’interno del suo “manifesto” perchè la maggioranza del suo partito si è espressa a favore e lui ne rispetta la volontà.

Theresa May è apparsa leggermente più impacciata, ma ha dato battaglia man mano che il dibattito andava avanti rispondendo alle domande che hanno riguardato diversi punti caldi, fra questi la sicurezza. In qualità di ex Home Secretary (Ministro dell’Interno) ha sostenuto come non sia necessario assumere più agenti di polizia ma piuttosto serva destinare risorse alla tecnologia, tenendo conto che il crimine sta cambiando forma, come testimoniano i recenti attacchi terroristici e informatici. Più esperti di informatica e meno poliziotti. Incalzata sul settore welfare, la premier May ha confermato la sua intenzione di aumentare i costi a carico dei cittadini, con la controversa Dementia Tax, promettendo comunque più fondi nel settore sanitario in futuro.

Sulla Brexit, argomento chiave di queste elezioni, Theresa May ha blindato un concetto a lei caro: piuttosto che un cattivo accordo con l’Unione Europa, meglio nessun accordo. Ipotesi che Corbyn invece non prende in considerazione, suggerendo un approccio meno duro e più collaborativo ai negoziati con l’Europa.

Concludendo il dibattito, May ha difeso la sua scelta di indire nuove elezioni, nonostante in passato avesse garantito che si sarebbe votato alla scadenza naturale del mandato nel 2020. Lo scenario politico è cambiato radicalmente – ha detto May – e diverse forze politiche ostacolavano il lavoro del Governo. Necessario quindi tornare alle urne per avere dagli elettori un forte mandato elettorale. Ma l’esito di questa elezione è tutt’altro che scontato, con i Labour in recupero nei sondaggi. Alle urne la sentenza, e manca davvero poco