Brexit, “Il modello norvegese non è un’opzione”. Adesso manca il piano B

Rush finale: l'11 dicembre il Parlamento vota il testo dell'accordo. Salta il dibattito di domenica annunciato dalla May, intenzionata a sfidare Corbyn.

Brexit, “Il modello norvegese non è un’opzione”. Adesso manca il piano B

 

L’ “opzione Norvegia”, caldeggiata negli ultimi giorni come piano B in mancanza di un accordo, sarebbe impraticabile. Ad affermarlo Heidi Nordby Lunde, parlamentare del partito conservatore al governo nel paese nordico, e leader del Movimento Europeo norvegese in un’intervista rilasciata al Guardian. Secondo Lunde, che partecipa alla Commissione Economia, “potrebbe essere nel loro interesse utilizzare l’accordo, ma non nel nostro”.

Il perché è presto detto. Norvegia, Liechtenstein e Islanda fanno parte, assieme alla Svizzera, dell’EFTA (European Free Trade Association). I membri dell’intesa accedono al mercato unico tramite lo Spazio Economico Europeo (EEA). Sono esclusi gli elvetici, che seguono un accordo bilaterale. Ognuno dei tre paesi gode in seno all’EFTA del potere di veto. Si tratta di stati piccoli e ad altissimo reddito, che in 25 anni hanno trovato un proprio modus vivendi a latere dell’Unione. Interessi che a volte convergono, a volte no: ma si lavora sempre a un compromesso, sulla base del ragionamento che stare fuori è peggio che rimanere dentro.

Con l’ingresso del Regno Unito la situazione cambierebbe drammaticamente“, sottolinea Lunde, che afferma di riportare il pensiero del governo. Questione di equilibri, che ne uscirebbero stravolti.

Se Londra entrasse nella piattaforma e ponesse il veto su una legislazione che noi vogliano – argomenta – le conseguenze riguarderebbero anche noi. Parte del successo registrato con l’accordo negli ultimi 25 anni è dovuto al fatto che noi accettiamo regole e regolamenti comunitari, in buona parte perché coincidono con il nostro interesse” prosegue la deputata.

La chiosa di Lunde è stringente. “Non è interesse del mio paese avere il Regno Unito a bordo, e non vedo come il nostro accordo possa essere di interesse per l’UK”.

UN’ALTRA TEGOLA – Cade, quindi, un’altra tegola sul piano May. La bozza di accordo approvata dall’Unione nei giorni scorsi sarà sottoposta al voto del Parlamento britannico l’11 dicembre. Il testo, chiaramente sbilanciato a favore dell’UE, probabilmente sarà bocciato dall’Aula – anche a causa di una fronda interna al Partito conservatore  – e potrebbe essere l’anticamera di un’uscita priva di paracadute. Le conseguenze potrebbero essere catastrofiche.

Un esempio: l’Europa è il maggior partner commerciale UK. Le merci che oggi circolano liberamente dovranno subire controlli; ma le dogane sono attrezzate per gestire flussi molto minori, e si ingolferebbero, con i container stoccati nei porti. Un problema di approvvigionamento, che varrebbe sia per i beni di lusso, come le automobili, che per i generi di prima necessità, come farmaci e cibo.

Le strade per la premier sono tutte in salita. Il  Times mette in linea le opzioni dopo il voto dell’11 dicembre. Basta uno sguardo per capire che in pochi vorrebbero trovarsi in una situazione del genere.

Intanto, il confronto di May con il leader dell’opposizione Jeremy Corbyn  è saltato per problemi legati al canale su cui trasmetterlo e al format da rispettare: in realtà, i laburisti hanno sempre evitato di schierarsi apertamente, e non sono ansiosi di farlo farlo ora che si naviga a vista.

In caso Westminster rifiuti il testo concordato con i negoziatori capeggiati da Michel Barnier,  May rischierebbe la poltrona; il problema è che pare non ci siano molti candidati disposti a rovinarsi la carriera gestendo quello che sembra un fallimento annunciato.

Per uscire dall’impasse qualcuno suggerisce di tornare in Belgio, ma sembra improbabile che ci siano margini di trattativa. Altri ventilano l’ipotesi di un secondo referendum, opzione sempre evitata per non contraddire il voto popolare.

La motivazione sarebbe di semplice buonsenso: fare votare di nuovo la gente ora che è informata sulle reali conseguenze della Brexit. Non è semplice, per il momento è solo una suggestione. Ma il pragmatismo British, e il fatto che il paese non abbia una costituzione scritta, potrebbero consentire una rivalutazione in questo caso.

@apiemontese