Elezioni, le promesse dei leader nei primi manifesti elettorali

I laburisti promettono cambiamenti "radicali", il Brexit Party parla di "rivoluzione politica". E domenica tocca ai conservatori

Elezioni, le promesse dei leader nei primi manifesti elettorali

È stato definito il manifesto elettorale laburista più “radicale” ed ambizioso dell’ultimo decennio. A presentarlo ieri a Birmingham Jeremy Corbyn, leader del Labour Party, che nel suo appello agli elettori promette di “trasformare” il Regno Unito e di portare “un vero cambiamento” nel paese.

Un programma di 105 pagine, che prevede la nazionalizzazione dei servizi base (ferrovie, poste, acqua ed elettricità), giustizia fiscale, l’abolizione delle rette universitarie e Internet veloce gratuito per tutti (misura già anticipata nei giorni scorsi).

Ma anche 75 miliardi di sterline per il più grande programma di edilizia popolare, una rivoluzione verde entro il 2030 e la promessa di alzare del 5% lo stipendio di tutti i dipendenti pubblici, una misura che costerebbe allo stato 5,3 miliardi di sterline.

Corbyn punta il dito contro il “ricco establishment di banchieri e milionari” che sono contro il programma laburista e che monopolizzano il mercato. Sulla Brexit, il leader ribadisce il suo progetto di rinegoziare un nuovo accordo di uscita con l’Unione Europea, da mettere a referendum nei prossimi sei mesi dopo le elezioni del 12 dicembre. Nel manifesto anche la promessa di concedere a tutti i cittadini europei che già vivono nel Regno Unito il diritto automatico a rimanere nel paese dopo la Brexit.

Un programma certamente ambizioso forse troppo secondo alcuni analisti e scettici, che non vedono in Corbyn il leader adatto ad implementare la “rivoluzione” da lui invocata. Al momento, le carte non giocano affatto in suo favore, e i sondaggi lo danno di almeno dieci punti indietro rispetto al suo sfidante conservatore Boris Johnson, il favorito per la vittoria.

C’è attesa anche per il manifesto elettorale dei conservatori, che secondo le ultime indiscrezioni verrà pubblicato questa domenica. Si prospetta un aumento della spesa pubblica, un aumento della soglia assicurativa nazionale, del salario minimo nazionale a £ 10,50 e la decisione di non procedere con i tagli all’imposta sulle società. Punto forte del partito ovviamente la promessa di portare a compimento la Brexit entro la scadenza del 31 gennaio 2020.

Puntano tutto sull’ambiente e a fermare la Brexit invece i Liberal-democratici. La leader Jo Swinson, esclusa dal primo dibattito televisivo che ha visto sfidarsi esclusivamente Johnson e Corbyn, ha lanciato ufficialmente il suo manifesto elettorale “Stop Brexit” in occasione di un evento a Camden questa settimana. Tra le proposte, l’impegno nel generare l’80% di energia da fonti rinnovabili entro il 2030 e £130 miliardi in spese per infrastrutture, di cui 80 destinati a progetti ambientali.

Il leader del Brexit Party Nigel Farage, in conferenza stampa a Westminster, ha invece annunciato che non pubblicherà nessun manifesto, ma promette piuttosto “una rivoluzione politica” ed “un contratto con il popolo britannico” che punta, tra le misure in programma, ad una riduzione drastica dell’immigrazione (a 50,000 all’anno), all’abolizione della Camera dei Lords e all’impianto di più alberi in tutto il Regno Unito.

I leader dei quattro partiti principali – Johnson per i conservatori, Corbyn per il Labour, Swinson per il liberal-democratici e Sturgeon per il partito scozzese sono inoltre attesi questa sera su BBC per uno speciale Question Time dove, a turno, i candidati risponderanno alle domande del pubblico su Brexit, sanità e altri temi centrali di questa campagna.

È la prima volta sin dall’annuncio delle elezioni che i leader dei quattro partiti compaiono assieme in tv. Per Johnson e Corbyn, l’occasione di rifarsi dal deludente testa a testa di mercoledì. Per le due leader Swinson e Sturgeon, l’opportunità di emergere.

@AgostiniMea


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