Brexit, un documento svela il non-piano del Governo May

Dalle note di un consulente esterno emergono proposte e idee per gestire l'Exit Strategy. Ma ad oggi nulla è stato realmente messo in atto da Downing Street

Brexit, un documento svela il non-piano del Governo May

Forse per molti è come scoprire l’acqua calda, ma sembra che ora ci siano anche documenti e note che provino come il Governo May non ha molto le idee chiare su come gestire questa cosa della Brexit.

Come, in poche parole, uscire dall’Unione Europea e allo stesso tempo non perderne i numerosi vantaggi acquisiti nel corso dei vari decenni di appartenenza. Tra tutti, quelli legati al mercato unico.

Dicevamo, quindi, di un documento che nei giorni scorsi è uscito allo scoperto finendo nelle mani dei giornalisti del The Times. Si tratta di un piano non-piano sulla questione Brexit: qualcosa come 500 differenti progetti per valutare tutte le variabili e, soprattutto, conseguenze che il post referendum dello scorso 23 giugno porterà all’UK.

Ma non si tratta solo di idee e proposte, quanto anche che il Governo May ha addirittura bisogno di un rafforzamento del proprio gruppo di lavoro, dato che ogni singolo dipartimento dovrà comunque affrontare, oltre all’ordinaria amministrazione, anche quella che fuoriuscirà da tutte le attività legate all’exit strategy. Si è stimato che serviranno circa trentamila nuovi dipendenti per gestire questa enorme mole di pratiche che la burocrazia genererà dal momento in cui verrà attuato l’articolo 50.

Il documento, che Downing Street si è affrettata a sminuire, dichiarando che si tratta della nota di un consulente della società di revisione assoldata dal governo, ha messo comunque in allerta l’intero Governo già sotto attacco perché starebbe ritardando l’uscita dall’UE proprio per gestire il più possibile a proprio favore la vicenda.

Tanto che tra vari scambi di opinioni tra personaggi vicini al Primo Ministro May, riportate dalla stampa inglese come “voci di corridoio”, è emerso che “ci sarebbe bisogno di sei mesi prima di avere una visione completa delle priorità e delle strategie di negoziazione in linea con l’evoluzione della politica inglese ed europea”.

Sei mesi che, per il resto del Vecchio Continente, appaiono esageratamente eccessivi.