Richiedere il NIN: impossibile per gli europei. Servizio sospeso causa coronavirus

Molto italiani appena trasferitisi in UK per lavoro sono rimasti bloccati dalla scelta del Department for Work & Pensions di trasferire tutti i lavoratori addetti al servizio NIN sull’Universal Credit

Richiedere il NIN: impossibile per gli europei. Servizio sospeso causa coronavirus

 

Ti dicono che puoi lavorare anche senza il NIN, ma non è vero. Guarda mi hanno appena rigettato l’applicazione perchè non ce l’ho”. Sono le parole di Gaetano Lacalandra, 26enne pugliese, da due settimane a Londra in cerca di lavoro come docente di lingua italiana, incappato nella rete della burocrazia inglese tra Covid-19 e pre-Brexit.

A fare infuriare Gaetano è l’interruzione del servizio di rilascio del NIN, acronimo per National Insurance Number, l’identificativo di previdenza sociale che viene attribuito a lavoratori e soggetti richiedenti benefici sociali in terra inglese. Un disservizio che gli sta rendendo difficile la ricerca di una lavoro.

Il problema nasce con la pandemia. Da marzo, come spiega Maurizio Rodorigo, coordinatore dell’Inca Cgil di Londra, “a cause del Covid-19, il Department for Work & Pensions, l’equivalente del nostro ministero del lavoro, ha trasferito tutti i lavoratori addetti al servizio NIN sull’Universal Credit, il sussidio omni inclusivo che ha integrato il furlough scheme, la cassa-integrazione inglese”.

Chiamando 0800 141 2075 per ottenere l’appuntamento presso un Job Center ed avviare la pratica, la voce registrata conferma l’interruzione e informa che si sta provvedendo al ripristino del servizio.

Ma quando?” si domanda Rodorigo, che aggiunge: “Di fatto ad essere danneggiati sono i nuovi arrivati dall’Europa. Il servizio NIN viene assicurato a lavoratori che arrivano con visto lavorativo e inglesi over 16, cui il numero viene riconosciuto automaticamente al compimento del sedicesimo compleanno”.

È un tentativo di scoraggiare gli europei ad entrare nel Regno Unito nell’ultima finestra migratoria utile prima della Brexit?” si domanda Gaetano Lacalandra, che a Rodorigo e all’Inca Cgil si è rivolto per ottenere supporto. La tempistica sembra giustificare l’interrogativo.

Le conseguenze, invece, finiscono per impattare sulla vita degli europei e italiani, come quella di Maria Giacchino, medico specialista in chirurgia del seno presso il Western Sussex Hospital, anch’essa impossibilitata ad ottenere l’agognato NIN.

Ci spiega: “Sono qui dal 2 agosto, ma devo ammettere che non mi sento interamente integrata, vivo con un pò di sconforto”. Pur non avendo incontrato alcun problema di accesso al mondo del lavoro, la dottoressa Giacchino non essendo beneficiaria di NIN, non può richiedere la detrazione sulla retta dell’asilo del figlio, come previsto dal Tax Free Child Care.

Qui, confronto all’Italia, le strutture costano di più e col fatto che sia io che mio marito lavoriamo, l’asilo è un supporto importante. Non poter chiedere il beneficio, non lo trovo giusto, non mi fa sentire parte della comunità”.

Un sentimento comune agli italiani che vivono la medesima situazione. Inefficienza da Covid-19 o new normal Life a causa della Brexit?


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