Brexit, giorni di fuoco in Parlamento

Domani il voto sull’accordo di uscita. Mercoledi e giovedi si vota invece su un'uscita senza deal e su un probabile rinvio

Brexit, giorni di fuoco in Parlamento

 

Si apre una settimana cruciale per il futuro della Brexit.

Domani infatti il Parlamento britannico voterà per la seconda volta sul testo sull’accordo di uscita del paese dall’Unione Europea, già bocciato a gennaio con una sconfitta senza precedenti.

Il voto era previsto inizialmente per metà febbraio, ma la premier Theresa May lo ha rinviato al dodici marzo nella speranza di guadagnare tempo e risolvere con Bruxelles il difficile nodo sulla questione del confine irlandese. Ma i negoziati di queste settimane si sono per il momento conclusi con un nulla di fatto. Questo non ha fatto altro che contribuire al malcontento già presente all’interno dell’ala ribelle del partito Conservatore, contraria al deal della May.

In un ultimo disperato tentativo di convincere i ribelli del suo partito a far passare il suo accordo, venerdì la premier si è recata a Grimsby – cittadina nel Nord-est dell’Inghilterra roccaforte della Brexit – e ha lanciato un ultimatum: “Se il mio accordo non passasse entro martedì, la Brexit potrebbe non avvenire mai”. Ha inoltre fatto appello all’Ue: “dobbiamo fare tutti uno sforzo per raggiungere il nostro obiettivo, anche l’Unione Europea perché il no deal interessa anche a loro”.

Ma a meno di tre settimane dalla data della Brexit – prevista per il 29 marzo – lo scenario più probabile è che l’accordo – di fatto rimasto senza cambiamenti sostanziali – venga bocciato nuovamente. Il tempo per avere rassicurazioni legali da Bruxelles è ormai scaduto, e bisogna pensare a scenari futuri.

Mercoledì è già previsto un altro voto a Westminster, questa volta per decidere sull’ipotesi di un “no-deal” (ovvero un’uscita senza accordo, scenario giudicato più volte catastrofico per l’economia del paese); e giovedì, il Parlamento si riunirà ancora per votare su una possibile estensione della scadenza del 29 marzo.

Quest’ultima appare ora l’ipotesi più verosimile, sebbene sempre scartata da molti membri del Parlamento (e anche dalla stessa premier) che vedono in una proroga della Brexit motivo di ulteriori tensioni nel paese e una grossa perdita di fiducia nella democrazia.

Lo scenario di un rinvio apre poi non pochi interrogativi: di quanto verrà rinviata la Brexit? tre mesi? Sei? L’Unione sarà disposta a concederla? Nel paese si dovrà tenere un secondo referendum?

Una cosa è certa: se la Brexit verrà prorogata, un nuovo accordo dovrebbe essere stipulato e legalizzato prima di luglio, altrimenti la Gran Bretagna sarebbe costretta a votare per le elezioni europee previste per maggio. Un vero e proprio paradosso per una vicenda che può ancora evolvere in tutte le direzioni.

@AgostiniMea


Brexit, attualità, cronaca, lavoro eventi.  Il meglio delle notizie di Londra Italia in una email settimanale da non perdere. Iscriviti ora, è gratis.