Volare da e per Londra dopo il covid-19 sarà sempre low-cost

Ryanair e Easyjet hanno risorse sufficienti per superare la crisi e troveranno il modo di mantenere i prezzi bassi per stimolare la domanda

Volare da e per Londra dopo il covid-19 sarà sempre low-cost

 

British Airways pronta a licenziare 12mila persone (dopo averne messe 28mila in aspettativa) e ad abbandonare per sempre Gatwick. Virgin Atlantic alla ricerca disperata di aiuti statali o di qualcuno disposta ad acquistarla per scongiurare il fallimento. Easyjet coinvolta in un feudo sanguinoso tra il suo fondatore e il management attuale sul modo migliore per uscire dalla crisi. Il tutto mentre sono ancora calde le ceneri di Flybe, il vettore regionale che ha cessato le operazioni ai primi di marzo lasciando scoperti una serie di collegamenti vitali per chi vive in alcune zone remote del Regno Unito

Il settore dell’aviazione commerciale, da sempre uno dei fiori all’occhiello dell’economia britannica, sta subendo come pochi la crisi del Covid-19. Una crisi che ha praticamente azzerato il traffico e le prenotazioni future, e che è destinata a lasciare un segno indelebile sul settore, in modo forse ancora più marcato di quello che è successo dopo il 9/11.

In questo contesto, alcuni esperti stanno pronosticando che nella ‘fase 2’ della pandemia, quando ripartirà in qualche modo la domanda, i costi per volare su Londra potrebbero essere altissimi. Io ho un’opinione diversa e credo invece che le tariffe, almeno per i voli in Europa, rimarranno particolarmente basse. Ecco perché:

Il modello vincente nel corto-raggio è quello low-cost. Un modello che consente ai vettori di offrire tariffe talmente basse da riuscire a creare la domanda anche dove non c’è. Gli elementi base di questo modello, legati a precise scelte operative e commerciali, rimarranno validi anche dopo la crisi, nonostante eventuali cambiamenti ai processi di imbarco e di disinfestazione dell’aeromobile.

La compagnia che interpreta meglio questo modello, Ryanair, è anche quella in grado di superare meglio la crisi. Uno studio recente di Bloomberg ha evidenziato come Ryanair disponga di oltre 4 miliardi di Euro in contanti e riuscirebbe a sopravvivere per quasi un anno e mezzo senza danni anche se tenesse tutti gli aerei a terra e non avesse alcun ricavo. Un vero record. Peraltro anche Easyjet appare solida, con risorse finanziarie per circa 11 mesi, mentre altre compagnie hanno risorse finanziarie solo per pochi mesi con un rischio di fallimento più elevato

Il modo di volare potrà cambiare ma non in modo tale da rialzare i prezzi. L’idea di lasciare vuoto il posto centrale per distanziare le persone, suggerita da alcuni opinionisti, può apparire intelligente ma non lo è. Lo spazio vuoto non porterebbe un vantaggio significativo nel ridurre rischi di contagio ma avrebbe un impatto fortemente negativo sulle economics del volo, riducendo di circa un terzo il numero di posti vendibili. Non a caso l’idea è stata rigettata subito da O’Leary, boss di Ryanair. Meglio invece investire in soluzioni per fare screening dei passeggeri (soluzioni che verrebbero almeno in parte pagate dagli aeroporti e non dalle compagnie aeree) e aumentare i servizi di sanitizzazione delle cabine, rinunciando magari al servizio di ristorazione.

Le compagnie dovranno necessariamente mantenere i prezzi bassi per attrarre passeggeri. Questo è il punto fondamentale. Una volta che le restrizioni saranno tolte e sarà nuovamente possibile spostarsi da un paese all’altro senza bisogno di dimostrarne la necessità, la domanda di trasporto sarà comunque inferiore rispetto a prima del virus, sia per il segmento leisure che per il business. Tanti i motivi, quali minori risorse economiche (in molti hanno perso il lavoro a causa del Covid-19 e non potranno permettersi una vacanza all’estero) o paura a spostarsi per non correre ulteriori rischi. In questo contesto, le compagnie dovranno necessariamente offrire tariffe basse per attrarre il maggior numero di passeggeri possibile, anche a costo di operare sotto la soglia di profitto per qualche tempo.

Anche le compagnie tradizionali dovranno mantenere tariffe contenute.  In parte ciò sarà dovuto alla necessità di apparire competitivi con le low cost per riempire i voli, ma non solo. Per un vettore come British Airways le rotte di corto raggio su Londra rivestono un’importanza fondamentale per alimentare i voli intercontinentali, dove fanno la maggior parte dei profitti. Laddove le low-cost sono interessate solo al volo diretto, vettori come BA ragionano in ottica di network. In ogni Roma-Londra di BA, per fare un esempio, un certo numero di passeggeri prosegue per altre destinazioni. In questo contesto è necessario che questi voli siano regolarmente in attività e mantengano tariffe competitive.

E Alitalia? Oggi è l’unica compagnia che continua a garantire collegamenti regolari tra Londra e l’Italia, una scelta dovuta alle richieste del Governo Italiano che le ha chiesto di assistere nel rimpatrio dei connazionali. Ma una volta finita l’emergenza il suo ruolo tornerà inevitabilmente a essere quello di un player minore sugli aeroporti londinesi, dai quali ormai ha ben pochi voli, avendo ceduto da anni gli slot più prestigiosi su Heathrow per fare cassa. Non solo, la “nuova” Alitalia che uscirà dalla nazionalizzazione sarà una compagnia molto più piccola di quella attuale (si parla di circa 30 aerei a fronte degli oltre 90 in flotta attualmente) e dovrà necessariamente concentrarsi sulle rotte più strategiche. Non è detto che Londra sia tra queste.

Francesco Ragni, direttore di Londra Italia, è docente di Aviation Management alla Buckinghamshire New University


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