“Single-use”, usa-e-getta è la parola dell’anno per il dizionario Collins

Ha subito un'accelerata nell'utilizzo quando dal 2013 l'inquinamento da plastica è diventato argomento di forte dibattito internazionale

“Single-use”, usa-e-getta è la parola dell’anno per il dizionario Collins

 

Secondo il dizionario Collins la parola dell’anno del 2018 è single-use, ovvero usa e getta. Gli esperti di lessico della Collins, che analizzano ogni anno tra i 4 e i 5 miliardi di parole usate nel mondo per capire qual è stata la più utilizzata, hanno indicato questo termine come quello maggiormente ricorrente.

Merito forse anche dei documentari sull’ambiente della Bbc o delle campagne contro il consumo di plastica. Che dipenda da un aspetto o dall’altro, comunque, la sostanza rimane la stessa: la parola è finita sulla bocca di tutti perché l’abitudine di produrre oggetti (spesso stoviglie), che servono una volta sola e poi finiscono nel mucchio dell’immondizia che minaccia fiumi e oceani, sta cominciando a stare stretta ai più.

Secondo i lessicografi della Collins il termine ha avuto un boom dal 2013 in poi, per via dell’uso sui giornali, on line, nei documentari e film. Interessante anche la definizione che viene fornita: “un termine che descrive oggetti la cui indiscriminata proliferazione viene ritenuta responsabile di danni all’ambiente e di conseguenze negative sulla catena alimentare”.

Anche il Parlamento europeo di recente ha messo al bando cannucce, bastoncini per le orecchie, piatti, bottiglie e posate di plastica, che saranno fuorilegge dal 2012.

La produzione indiscriminata di rifiuti di plastica, peraltro, di recente è entrata nel mirino della politica. L’ultima iniziativa riguarda supermercati, negozi e grandi aziende di bibite, che saranno invitati a pagare decine di milioni di sterline per il riciclo delle confezioni dei loro prodotti.

Fino ad oggi, infatti, queste realtà coprivano solo in maniera ridotta il costo del riciclo degli undici milioni di tonnellate di confezioni di plastica e lattine che venivano prodotti, ma ora il governo intende responsabilizzare punti vendita e aziende produttrici, perché si assumano la responsabilità del recupero di quello che viene scartato.

Anche perché le voci di spesa per il riciclo coperte dal Governo e quelle caricate nei bilanci di ristorazione e produzione sono decisamente diversi. Secondo alcune stime in media supermercati, negozi e aziende di bevande spendono per il riciclo 70 milioni di sterline l’anno, mentre le autorità locali nel 2017 hanno dovuto sborsare 700 milioni.

Il che significa che, alla fine, il 90 per cento delle spese di recupero resta a carico dei contribuenti mentre le aziende che su questi prodotti guadagnano, si sobbarcano soltanto il dieci per cento. Un divario su cui occorre lavorare, secondo i responsabili delle autorità locali.

L’immondizia a base di plastica, peraltro, non viene trattata in Gran Bretagna ma spedita altrove. Fino a poco tempo fa la Cina era una delle principali destinazioni, ma adesso il governo ha vietato questa attività e quindi i rifiuti britannici devono cambiare destinazione. Tra le potenziali mete ci sono Malesia, Tailandia e Vietnam, ma anche la Turchia che ha già cominciato a ricevere i primi carichi.

Foto @Pixabay


Articolo realizzato con il supporto di Green Network Energy – la prima azienda italiana di energia nel Regno Unito


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