“Black Power”: a Londra l’arte che provoca, combatte, denuncia

La Tate Modern ospita la mostra che rievoca le lotte per i diritti civili degli afro-americani negli anni Sessanta attraverso pitture, sculture e fotografie

“Black Power”: a Londra l’arte che provoca, combatte, denuncia

 

Pugni stretti e un’espressione colma di rabbia rivolta verso la bandiera americana: “Did the bear sit under the tree?”. L’opera di Benny Andrews, datata 1969, è quella scelta per dare il benvenuto al pubblico di Soul of a Nation: Art in the Age of Black Power, esposizione in corso alla Tate Modern di Londra fino al 22 ottobre, che racconta due decenni di movimenti artistici formatisi dai primi anni Sessanta accomunati dalle parole d’ordine lotta e cambiamento sociale.

Per gli Stati Uniti, quello, era un periodo di forti tensioni sociali, esacerbate dalla crescente richiesta da parte degli afro-americani di poter godere degli stessi diritti civili dei Bianchi. Era l’epoca di Malcom X e di Martin Luther King, delle lunghe marce organizzate contro la discriminazione dei Neri e della lotta per porre fine alla segregazione razziale. In quel clima si sviluppò un vero e proprio orgoglio nero, che si appellava all’autonomia e alla solidarietà. Anche e soprattutto attraverso l’arte utilizzata per provocare, combattere e denunciare.

Una delle opere più rappresentative: “Did the bear sit under the tree?” di Benny Andrews, 1969

Il 1963 è l’anno in cui si viene catapultati muovendo i primi passi all’interno della mostra. Attraverso le opere esposte si celebrano alcuni dei momenti più salienti della lotta per i diritti civili, tra i quali la celebre marcia su Washington e il discorso di Martin Luther King. Le opere sono firmate dagli artisti appartenenti a “Spiral”, Norman Lewis e Reginald Gammond tra tutti, gruppo di afro-americani di New York impegnati a comprendere quale dovesse essere il ruolo dell’arte nella lotta per la conquista dei diritti civili.

Sono oltre 60 gli artisti protagonisti dell’esposizione, gran parte di loro capaci di essersi ritagliati un loro ruolo da protagonisti in quel determinato periodo storico, nonostante il movimento internazionale non vedesse di buon occhio un artista di colore, in qualunque campo si esprimesse. Wadsworth Jarrel, Fred Hampton, Benny Andrews, Barkley L. Hendricks, Frank Bowling, Emory Douglas, Betye Saar, Faith Ringgold, Melvin Edwards e molti altri ancora, erano impegnati proprio per cercare delle risposte su cosa dovesse costituire l’estetica nera e come dovesse essere comunicata al resto del mondo.

In ogni sala della mostra è infatti possibile scorgere un volto differente della black art, un tassello di lotta, resistenza, aspirazioni, sofferenza e identità culturale che caratterizzarono decenni tumultuosi della storia di molti afro-americani. E’ l’eterogeneità delle opere, la multiformità artistica a fare da protagonista.

Dipinti dai colori sgargianti, collage, fotografie, creazioni eccentriche per un totale di 150 pezzi d’arte che hanno contribuito a dare voce alle mille sfaccettature della lotta per i diritti civili. Dalle rappresentazioni di più chiara interpretazione che raffigurano personaggi illustri del mondo socio-politico di allora, tra tutti Malcom X, rappresentato in Black Prince del 1971 di Jarrel, a manufatti che richiedono una lettura maggiormente profonda per essere compresi come Lynch Fragments di Edwards realizzati tra il 1963 e il 1965, passando per le costruzioni realizzate da Noah Purifoy, dalle quali emergono voglia di riscatto e giustizia.

Soul of a Nation: Art in the Age of Black Power in corso alla Tate Modern di Londra fino al 22 ottobre. Orario: tutti i giorni dalle 10 alle 18. Biglietti dai £6.55 (concessione) a £16.60 (adulto intero). Sito web ufficiale

Parte dell’esposizione in corso alla Tate Modern