Crisi Iraq, Londra mobilita l’esercito ma Johnson rimane in vacanza

Il governo britannico si dice pronto a rispondere con “misure urgenti” per proteggere i cittadini britannici

Crisi Iraq, Londra mobilita l’esercito ma Johnson rimane in vacanza

 

Ci si aspettava una riapertura dei lavori parlamentari ordinaria, con al centro la Brexit da portare a compimento entro la fine del mese. Invece Si è rivelato un rientro di fuoco per il Parlamento britannico, ritornato operativo da ieri per rispondere alle ultime tensioni tra Stati Uniti e Iran dopo l’uccisione di venerdì scorso del generale iraniano Soleimani in un raid americano nei pressi dell’aeroporto di Baghdad.

Grande assente dal dibattito in Parlamento il primo ministro Boris Johnson, che ha preferito far parlare in sua vece il Ministro per la Difesa Ben Wallace.

Il premier ha già raccolto critiche e polemiche da parte dell’opposizione per la risposta molto lenta alla crisi. Ancora in vacanza con la fidanzata nella sua isola privata nei Caraibi nel giorno dell’attacco americano in Iraq, Johnson ha portato avanti un silenzio durato quasi tre giorni, poi rotto da un comunicato stampa domenica sera di rientro in UK nel quale ha di fatto accolto l’azione del presidente americano Trump di uccidere Soleimani (dichiarazione confermata dopo una telefonata con lo stesso Trump) ma ha anche invitato alla moderazione, in linea con gli altri stati europei.

In un comunicato stampa congiunto con il presidente francese Macron e la cancelliera tedesca Merkel, i leader di Francia, Germania e Regno Unito hanno affermato la volontà di porre fine al ciclo di violenze in Iraq e sottolineato l’importanza di una “de-esclation” delle tensioni tra Iran e Stati Uniti.

Ma al di là del posizionamento diplomatico, Wallace ha dichiarato in Parlamento che il governo è pronto a prendere “misure urgenti” per la salvaguardia dei cittadini britannici.

Navi da guerra, elicotteri e truppe militari britanniche sono stati posizionati in standby per 48 ore su territorio iracheno con il compito di rispondere in caso di escalation militare e della tanto temuta “vendetta” dell’Iran nei confronti degli Stati Uniti che in parte è giunta questa mattina con un attacco sferrato dall’Iran su forze militari americane di base in Iraq.

Provocato da alcuni ministri dell’opposizione durante il dibattito parlamentare, Wallace ha poi rimarcato che “se civili o personale militare britannico venisse ucciso per mano iraniana o terroristica, la risposta del governo britannico sarà proporzionata all’attacco”.

Sono 400 i militari britannici già dislocati sul territorio iracheno, con il compito di addestrare e rifornire le forze di sicurezza curde e irachene e difendere il paese dallo Stato Islamico.

@AgostiniMea


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