Legge elettorale 2018: ecco come funziona il Rosatellum

Una sintesi dei punti principali e il nostro focus sul voto all'estero

Legge elettorale 2018: ecco come funziona il Rosatellum

 

La legge elettorale con cui si voterà il 4 marzo è conosciuta con il nome latineggiante di Rosatellum, dal cognome dell’ideatore Ettore Rosato. E’ stata approvata in via definitiva il 26 ottobre 2017 dopo una lunga gestazione. I maligni vogliono che sia stata pensata per minimizzare il rischio che dalle urne emergesse un vincitore, dal momento che il Movimento Cinque Stelle di Di Maio e Grillo volava nei sondaggi. Cerchiamo di capirne i punti fondamentali.

 

Come funziona il Rosatellum

 

Il Rosatellum è una legge elettorale mista: significa che una parte dei seggi viene assegnata con il sistema maggioritario, l’altra con il proporzionale. Sia al Senato che alla Camera la scheda, però, è unica: questo rende impossibile il voto disgiunto. Si voterà, quindi, necessariamente per la stessa lista o coalizione sia per la quota maggioritaria che per quella proporzionale, pena la nullità.

I collegi uninominali sono 232 alla Camera e 116 al Senato, e in ognuno si elegge un solo deputato. Ogni partito candida un nome:  il seggio è vinto, semplicemente, da chi prende più voti. Sono i collegi più rischiosi: anche un solo voto in più può fare la differenza. Ogni elettore può esprimere una sola preferenza, pena,  anche qui, la nullità del voto.

I seggi plurinominali sono assegnati in 63 collegi alla Camera e 34 al Senato ma con metodo proporzionale: gli scranni in palio (da 3 a 8 a seconda delle dimensioni del collegio) si attribuiscono, in questo caso, in proporzione al numero di voti raccolti. Con una differenza tra i due rami del Parlamento: mentre alla Camera si procede alla ripartizione su base nazionale, al Senato si procede su base regionale, in armonia con quanto previsto dalla Costituzione. Nei collegi plurinominali non è consentito esprimere preferenze: i candidati sono presentati in liste bloccate, e guadagnano il seggio seguendo esattamente l’ordine di presentazione. Fa eccezione la circoscrizione estero, dove, invece, le preferenze sono ammesse.

Esiste la possibilità di candidarsi in un solo collegio uninominale e, contempraneamente, in un massimo di cinque collegi plurinominali: questa doppia modalità, il cosiddetto “paracadute“, serve a evitare che esponenti ritenuti importanti dai partiti restino fuori dal Parlamento. Maria Elena Boschi, ad esempio, corre con il maggioritario a Bolzano e con il proporzionale in Lombardia, Lazio e in 3 zone della Sicilia. I “sacrificabili”, quelli di cui nessuno sentirà la mancanza, sono ovviamente mandati in battaglia esclusivamente con il maggioritario.

 

Soglie di sbarramento

 

E’ importante notare che concorrono all’assegnazione di seggi solo i partiti che abbiano superato le cosiddette “soglie di sbarramento“: si tratta di un capitolo fondamentale, perché è proprio grazie a queste che il legislatore può agire per incentivare gli attori politici a formare coalizioni (alzando le soglie) o a correre da soli (abbassandole).
La legge impone a tutte le liste di indicare chiaramente se corrono o meno in coalizione: la scelta deve essere unica a livello nazionale (non si può, cioè, stringere alleanze differenti a seconda delle aree geografiche).
Per le liste singole, sia alla Camera che al Senato, la soglia di sbarramento è fissata al 3%, per le coalizioni al 10%, ma a condizione che sia presente almeno un partito sopra il 3%. Sempre riguardo alle coalizioni, all’attribuzione dei seggi concorrono solamente i voti dei partiti che hanno ottenuto una percentuale di voti superiore all’1%.

 

Circoscrizione estero

 

Veniamo quindi alla circoscrizione estero, istituita con legge costituzionale nel 2000. L’esercizio del diritto di voto per gli expat è garantito dalla cosiddetta Legge Tremaglia, risalente al 2001 e che trae il nome dal parlamentare che più di tutti si batté per questa causa. Si narra che l’interesse di Tremaglia per i connazionali all’estero fosse nato negli anni ’60, quando si recò in Eritrea per cercare la tomba del padre. Trovatala, fu stupito di vederla ornata di fiori freschi: erano stati portati dagli italiani residenti nel paese africano.  L’episodio lo fece riflettere su quanto possa essere vivido il ricordo della terra d’origine in chi è stato costretto (o ha scelto) di emigrare, e lo convinse, in seguito, ad impegnarsi per garantirgli rappresentanza.

Venendo ai giorni nostri, la legge stabilisce che possono votare nella circoscrizione Estero i cittadini italiani che, per motivi di lavoro, studio o cure mediche, si trovano all’estero per un periodo di almeno tre mesi. Il voto avviene per corrispondenza ed è limitato alle sole elezioni politiche e referendum (per le elezioni europee si può votare anche nelle ambasciate e nei consolati presenti nei paesi UE; per votare alle amministrative – per esempio le elezioni regionali di Lazio e Lombardia – è necessario invece tornare fisicamente in Italia).

In questa consultazione, i nostri concittadini residenti all’estero con diritto di voto sono 4.973.942; nel Regno Unito sono 172.908.

La Costituzione assegna agli espatriati 12 deputati e 6 senatori, da sottrarre ai – rispettivamente – 630 e 315 totali. Sia per la Camera che per il Senato sono previste quattro ripartizioni:

Europa (2.685.815 elettori, include anche Federazione Russa, Turchia e Cipro; elegge 5 deputati e 2 senatori)
America Meridionale (1.559.068 elettori, elegge 4 deputati e 2 senatori)
America Settentrionale e Centrale (451.062 elettori, elegge 2 deputati e 1 senatore)
Africa, Asia, Oceania e Antartide (277.997 , elegge 1 deputato e 1 senatore)
(dati: Gazzetta Ufficiale 29 dicembre 2017)

Le ripartizioni della circoscrizione estero sono solo ed esclusivamente plurinominali: i candidati saranno eletti con metodo proporzionale, ma, contrariamente a quanto accade nelle circoscrizioni italiane, il legislatore ha previsto la possibilità di indicare una o due preferenze, a seconda dell’ampiezza del territorio.

Antonio Piemontese
@apiemontese