Bercow: “Brexit, il più grande errore commesso dal Regno Unito”

L'ex speaker libero dal suo ruolo istituzionale prende ora posizione. La nostra intervista

Bercow: “Brexit, il più grande errore commesso dal Regno Unito”

 

John Bercow è ora un “uomo libero”. Libero di dire ciò che pensa, di esprimere giudizi su colleghi e avversari politici, di commentare ogni cosa accada all’interno di Westminster o su un campo di tennis, la sua più grande passione insieme alla politica.

Per dieci anni, ossia per tutto il periodo nel quale ha ricoperto nel ruolo di speaker dell’House of Commons, ogni giudizio lo ha tenuto per sé, cercando di essere il più imparziale possibile all’interno di Westminster.

Ma ora che ha attaccato la mantellina al chiodo, è un fiume in piena stuzzicato anche da quasi centoquaranta giornalisti (compresi quelli di LondraItalia) che lo hanno incontrato in occasione della sua prima intervista ufficiale organizzata dalla FPA, la Foreign Press Association, da quando ha rassegnato le dimissioni da speaker.

La Brexit è il più grande errore commesso dal Regno Unito dalla conclusione della seconda guerra mondiale. Sarà una questione che terrà bloccato il paese per almeno i prossimi 5, se non addirittura 10 o 15 anni, tra cercare accordi con il resto dell’Unione Europea e con gli altri paesi del mondo. Senza ombra di dubbio siamo più forti se rimaniamo all’interno dell’UE, di un mercato unico che ci permetta di avere più potere di contrattazione rispetto a sederci attorno a un tavolo da soli”.

Nei dieci anni da speaker John Bercow ha moderato dibattiti che hanno visto protagonisti ben quattro primi ministri, Gordon Brown (nel 2009 e 2010), David Cameron (dal 2010 al 2016), Theresa May (dal 2016 al 2019) e l’attuale Boris Johnson (in carica dal luglio di quest’anno): quattro stili e modi differenti di gestire un Paese, ma per Bercow la predisposizione è sempre stata la medesima.

John Bercow durante l’incontro con la stampa internazionale

Essere il più imparziale possibile, offrendo la possibilità di espressione alla maggioranza e all’opposizione in pari misure e, soprattutto negli ultimi anni, tra brexiter ed europeisti. Credo di aver fatto un buon lavoro, sorseggiando bicchieri d’acqua e sgranocchiando noccioline per riuscire a rimanere per ore e ore nell’aula, una volta fino a 14 di fila. Non ho rimpianti di nessun genere e posso dirmi totalmente sereno ora che non siedo più su quella sedia”.

Una sedia che indubbiamente ha reso molto celebre grazie ai suoi “ordeerrrr” che hanno fatto letteralmente il giro del mondo. “Non posso che dirmi divertito di questa cosa, ma soprattutto soddisfatto di come sia cresciuto l’interesse verso Westminster, anche un po’ grazie a me. Anche se sicuramente il più è stato fatto dal momento storico legato alla Brexit. Per fare un esempio concreto, qualche anno fa il canale BBC dedicato al parlamento registrava solo poche centinaia di migliaia di telespettatori durante gli appuntamenti settimanali con le udienze pubbliche del Primo ministro. Negli ultimi tempi le cifre parlano di un milione e mezzo di spettatori di media, con picchi fino a 2 milioni. Questo sta a significare che c’è voglia di saperne di più, perché mai come ora in Parlamento non si sta dibattendo semplicemente la Brexit, ma in gioco c’è il futuro di questo Paese”.

Un Parlamento che più volte è stato spaccato in occasione delle più importanti votazioni avvenute negli ultimi anni, soprattutto quelle legate all’uscita con deal o no deal. “La spaccatura ancora viva all’interno di Westminster rispecchia in tutto e per tutto quella del Regno Unito. Le persone sono stanche, stufe di non vedere mai fatti passi avanti e le capisco. Ma c’è anche da capire che il Parlamento rappresenta il Paese dove ci sono fazioni, schieramenti, che dal giorno del referendum hanno preso posizione e non vogliono cambiarla per nessuna ragione. Rapportiamo tutto ora ai 650 membri del parlamento ed ecco che si ha un quadro più chiaro di come mai nel Parlamento i dibattiti degli ultimi anni siano diventati sempre più infuocati”.

Molti politici hanno però dato la colpa allo stesso Bercow di come non sia riuscito in più occasioni a gestire la situazione all’interno di Westminster, celebre la frase del suo ex collega di partito, il conservatore Geoffrey Cox che ha parlato di un “parlamento morto pieno di zombie”. “I fatti gli danno contro – controbbatte l’ex speaker -. Il Parlamento non è affatto una vergogna e ha fatto bene il suo lavoro. Poi se quel suo commento voleva essere un attacco personale, non sarà né il primo e nell’ultimo che ho ricevuto e riceverò. Già durante le votazioni dieci anni fa per essere eletto come speaker alcuni dei miei ex colleghi mi hanno etichettato come uno ‘che non conta nulla’. Sono stato criticato anche quando ho preso posizione nel difendere i diritti della comunità LGBT, e quasi sempre dalla parte più establishment dei tories. Ma, come già affermato, sono rilassato e certo di aver fatto un buon lavoro”.

Il 12 dicembre ci saranno le elezioni generali e Bercow sarà tra coloro che voteranno “ma ovviamente non dirò mai le mie intenzioni di voto anche se ho idee molto chiare. Posso solo dire che la Brexit non aiuterà in nessun modo il nostro Paese. Capisco che il primo ministro debba portare a termine il suo obiettivo, ma capisco anche il Parlamento, e soprattutto la democrazia che lo regolamenta, nell’operare esclusivamente per il bene della collettività. Per questo dico e sottolineo che la Brexit sarà una questione che non abbandonerà il Regno Unito per molto molto tempo”.

 

 

 


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