Brexit, Westminster respinge il No Deal

Domani si voterà su un possibile rinvio dell'uscita, per la quale serve comunque l'ok dei rappresensanti degli altri stati membri dell'Unione europea

Brexit, Westminster respinge il No Deal

 

Il Regno Unito non uscirà dall’Unione Europea senza un accordo con Bruxelles.

Con una serie di emendamenti, il Parlamento britannico stasera si è espresso ufficialmente a sfavore di un “No Deal”, un’uscita del paese senza accordo con Bruxelles. L’esito è sembrato quasi scontato, dato che lo scenario era stato più volte sottolineato come “disastroso” per le sorti economiche del paese.

I parlamentari hanno votato due emendamenti. Il primo, legalmente non vincolante, esclude a priori un “No Deal” sulla Brexit. La proposta è passata con uno scarto di soli quattro voti – 312 contro 308. A votare contro il “no deal” anche la premier May.

Il secondo emendamento invece chiedeva all’esecutivo una proroga dell’articolo 50 fino al 22 maggio ed un periodo di transizione nel caso di una uscita senza accordo, ma è stato bocciato 374 a 164.

Via libera quindi al terzo voto della settimana, che si terrà domani: la Camera dei Comuni dovrà ora esprimersi sulla possibilità di rimandare la data della Brexit, prevista al momento ancora per il 29 marzo 2019.

E’ prevedibile che domani i ministri voteranno in favore di una proroga ed una estensione dell’articolo 50. La premier Theresa May sembrerebbe pronta a chiedere un rinvio della data di uscita di ben tre mesi, in modo da poter rinegoziare con calma termini e modalità di un nuovo accordo.

Ma l’impresa non è facile. Per essere valida, la proroga dovrà ottenere l’approvazione – all’unanimità – di tutti i capi di governo europei, che si riuniranno per votare tale misura in occasione del prossimo vertice europeo del 21 e 22 marzo. Un solo voto contrario è sufficiente per evitare che il Regno Unito resti nell’Unione Europea anche dopo marzo.

La possibilità che la Brexit venga rinviata ha fatto scattare un campanello di allarme nel fronte del “Leave”, che ha sempre visto in tale scenario una “scusa” per annullare la Brexit definitivamente. Il fondatore della campagna del Leave Aaron Banks avrebbe addirittura chiesto “aiuto” al Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini, chiedendogli di imporre un veto in occasione della votazione al prossime vertice europeo.

La palla, dopo il voto di domani, passerà di nuovo all’Europa.

@AgostiniMea


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