A Londra più licenziamenti causa coronavirus rispetto al resto del Regno Unito

Per l'ONS nella capitale 19 persone su 1.000 hanno perso il lavoro rispetto alle 3,5 su 1.000 dell'anno prima

A Londra più licenziamenti causa coronavirus rispetto al resto del Regno Unito

 

Nei giorni scorsi l’ONS, Office for National Statistics, ha reso noto i nuovi dati ufficiali riguardo il livello di disoccupazione nel Regno Unito cresciuto proprio negli ultimi mesi a causa della pandemia da coronavirus.

Ad oggi chi non ha un impiego rappresenta il 5.1% del totale tra coloro in età lavorativa (16+) che in valore assoluto si traduce in 1.744.000 persone, con Londra a rappresentare l’area più colpita di tutto il paese con il maggior numero di persone passate allo stato di redundancy, ossia licenziate: 19 persone su 1.000 hanno perso il lavoro nell’ultimo trimestre dello scorso anno, il 2020, rispetto ai 3,5 su 1.000 durante il medesimo periodo ma del 2019.

Circa 885.000 londinesi, quasi il 10% della popolazione della capitale, ha fatto affidamento sul sostegno economico giunto del governo, mentre il tasso di disoccupazione all’interno della Greater of London è salito al 6.5%.

L’allarme, ovviamente, non riguarda solo Londra, perché secondo un rapporto pubblicato pochi giorni fa dalla Bank of England il tasso di disoccupazione nazionale potrebbe raggiungere quota 7.75% alla fine del 2021, che in termini assoluti significa altre decine di migliaia di nuove redundancies causate dal coronavirus.

E’ cosa nota che molte aziende britanniche stanno registrando difficoltà di vario genere nel contrastare la crisi economica dettata dalla pandemia, nonostante il Governo abbia stanziato centinaia di milioni di sterline per garantire che il furlough, la cassa integrazione, venisse coperta e rimborsata in tempi strettissimi a tutte le società che ne hanno fatto richiesta.

Ma, secondo Bank of England e l’ONS, quando il Governo non riuscirà più a garantire la copertura della cassa integrazione, varie aziende saranno costrette a chiudere definitivamente i rapporti con i loro dipendenti, alimentando di fatto la crescita del tasso di disoccupazione nazionale. Cosa che potrebbe avvenire a stretto giro se nel prossimo piano di risanamento che verrà presentato a marzo dal ministro Rishi Sunak non sarà prevista una proroga della cassa integrazione, o anche altre forme di sostegno a favore dei lavoratori.

A questo indirizzo web è possibile consultare l’ultimo rapporto dell’ONS sullo stato di disoccupazione, e a questo indirizzo il rapporto della Bank of England sulle previsioni del 2021.

@AleAllocca


Emergenza Coronavirus, Brexit, attualità, cronaca, lavoro, eventi. Il meglio delle notizie di Londra Italia in una email settimanale da non perdere. Iscriviti ora, è gratis.